';

De Gennaro, ‘ora obiettivo è ridurre conseguenze turni notturni’

Roma, 19 ott. (Adnkronos Salute) – Lavorare su turni affatica ma se i turni sono stabiliti a rotazione antioraria (pomeriggio-mattino-notte), le cose vanno anche peggio. A stabilirlo è uno studio condotto da un team di ricercatori, coordinato dal dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza, in collaborazione con l’Istituto di ricerca Santa Lucia Irccs di Roma e con l’Università dell’Aquila, e pubblicato sulla rivista Jama Network Open.

L’indagine, condotta tra luglio 2017 e febbraio 2020 su 144 infermieri provenienti da 5 ospedali del Centro e del Sud, ha verificato per la prima volta in Italia gli effetti negativi del lavoro a turni con rotazione antioraria sul personale. Per fare ciò, sono state considerate la sonnolenza e l’affaticamento percepito alla fine di un turno, misurando parallelamente la performance psicomotoria degli operatori sanitari.

“Abbiamo ipotizzato – spiega il coordinatore dello studio, Luigi De Gennaro – che la rotazione antioraria dei turni (Brs, backward-rotating shift) fosse associata a stanchezza e sonnolenza maggiori e, soprattutto, a ridotte misure comportamentali di attenzione costante”. Coerentemente con questa ipotesi, lo studio ha dimostrato un cospicuo peggioramento in tutte le dimensioni misurate, nel personale infermieristico che lavora in regime di turno antiorario. In conclusione, tutti i turnisti hanno un peggioramento di sonnolenza, fatica percepita e vigilanza psicomotoria associata al turno notturno, ma quelli inquadrati in un regime antiorario vanno incontro a un’amplificazione di queste conseguenze negative.

Le implicazioni di tale studio possono aprire delle prospettive potenzialmente innovative per l’organizzazione lavorativa in ambito ospedaliero e non solo, nella direzione di spingere le aziende a riconvertire il regime di turnazione, quando antiorario.

“Certamente questa è una prima auspicabile conseguenza del nostro studio – afferma De Gennaro. – Ma l’obiettivo più ambizioso è di ridurre le conseguenze negative dei turni notturni, per qualsiasi regime di turnazione, e a tal fine – anticipa – stiamo pianificando uno studio ancora più ambizioso che utilizzi occhiali per fototerapia da far indossare al personale infermieristico durante il turno notturno”.

In considerazione del fatto che sempre più segmenti del mondo del lavoro sono organizzati per svolgere attività h-24, è importante sensibilizzare sulla cosiddetta ‘sindrome dei turnisti’, ovvero sulle conseguenze negative dei turni, al fine di introdurre contromisure basate su solide evidenze empiriche che riducano tali effetti negativi.


Dalla stessa categoria

Lascia un commento

close
error: Content is protected !!