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Covid: in prime fasi morti 90 infermieri, ora è lo stress a uccidere

Roma, 23 feb. (Adnkronos Salute) – Gli infermieri hanno pagato un caro prezzo alla pandemia e continuano a pagarlo. Da inizio pandemia sono stati più di 197.000 i contagiati dal virus e 90 sono deceduti nella prima e seconda fase, prima dell’arrivo dei vaccini. Ora però è lo stress a uccidere, fra turni massacranti e aumento del lavoro legato al personale ridotto. Sono almeno cinque le vittime negli ultimi mesi, secondo le segnalazioni arrivate alla Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche (Fnopi), e il caso più noto è stato quello della giovane infermiera pugliese, Sara Sorge, deceduta in un incidente stradale mentre andava al lavoro che, secondo la denuncia dei sindacati, aveva lavorato per due notti consecutive.

Secondo gli ultimi dati Inail gli infermieri rappresentano, nell’intero periodo pandemico, l’84,5% del totale dei sanitari infettati. In generale i contagi tra tutti gli operatori sanitari, negli ultimi 30 giorni, sono 27.365, di cui 24.532 infermieri. Dal 2020 il totale dei contagi sono stati 233.304, di cui appunto 197.142 infermieri.

Dall’inizio delle vaccinazioni tuttavia, ricorda la Fnopi all’Adnkronos Salute, “non si registrano casi gravi, con ricoveri in terapia intensiva, tra gli infermieri né decessi e da metà gennaio l’aumento dei contagi rispetto al mese precedente rallenta”.


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