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De Luca: “In Campania 15% persone non può permettersi ticket”

Roma, 20 ago. (AdnKronos Salute) – “La Campania ha fatto uno sforzo gigantesco. Non chiedo a nessuno di togliere il commissariamento: la nostra posizione non è di ‘accattonaggio’. Non aspettiamo nulla più del dovuto. Ma o chiudiamo questa maledetta storia del commissariamento o ci rivolgeremo alla magistratura. Perché non è tollerabile che una Regione che ha fatto uno sforzo immane resti bloccata perché a Roma si dorme”. E’ la dura posizione del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nel suo intervento al Meeting di Rimini, in un incontro dedicato alle risorse in sanità.

Oggi in Campania, ha detto “impieghiamo 22 giorni per il pagamento dei farmaci, neanche in Svezia”. De Luca ha sottolineato che le condizioni necessarie per togliere il commissariamento ci sono, ma che la burocrazia romana è un ostacolo con i suoi funzionari ministeriali, ha sottolineato “stravaccati nelle poltrone”. Il Governatore ha lamentato il lungo iter, ancora non concluso, per il progetto presentato dalla Regione per l’utilizzo dei fondi l’edilizia sanitaria, oltre un miliardo “che non abbiamo potuto spendere in passato perché eravamo in deficit”. Il progetto è stato presentato nell’aprile dello scorso anno. “Siamo ad agosto, speriamo firmino!”, ha concluso ricordando di essere per l’autonomia delle Regioni, “ma non come la intende il Veneto”, ma per far funzionare le cose, non per ampliare le differenze che il Sud, e in particolare la Campania, già scontano.

“In Campania abbiamo calcolato un 15% delle persone povere. Persone che non si curano più, non hanno i soldi nemmeno per il ticket. Noi difendiamo un sistema sanitario solidale e universale, che tuteli tutti. Ci sono altri modelli, come quello americano che è spietato: un povero Cristo muore. Dobbiamo difendere con i denti il nostro sistema sanitario”.

“La sanità – ha sottolineato Da Luca – è il principale elemento di civiltà di un Paese. E il nostro servizio è uno dei motivi di vanto mondiale. Il Ssn è il cuore dello stato sociale. Ha realizzato un equilibrio che poi, purtroppo, si è rotto tra diritti e doveri, pubblico e privato. Quelle condizioni su cui è nato non ci sono più. Ma noi dobbiamo salvare questo grande sistema di civiltà. Dobbiamo decidere se questa nostra società abbia valori insostituibili. E la tutela della salute è un valore non negoziabile”. La sanità, per De Luca “può essere il giusto metro anche per giudicare i partiti e i politici”.

Sulla necessità di difendere il nostro servizio sanitario è intervenuto anche Walter Ricciardi, presidente della World federation of public health association. “E’ fondamentale mantenere un servizio pubblico, gratuito, a cui tutti quanti hanno diritto. Un servizio che, oggi, è fortemente a rischio”, ha detto Ricciardi sottolineando la differenza con altri modelli che non sono in grado di tutelare, allo stesso modo, la salute di tutti. Quello statunitense in primis.

Marco Trivelli, direttore generale dell’azienda Spedali Civili di Brescia, ha ricordato le contraddizioni legate a una tecnologia che offre possibilità di cure elevate e le scarse risorse, sottolineando l’importanza di un’alleanza con i pazienti per disegnare un’organizzazione sanitaria più a misura di malato. “E’ irrealistico oggi- ha concluso – chiedere, da parte del cittadino, la gestione della malattia come un servizio a cui chiedere soltanto. Il nostro lavoro funziona quando c’è collaborazione tra medico e pazienti. E una responsabilizzazione dell’utente”.

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