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Da Boccia a Diana Bracco, il saluto del mondo dell’impresa alla nuova federazione

Milano, 29 mar. (AdnKronos Salute) – Quello dei dispositivi medici è un settore “in grandissima crescita. Purtroppo in Italia il mercato cresce principalmente per l’export e non è trainato da un mercato domestico, la cui domanda continua a essere in contrazione soprattutto a fronte dei disinvestimenti sul servizio sanitario nazionale. Penso che la nuova governance contenga sicuramente degli aspetti positivi. Ci sono però anche aree di ombra”. E’ la riflessione di Massimiliano Boggetti, neoeletto presidente di Confindustria dispositivi medici, federazione nata per riunire sotto un’unica guida le imprese del settore.

“Per fortuna – ha osservato ieri a Milano, a margine dell’inaugurazione della sede milanese della federazione – le nostre imprese hanno un export molto forte e alcuni comparti non vendono al Ssn, ma direttamente o ai cittadini o ad altri canali e quindi hanno l’opportunità di potersi sviluppare. Noi ci vediamo come una grande opportunità per il Paese sia a livello economico che occupazionale, viviamo di innovazione e la mettiamo a disposizione dei cittadini convogliandola in sempre nuovi prodotti e tecnologie. Ci auguriamo dunque di essere visti sempre più come un’opportunità – anche per fare una sanità migliore – e non come un problema. Auspichiamo di riuscire a convincere le istituzioni che investire nel nostro mondo è una grande opportunità per l’Italia”.

Quanto alla nuova governance pensata per il settore, fra le “molte aree di ombra”, Boggetti comincia citando il nodo Hta (Health Technology Assessment). “Noi non siamo contenti del fatto che manchi un finanziamento specifico per l’Hta, che sarà l’unico strumento da adesso in poi atto a valutare l’innovazione. Condividiamo che sia così, ma ci dovrebbe essere un finanziamento per gli studi di Hta, che sono complessi e costosi e devono essere fatti in totale assenza di conflitto d’interesse, da parte del ministero con fondi governativi e non con fondi privati”.

E poi, prosegue il numero uno di Confindustria dispositivi medici, “c’è tutto il grande capitolo di ciò che non è innovazione e il nodo di come si farà a definire che non è innovazione. Perché molti di questi prodotti sono innovativi a se stessi e rischiano di finire in un grande calderone, acquistati in massa dalle centrali d’acquisto, soggetti a una clusterizzazione in classi omogenee di difficile comprensione, soggetti a prezzi di riferimento che non si capisce come verranno calcolati e purtroppo con ancora i tetti di spesa che non sono coerenti rispetto a una ricognizione dei bisogni di salute del cittadino”. Infine Boggetti cita “un payback inapplicabile e incostituzionale anche nel nostro caso”.

Quanto agli aspetti “positivi” c’è “innanzitutto la valorizzazione e la presa di coscienza che l’innovazione non può entrare negli schemi d’acquisto tradizionali e deve essere vista in un’ottica al di fuori del classico silos della spesa sanitaria, nell’ottica cioè di capacità di portare valore aggiunto per esempio alla spesa sociale. Una protesi di nuova generazione garantisce tempi di recupero più veloci, una miglior salute del cittadino, e anche risparmi”.

La filiera, sottolinea anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che ha presenziato al taglio del nastro della sede milanese della nuova federazione, “va supportata. Lavoreremo con le associazioni categoria per farlo diventare un progetto comune e complessivo. E’ un momento importante dal punto di vista associativo, nasce un nuovo soggetto per un settore che in un futuro avrà una posizione sempre più importante. La mia presenza qui è a legittimare l’importanza di questo settore e a dare battesimo a questa nuova sede”.

Parla di “interpretazione di quella che è la medicina moderna” il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, che peraltro è un esponente proprio dell’imprenditoria del settore biomedicale e ha salutato il debutto della nuova federazione che offre una casa comune alle imprese della famiglia dei ‘medical device’. “Oggi siamo davanti a una sfida doppia, non più solo economica, ma anche sociale. Le tecnologie e i farmaci nuovi non possono non tenere conto ormai della qualità della vita, dell’impatto che hanno dal punto di vista sociale. Oggi abbiamo una popolazione che invecchia e quella che oggi viene definita ‘silver economy’ ha senso se c’è sostenibilità”. Il ruolo dell’impresa “è già cambiato da anni. In questo settore a maggior ragione, perché impatta sulla salute delle persone. E quindi la sostenibilità e la qualità della vita diventano due fattori fondamentali per le imprese del settore”.

Settore che come quello farmaceutico “vive un momento di transizione – conclude il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi – dalla ‘precision medicine’ alla ‘precision health’. Siamo vicini in questo paradigma, in un percorso di interconnessione, con il paziente sempre più partner”.

“L’unione fa la forza”, sottolinea Diana Bracco, presidente del Cluster tecnologico nazionale Alisei-Scienze della vita. E’ particolarmente importante che l’intera industria dei device venga rappresentata da un’unica associazione di categoria che riunisce tutte le imprese che producono dispositivi medici. Un settore ad alto potenziale di crescita e occupazione sul quale il Governo dovrebbe puntare incentivando lo sviluppo di asset strategici come la ricerca biomedica in grado di generare investimenti e fiducia nel Paese”. Bracco ha infine espresso soddisfazione per il recente decreto che concede i finanziamenti per la messa in atto dei piani d’azione dei cluster tecnologici nazionali. “Lo aspettavamo da tempo. Siamo convinti che questo e il definitivo riconoscimento come cabina di regia nazionale potrà spingere la ricerca e l’innovazione verso nuovi traguardi”.

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