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Esperti, “boom investimenti telemedicina dopo Covid”: medici pronti?

Roma, 10 ago. (Adnkronos Salute) – E’ atteso un boom di investimenti in Europa per la telemedicina dopo l’accelerata imposta dal Covid. Secondo un recente studio di Frost & Sullivan il mercato della salute digitale potrebbe raggiungere un giro d’affari di 17 miliardi di euro entro il 2026. Investimenti che dovrebbero privilegiare la relazione e la comunicazione tra professionista e paziente portando a regime strumenti di collaborazione (videochiamate e messaggistica), cybersecurity (sicurezza dati) e compliance normativa (firma elettronica).

Ma i medici sono pronti per la svolta digitale? In Italia, tre camici bianchi su quattro reputano oggi la telemedicina uno strumento fondamentale per lo svolgimento della professione, mentre scende all’8% la quota di coloro che si dichiarano contrari alla telemedicina contro il 30% nel 2020 (fonte: Osservatorio Innovazione Digitale in sanità 2021). Ma non ci sono solo videochiamate e chat nel futuro digitale in medicina, osservano gli esperti del settore. La necessità adesso è di lavorare, oltre che su “ricerca e sviluppo in ambito più strettamente medicale”, su tre aree di crescita indispensabili per rendere la telemedicina una prassi: il presidio di competenze digitali, la sicurezza dei dati e la compliance normativa, documentale e burocratica, elencano gli addetti ai lavori che in un’analisi spiegano la portata della sfida.

“Quello della sanità è uno dei settori più delicati da un punto di vista di privacy e compliance”, evidenzia in una nota Fabian Stanciu, country manager per l’Italia di ‘Yousign’, azienda che si occupa di firma elettronica e che punta a digitalizzare 15 milioni di documenti in Italia entro il 2023.

“Praticamente – prosegue Stanciu – ogni operazione richiede il trattamento dei dati personali, e moltissime richiedono la firma di un documento. Per questo anche la burocrazia documentale è stata percepita come un ostacolo, soprattutto dalle piccole strutture, nel momento di boom della telemedicina: si pensi a cartelle cliniche, prescrizioni mediche e consensi trattamento dati. Nei primi sei mesi del 2021 abbiamo riscontrato una crescita del 150% di richieste dal mondo della sanità a livello Europa (Francia, Italia e Germania)”.

Ed è proprio il presidio delle competenze digitali una nota ancora dolente, secondo dati riportati dagli esperti: circa il 60% dei medici possiede un livello competenze sufficiente nell’utilizzo di strumenti digitali di base, ma ancora molti non utilizzano strumenti digitali ‘tradizionali’ quali ad esempio la cartella clinica elettronica e pochi (4%) hanno un presidio a 360° delle competenze legate all’eHealth. Quanto al nodo sicurezza dei dati, l’88% delle organizzazioni sanitarie ha accelerato l’adozione di strumenti in cloud a causa della pandemia, ma solo il 40% si sente sicuro di assolvere alle sue responsabilità in materia di sicurezza.

“In particolare per il settore della sanità, la poca competenza in ambito di sicurezza dei dati è un ostacolo alla migrazione di centri e cliniche a soluzioni in cloud – commenta ancora Stanciu – In realtà le soluzioni in cloud più moderne risolvono il problema a monte, non solo lavorando sulle certificazioni, ma tutelando i dati del cliente con procedure crittografiche, gestione delle vulnerabilità e duplicazione dei dati. Ma anche con tanta, tanta formazione e informazione”.


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