Medicina e chirurgia

Dagli Ospedali Riuniti di Bergamo una nuova tecnica per l´impianto di pace-maker nel bambino

L´Unità di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione del Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo, guidata da Francesco Cantù, apre nuove strade per l´impianto di pace-maker nel bambino. L´équipe ha recentemente concluso uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica di riferimento della Società Europea di Cardiologia, che ha valutato l´utilizzo di un nuovo sistema di elettrostimolazione costituito da un piccolo elettrocatetere in grado di garantire una stimolazione più fisiologica rispetto a quella fornita da un impianto tradizionale.

Ancora oggi, l´impianto di un pace-maker nel bambino presenta numerose problematiche e complicanze. Durante l´intervento potrebbero verificarsi, a seconda delle dimensioni del bimbo, difficoltà relative al diametro dei vasi rispetto a quello dei cateteri, al posizionamento degli stessi all´interno delle cavità cardiache molto piccole e alla realizzazione di un´apposita tasca dove posizionare il generatore. L´impianto di un pace-maker deve anche tener conto della crescita fisiologica dei piccoli pazienti e quindi gli elettrodi devono essere posizionati in modo da permettere un progressivo adattamento nel corso degli anni.

Francesco Cantù e Paolo De Filippo, con i collaboratori Roberta Brambilla e Paolo Ferrero, hanno testato un nuovo sistema messo appunto da Medtronic, azienda leader nel settore biomedicale, che permette di raggiungere in maniera sicura e veloce, sia in atrio che in ventricolo, il punto migliore per stimolare adeguatamente l´organo. Tale sistema è composto da un sottile elettrocatetere che, grazie alla presenza di lobi espandibili sulla punta, può essere inserito e fissato anche in siti che fino ad oggi non erano considerati adatti ad accogliere un elettrocatetere per la stimolazione elettrica.

"I risultati ottenuti sono molto incoraggianti. Dopo l´intervento, le condizioni dei trenta giovani pazienti sono state costantemente monitorate e non abbiamo riscontrato complicanze dovute a dislocazioni o rotture dei cateteri – spiega Francesco Cantù, responsabile dell´Unità di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione Cardiaca degli Ospedali Riuniti di Bergamo -. Al momento è ancora presto per valutare le complicanze a lungo termine come l´occlusione venosa, uno dei principali rischi di un approccio transvenoso. Tuttavia, l´assenza di stenosi, ovvero di un restringimento del vaso sanguigno tale da ostacolare o impedire un normale afflusso di sangue, nella vena succlavia di alcuni di questi pazienti ci lascia ben sperare."

"L´impianto di un pace-maker in un bambino è ancora oggi un intervento da valutare molto attentamente. Negli ultimi decenni si sono registrati notevoli progressi nel campo della tecnologia dei pace-maker in età pediatrica con la messa in commercio di nuovi elettrodi e generatori di dimensioni ridotte ma esistono ancora difficoltà tecniche e gravi complicanze – sottolineano Lorenzo Galletti e Adele Borghi, responsabili rispettivamente della Cardiochirurgia e della Cardiologia Pediatrica -. La tecnica messa a punto dalla nostra équipe di elettrofisiologi sembra essere davvero molto promettente e potrebbe risolvere molti dei problemi che attualmente si incontrano quando si deve procedere ad un impianto di pace-maker nei bambini che soffrono di blocco atrio-ventricolare, disfunzione del nodo del seno o di particolari aritmie."

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