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Fecondazione: Italia fanalino di coda in Europa per donazione di gameti

Roma, 21 mar. (AdnKronos Salute) – In Europa, l’Italia è tra i fanalini di coda in fatto di procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti. Questo uno dei temi al centro del II Congresso internazionale sulla procreazione medicalmente assistita, che si è aperto stamattina al Palazzo dei congressi di Firenze, organizzato dal presidente Fondazione Pma Italia, Luca Mencaglia, medico specialista in ginecologia e ostetricia e direttore dell’Unità operativa complessa Centro Pma Usl sud-est Toscana. Tra i focus in programma, la realizzazione di una rete e di una nuova app.

In Italia, ormai, un bambino su 30 nasce grazie alle tecniche di Pma, sono più di 97.000 i trattamenti di Pma l’anno, di cui 6 mila sono quelli di eterologa. Un numero destinato a salire data l’età sempre più alta degli aspiranti genitori, che fa sì che la popolazione di coppie in età riproduttiva debba ricorrere alla procreazione assistita nel 12-14% dei casi. Anche per questo serve una maggiore sensibilizzazione alla donazione. Il nostro è uno dei pochissimi Paesi europei in cui non è previsto alcun rimborso per donatori di liquido seminale e donatrici di ovociti.

“Uno studio condotto dalla Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) su donatrici di ovociti provenienti da diversi Paesi europei ha mostrato che la motivazione principale che le spinge a donare è l’altruismo nei confronti di coppie che altrimenti non potrebbero avere figli – spiega Luca Gianaroli, vicepresidente Fondazione Pma Italia e direttore scientifico della Società italiana studi di medicina della riproduzione – La motivazione prettamente economica nella maggior parte dei casi è secondaria, anche perché i rimborsi previsti in quasi tutti i Paesi consistono in cifre limitate, calcolate esclusivamente per compensare il tempo e i costi dedicati al complesso percorso della donazione”.

“In Italia, l’assenza di una rete nazionale per la donazione ha conseguenze gravi – spiega Gianaroli – in quanto per far fronte alla domanda crescente di questo tipo di trattamenti, i Centri sono costretti a importare ovociti e spermatozoi da criobanche estere. Solo nel 2016, ad esempio, sono stati importati più di 6.000 criocontenitori di ovociti e più di 3.000 criocontenitori di liquido seminale, per una spesa stimata di circa 20 milioni di euro. Il ricorso a criobanche estere, inoltre, limita il controllo dei Centri sul materiale biologico, sulle condizioni di trasporto e può sollevare problematiche legate all’introduzione di patrimoni genetici diversi da quello italiano”.

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