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Covid: venerdì Global Health Summit Roma, fra cortei e appelli per vaccini a tutti

Milano, 19 mag. (Adnkronos Salute) – “Per oltre un anno, il mondo ha affrontato una devastante pandemia, tutt’altro che finita. E la crisi Covid ha dolorosamente messo a nudo le principali fragilità nella capacità del mondo di prevenire e rispondere alle emergenze sanitarie. La comunità globale ha collettivamente fallito nel prendere sul serio la ben nota minaccia delle epidemie”. E’ la premessa contenuta nel report firmato dal panel di 26 super esperti – tra cui gli italiani Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, e Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, e scienziati noti a livello mondiale come lo scopritore del virus Ebola Peter Piot, direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine – istituito dalla Commissione europea e dalla presidenza italiana del G20 in vista del Global Health Summit di venerdì 21 maggio a Roma.

L’evento si avvicina, mentre fioccano appelli umanitari, con il tema ricorrente dell’accesso equo ai vaccini e annunci di cortei. Ha una lunga lista di promotori (da Coordinamento Regionale Sanità ai Giovani comunisti e vari collettivi di sinistra) la manifestazione contro il Summit che si terrà nella Capitale sotto lo slogan ‘La salute non è merce’, anticipata da un blitz con striscione alla sede Pfizer di Roma. Venerdì i leader del G20, i responsabili delle organizzazioni internazionali e regionali e i rappresentanti degli organismi sanitari mondiali, si legge nella presentazione del vertice mondiale sui siti istituzionali, condivideranno gli insegnamenti tratti dalla pandemia di Covid-19.

I riflettori sono puntati sulla ‘dichiarazione di Roma’ che sarà il prodotto finale del summit, un documento – si legge sempre nelle presentazioni ufficiali – contenente “principi” (non azioni, è la contestazione di alcuni), che possano fare da “guida per un cambiamento strutturale nel medio e lungo periodo”, per “prevenire future emergenze sanitarie globali”. Chi ha potuto leggerne una bozza parla di un testo aperto, al momento generico in cui, secondo indiscrezioni filtrate più sulla stampa internazionale, non si farebbe per ora riferimento preciso per esempio al nodo della sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini anti-Covid. Ma il documento è in via di definizione ed è presto per dire che non si approfondirà questo e altri argomenti.

Sempre secondo le indiscrezioni basate su bozze, nel testo si toccherebbe invece il tema delle indagini sulle origini del virus e di altre minacce emergenti chiedendo cooperazione internazionale e ampio accesso alle informazioni. Altri punti: allerta precoce e sorveglianza, preparazione e risposta. E sembra che si faccia riferimento anche all’importanza di avere un’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) adeguatamente finanziata e indipendente. Altro capitolo l’approccio ‘One Health’. La definizione finale dei contenuti della dichiarazione, come spiegato dai promotori, terrà conto anche dei pareri della società civile (le consultazioni si sono già tenute in preparazione dell’evento).

Intanto, alcuni dei temi citati sono sicuramente al centro del report del gruppo scientifico ad alto livello, dei 26 esperti che si sono riuniti due volte (l’ultima il 5 maggio). Gli scienziati firmatari chiedono di accelerare l’azione di controllo della fase acuta della pandemia “mentre ci si prepara alla probabilità che Sars-CoV-2 diventerà endemico”, con possibili “focolai stagionali a causa della diminuzione dell’immunità, della copertura vaccinale insufficiente a livello globale o dell’emergere di nuove varianti virali” e “ulteriori ondate epidemiche probabili, in particolare in Paesi con bassa copertura vaccinale”.

L’invito è ad avere una “visione a lungo termine” che guardi anche a future minacce per la salute. Si parla in più punti di equità, di necessità di affrontare il fenomeno ‘long Covid’, di colmare i deficit di finanziamento di piattaforme per l’accesso ampio a vaccini e strumenti medici (Covax, Act-A), di investire in ricerca coinvolgendo anche i Paesi in via di sviluppo. E ancora gli esperti mettono l’accento sulla necessità di chiarire i confini fra scienza e politica, chiedono preparazione e investimenti permanenti con uno sguardo rivolto alla prossima crisi sanitaria, di migliorare sul fronte dei test e del tracciamento ma anche sugli approvvigionamenti di forniture sanitarie.

E poi c’è il capitolo produzione: per gli esperti va finanziata e creata una rete di hub regionali per vaccini e altri farmaci dove non esistono ancora, come in Africa o in America latina, e vanno sviluppati “adeguati modelli di licenza volontaria, trasferimento di tecnologia e brevetti, rafforzando la capacità di produzione decentralizzata di vaccini e terapie nelle emergenze di salute pubblica”. Altri temi quello di incrementare la fiducia nella scienza, il nodo della governance e la salute planetaria che abbia uno sguardo integrato su salute umana, animale e dell’ambiente.

Gli scienziati si congedano dai leader con un monito. “La pandemia non finirà da nessuna parte, finché non sarà finita ovunque”. E concludono chiedendo “un mondo più sano, sicuro ed equo”. Lo chiedono anche molti attivisti che in questi giorni stanno cercando di far arrivare la loro voce ai potenti del mondo: per esempio gli italiani del movimento globale One chiedono al premier Mario Draghi la “condivisione delle dosi in eccesso dei vaccini Covid” per “uscire dalla pandemia insieme” e l’impegno dell’Italia per un “piano internazionale per l’equità vaccinale”.

Ma anche personalità in vista scendono in campo. Per esempio il presidente del Lazio Nicola Zingaretti si unisce alle voci di centinaia di esperti, artisti, esponenti del mondo politico e del business, premi Nobel, per chiedere di adottare “misure legali” e dichiarare i vaccini “bene comune globale”. In una lettera riportata sul ‘Messaggero’ a firma sua e dei Nobel per la Pace Muhammad Yunus e José Ramos Horta, si chiede di usare l’opportunità del summit di Roma per studiare come migliorare la capacità di affrontare le crisi future in uno spirito di solidarietà, superando ingiustizie come quella che ha portato nell’attuale campagna vaccinale anti-Covid i “Paesi più ricchi a ricevere più dell’87% dei vaccini e i Paesi a basso reddito solo lo 0,2%”.

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