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Dato isolamento sociale, in calo dal 2016, è rimasto fermo nel 2020 e la quota di ‘anziani risorsa’ è scesa dal 30 al 25%

Milano, 1 ott. (Adnkronos Salute) – L’aiuto prezioso del nonno con i nipoti, l’esperienza delle ‘tempie grigie’ al servizio della società. E’ uno dei patrimoni rubati dalla pandemia. Il rischio contagio ha tenuto ‘in ostaggio’ gli anziani e ha ridotto il loro sostegno alla società. A rilevarlo l’Istituto superiore di sanità (Iss) che, in una nota diffusa in occasione della Giornata internazionale delle persone anziane che si celebra oggi 1 ottobre, illustra alcuni dati raccolti dalla sorveglianza ‘Passi d’Argento’, dedicata alla popolazione over 65: 2 anziani su 10 vivono in una condizione di isolamento sociale e soltanto uno su 4 nel 2020 è riuscito a dare un contributo in famiglia o nella società, segnala l’Iss.

La Giornata mette sotto i riflettori proprio questo tema dell’isolamento sociale e dell’anziano risorsa. L’aggiornamento dei dati al 2020 – spiega l’Iss – offre anche l’opportunità di valutare l’impatto che l’emergenza sanitaria legata a Covid-19 può aver avuto proprio su queste dimensioni, sul rischio di isolamento, sulla partecipazione alla vita sociale, sulla possibilità di continuare a essere una risorsa per la famiglia e la collettività, e più in generale sulla salute e qualità di vita di questa fascia della popolazione e suoi bisogni di cura e assistenza.

I dati del quadriennio 2017-2020 mostrano che circa 2 ultra 65enni su 10 vivono in una condizione di isolamento sociale; in particolare, il 20% dichiara che, nel corso di una settimana ‘normale’, non ha avuto contatti neppure telefonici con altre persone e il 71% di non aver frequentato nessun punto di aggregazione o incontro. Questa condizione di isolamento sociale è più frequente con l’avanzare dell’età (40% fra gli over 85), fra chi ha maggiori difficoltà economiche (30%) o un basso livello di istruzione (26%), e nel Centro-Sud del Paese; sale al 56% fra le persone con disabilità.

L’analisi temporale mostra dal 2016 una lenta, ma costante riduzione di questa condizione, che però sembra arrestarsi proprio nel 2020: la quota di persone a rischio di isolamento sociale passa dal 22% del 2016 al 17% nel 2019, ma non si riduce ulteriormente nel 2020. “E’ chiaro che le restrizioni imposte dalla pandemia, con la chiusura dei locali e dei punti di ritrovo e aggregazione, e presumibilmente anche il timore del contagio, hanno ridotto significativamente le occasioni di socializzazione (così importanti in questa fascia della popolazione), e se il rischio di isolamento sociale non è aumentato, perché le persone hanno continuato a mantenere un contatto a distanza con gli altri, non ha continuato a ridursi, come invece si andava osservando negli anni precedenti”, argomenta l’Iss.

Gli anziani sono indubbiamente una risorsa. I dati del quadriennio 2017-2020 mostrano che il 29% rappresenta questo per i propri familiari o per la collettività: il 19% si prende cura di congiunti, il 14% di familiari o amici con cui non vive e il 5% partecipa ad attività di volontariato. Inoltre, circa il 20% degli ultra 65enni partecipa a eventi sociali (come gite e soggiorni organizzati) e il 5% frequenta corsi di formazione (come corsi di lingua straniera, di cucina, per l’uso del computer o percorsi presso università della terza età).

Con la pandemia si riduce significativamente e trasversalmente la partecipazione alla vita sociale (gite e soggiorni organizzati e altri eventi sociali in presenza vengono di fatto annullati dalle misure di contenimento del contagio), ma anche l’opportunità per gli over 65 di rappresentare una risorsa per la propria famiglia e/o per la società: la quota di ‘anziano risorsa’ passa dal 30% del 2019 (dopo un lento e constante aumento osservato negli anni precedenti) al 25% del 2020, ed è possibile che su questo risultato abbia agito anche la volontà di tutelare i propri cari più anziani dal rischio contagio.


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