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Dolore nell’anziano, Bergamo: con il progetto Giobbe, RSA dicono no alla sofferenza

Le persone residenti in RSA in provincia di Bergamo sono circa 8.400, di cui il 58,2% anziani (over 65) affetti da decadimento cognitivo, ovvero con demenza di prima e seconda diagnosi; di questi il 18% ha dolore (scala NOPPAIN)[1], ma i dati sono sottostimati rispetto a quelli riportati in letteratura. Inoltre il 31% dei pazienti cognitivamente integri ha dolore di qualsiasi entità, il 9% ha dolore intenso e il 2% ha dolore intenso non curato, con un’ampia variabilità di prevalenza tra le diverse residenze. Questi i numeri emersi dal Progetto Giobbe – RSA senza dolore che, proprio per far fronte alle esigenze terapeutiche ed assistenziali di questi pazienti fragili, con particolare riguardo a quegli ospiti impossibilitati a comunicare perché affetti da demenza avanzata, ha previsto la formazione diretta e indiretta di oltre 5.300 operatori e il coinvolgimento di più di 5.400 ospiti. Oggi tutte le strutture residenziali della Provincia dispongono di un metodo per la rilevazione della sofferenza fisica e psicologica, hanno effettuato un percorso di approfondimento rispetto all’utilizzo delle scale di valutazione del dolore e hanno attuato uno specifico protocollo di terapia antalgica[2].

 

Nato dal confronto e dalla sintesi di precedenti esperienze di cura nazionali ed internazionali, il progetto ha visto l’attuazione di una metodologia che, conciliando la complessità delle cure antalgiche con l’esiguità del tempo a disposizione degli operatori, consente alle équipe’delle RSA di trattare il dolore in modo efficace. “Alla base dell’iniziativa vi era la determinazione ad evitare che la cura del dolore non venisse realizzata perché troppo difficile ed onerosa in termini di tempo-lavoro o perché percepita dagli operatori come un obbligo procedurale, piuttosto che un modo per migliorare la qualità della vita dei pazienti”, spiega Melania Cappuccio, medico palliativista, Direttore Sanitario della Fondazione I.P.S. Cardinal Giorgio Gusmini ONLUS e Vice Presidente dell’Associazione Giobbe – Bergamo.  “Il risultato è stato l’adozione di un protocollo di rilevazione della sofferenza, tramite schede di osservazione validate, e l’acquisizione di una specifica metodologia per la cura del dolore in questi pazienti”.

 

Grazie all’utilizzo di una scala di valutazione validata a livello internazionale, con cui sono stati individuati i segni di sofferenza, anche negli ospiti non in grado di comunicare, il progetto ha reso possibile l’impiego di nuove indicazioni mediche e, soprattutto, una decisa riduzione nell’utilizzo degli psicofarmaci a vantaggio degli analgesici. Il risultato è una diminuzione media di oltre il 50% dell’intensità del dolore non solo nelle persone cognitivamente integre, ma anche nei pazienti affetti da decadimento cognitivo, in un tempo di trattamento farmacologico inferiore ai 10 giorni. “Anche con riferimento ai pazienti affetti da decadimento cognitivo – spiega Cappuccio a seguito di terapia antalgica, la variazione degli indici comportamentali di dolore conferma che tutti i segni clinici, considerati come potenziali espressioni di sofferenza, si sono ridotti o risolti in circa il 50% dei casi”.

 

Lanciato nel 2010, e circoscritto in via sperimentale a poche realtà, il progetto, realizzato in collaborazione con la dottoressa Mara Azzi, Direttore Generale dell’ATS di Bergamo, ha progressivamente reclutato la totalità delle residenze bergamasche (63) attraverso un percorso formativo articolato in due fasi e dedicato a medici, infermieri, fisioterapisti, educatori professionali, assistenti sanitari e psicologi. La prima fase, avviata nel 2013, ha previsto il coinvolgimento iniziale di 38 RSA per poi giungere a completamento nel 2014, quando sono state arruolate anche le 25 strutture rimanenti.

 

“La sfida che attualmente abbiamo è rappresentata dal mantenimento della pratica acquisita con il Progetto Giobbe”, conclude Cappuccio. “Oggi, l’associazione sta lavorando con l’ATS di Bergamo e con altre realtà, come l’Associazione Cure Palliative e LILT Onlus, per riproporre anche nel 2017 corsi di formazione per il personale. L’obiettivo è quello di mantenere alta l’attenzione sul tema dolore: il trattamento della sofferenza in questi pazienti è non solo una battaglia culturale e di civiltà, ma anche di rispetto per le persone anziane”.

 

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