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Covid: Zangrillo e Burioni contro uso scorretto cortisonici, ‘no in prime fasi’

Milano, 3 mar. (Adnkronos Salute) – “Varianti, Rt, contagi, colori, rinforzi, lockdown. Manca la cosa più importante: la cura corretta”. Sono le parole di Alberto Zangrillo, prorettore dell’università Vita-Salute e primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano (evidenziato in giallo, l’errore più comune). Il riferimento è all’uso improprio – precoce e fuori dalla finestre indicate dalle linee guida anche internazionali – dei corticosteroidi. Lo specialista posta su Twitter un messaggio ricevuto. Una persona chiede un consiglio per un proprio familiare in cura a casa per Covid-19 ed elenca i medicinali che le sono stati prescritti. Zangrillo spiega di aver evidenziato in giallo “l’errore più comune”. Uno dei farmaci che è stato dato alla paziente è infatti proprio un corticosteroide.

Il tweet è stato condiviso anche da un altro esperto, il virologo Roberto Burioni, che rincara la dose: “Fondamentali i vaccini e la prevenzione, ma non è tollerabile che molti medici curino i pazienti in maniera inappropriata e senza seguire le linee guida. E’ inspiegabile questa sbagliata e pericolosa mania di prescrivere cortisonici fin dalle prime fasi di Covid-19”. A corredo delle loro affermazioni allegano i documenti sia Zangrillo che Burioni, esperti entrambi in forze alla stessa istituzione scientifica che a Covid-19 ha dedicato numerose ricerche. Secondo l’ultimo report preliminare di Aifa sui dati relativi al numero di trial clinici condotti su pazienti Covid, l’Irccs San Raffaele figura al primo posto in Italia fra i no profit.

Il virologo dedica al delicato tema dei corticosteroidi per Covid-19 un secondo tweet, in cui ricorda quanto previsto dalle linee guida Aifa per la gestione a domicilio dei casi di Covid: “Cortisone solo per chi ha bisogno di ossigeno”, ripete il virologo. “Somministrato nelle prime fasi può addirittura peggiorare la prognosi”.

Una ricerca conferma questo rischio. E a segnalarla è Zangrillo. Si tratta di un lavoro internazionale – una metanalisi di studi clinici randomizzati – che lo vede fra gli autori insieme ad altri colleghi italiani, pubblicato sul ‘Journal of Cardiothoracic and Vascular Anesthesia’. “Sorprendentemente – si legge nel lavoro – i corticosteroidi hanno aumentato la mortalità nel sottogruppo di pazienti che non richiedono ossigeno (17% contro 13%)”. E, proseguono gli autori nelle conclusioni, “devono essere scoraggiati nei pazienti che non richiedono ossigenoterapia”.

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