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Farmaci: la ‘stamperia’ di fustelle false che quasi ingannava la Zecca

Milano, 24 gen. (AdnKronos Salute) – In Lombardia due dipendenti ‘infedeli’ di una casa farmaceutica che sottraevano prodotti e, con la complicità di distributori, li smistavano a farmacie territoriali ignare, guadagnandoci centinaia di migliaia di euro. In Campania un padre e un figlio entrambi farmacisti, ma con doti da ‘falsari’. Sono loro i motori delle due organizzazioni – dedite con sistemi diversi a illeciti sui farmaci – smantellate dai carabinieri del Nas di Milano. Ma in particolare, a colpire i militari impegnati nell’operazione Partenope che ha portato agli arresti 11 persone, 5 in carcere e 6 ai domiciliari, è stata la ‘stamperia’ di fustelle false scoperta nel Napoletano.

Una vera e propria ‘fabbrica’ illegale di bollini farmaceutici, “talmente simili agli originali da ingannare in prima istanza le stesse case farmaceutiche” interpellate dai militari per accertarne la validità. Una storia che sembra un film di Totò, ma non lo è. Solo a seguito di perizia l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, a cui è riservata in esclusiva la produzione delle fustelle dei farmaci, ha potuto confermare la tesi investigativa del Nas.

A inventare il meccanismo definito “ingegnoso” dai carabinieri i due farmacisti a cui faceva capo l’organizzazione con base in Campania. Nel corso delle perquisizioni che sono scattate oggi in diverse province italiane, “a Napoli abbiamo trovato anche la stamperia, in cui c’erano le fustelle falsificate e la carta che veniva utilizzata per permettere il riciclaggio dei farmaci”, racconta il maggiore Salvatore Pignatelli, comandante del Nas di Milano, illustrando oggi nel capoluogo lombardo i dettagli dell’operazione.

I bollini farmaceutici – le cosiddette fustelle – garantiscono l’autenticità dei medicinali in commercio in Italia, permettono l’identificazione e l’individuazione di ogni singola confezione e vengono stampati su carta adesiva a più strati dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.

Solo attraverso un “attento lavoro di confronto e monitoraggio” i militari sono riusciti poi a rilevare quelle “impercettibili differenze” che effettivamente erano presenti nei falsi rispetto agli originali. Si parla di dettagli come “una lieve differenza nel colore e nella consistenza della carta usata. O ancora – elenca Pignatelli – i numeri leggermente più piccoli, la distanza di pochissimo maggiore fra il numero seriale e il codice a barre”.

Le fustelle false, spiegano i militari, servivano ai due farmacisti (“regolarmente iscritti all’Ordine” e proprietari di due negozi nel Napoletano, due a Firenze e di un deposito farmaceutico sempre nel Napoletano), per cambiare sostanzialmente la ‘destinazione’ di grossi quantitativi di farmaci, da loro acquistati a prezzi ultra convenienti come prodotti per il circuito degli ospedali e poi venduti in realtà al pubblico con i bollini alterati e prezzi anche del 50% più alti, tramite un distributore operante su Milano, che si occupava di smistare i prodotti nei territori di 8 province. Con questo meccanismo, il guadagno per i malviventi arrivava fino a 5 milioni di euro l’anno.

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