';

Farmaci: causa Covid consumi in calo tra gli over 65, ‘impatto devastante’

Milano, 13 ott. (Adnkronos Salute) – La pandemia di Covid-19 si è abbattuta sull’Italia – primo Paese occidentale ad essere colpito in modo massivo – come uno tsunami nei primi mesi più bui. Soprattutto a Nord. E “le conseguenze in termini di ospedalizzazione e mortalità sono state devastanti in particolare per gli anziani”. Le persone con età superiore a 65 anni costituiscono il 20% del totale dei soggetti infettati da Sars-CoV-2, ma il 91,1% dei decessi (secondo dati aggiornati al 15 settembre). L’andamento del consumo dei farmaci nella popolazione anziana racconta anche questo. E racconta di visite e cure saltate, ma anche di un minor impatto delle malattie infettive delle alte e basse vie respiratorie grazie alle misure anti-contagio adottate per contenere Covid, elemento che ha portato a un calo nell’utilizzo di antibiotici e antinfiammatori Fans.

Il quadro emerge da un rapporto realizzato dall’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) con il coordinamento dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa e dell’Istituto superiore di sanità (Iss), e presentato oggi a Roma. Protagonisti gli anziani. “Durante i periodi di lockdown – si legge nel report – sia per la prima che per la seconda ondata, non è stato possibile eseguire prime visite o controlli per diverse patologie croniche a causa della riorganizzazione degli ospedali, che hanno dovuto far fronte a un numero altissimo di ricoveri” Covid, “e del timore, soprattutto delle persone anziane, di contrarre l’infezione recandosi in ambienti sanitari”.

Per questo il report dedica un focus proprio al consumo dei farmaci nel 2020 fra gli anziani, in particolare per le malattie croniche, in confronto con l’anno precedente. Il calo maggiore si riscontra per gli antibiotici (-22,9%), i farmaci per l’osteoporosi (-16,7%), gli ormoni sessuali e modulatori del sistema genitale (-17,6%), i Fans (-13,2%) e i farmaci attivi sul sistema cardiovascolare (-9,1%). Mentre la diminuzione inferiore si è registrata per farmaci ipolipemizzanti (-0,2%), antistaminici e antipsicotici (-1,0%) e l’unica classe di farmaci che ha mostrato una variazione positiva è stata quella degli anticoagulanti (+5,0%), con un gradiente decrescente da Nord a Sud. Ed è “probabilmente il risultato dell’aumento di prescrizioni per eventi tromboembolici Covid-correlati o per la loro profilassi”, osservano gli autori.

In termini di prevalenza di utilizzo, il decremento maggiore sembra osservarsi nelle fasce di età molto avanzate. Tale dato sottolinea come la popolazione più anziana possa avere avuto maggiore difficoltà ad accedere alle cure senza escludere l’impatto delle ospedalizzazioni e mortalità legate a Covid osservate nella fascia di età degli ultraottantenni.

Non emergono rilevanti differenze di genere fra le varie categorie terapeutiche, se non per i farmaci oncologici che mostrano un maggior decremento negli uomini (-6,7%), superiore a quello delle donne (-2%). Al contrario, la classe degli ormoni sessuali e modulatori del sistema genitale registra una differenza negativa tripla nelle donne (-19,7%) rispetto a quella degli uomini (-6,3%). In generale, la classe di farmaci che presenta la minore variazione è quella degli ipolipemizzanti e l’unica con delta positivo resta quella degli anticoagulanti. Per la categoria dei farmaci attivi sui disturbi genito-urinari, si evidenza per gli uomini una riduzione (-2,5%), probabilmente dovuta a un minor numero di diagnosi per l’ipertrofia prostatica benigna (Ipb).

Analizzando le diverse fasce di età (65-69 anni, 70-74, 75-79, 80-84, ≥85 anni), si nota come le classi con le differenze più elevate rispetto all’anno pre-pandemia siano quelle degli ultraottantenni, dato che – fanno notare gli autori del report – potrebbe risentire dell’elevata mortalità e ospedalizzazione dovute a Covid nel 2020. “Questo spiegherebbe come mai alcune classi di farmaci, per esempio quelli per la terapia del dolore, i farmaci per la tiroide, i farmaci anti-Parkinson e i farmaci oncologici, non abbiano subito grosse variazioni prescrittive fino ai 79 anni per poi ridursi notevolmente nelle persone con 80-84 e 85 anni e più”.


Dalla stessa categoria

Lascia un commento

close
error: Content is protected !!