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Covid: a Pisa 500 visite in terapia intensiva in 5 mesi, ‘pochi ospedali ci seguono’

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Roma, 6 apr. (Adnkronos Salute) – Un breve saluto, una carezza o uno sguardo, per far capire di esserci anche se per pochi minuti. Un conforto nella battaglia contro il virus. E’ quello che accade nelle terapie intensive Covid che permettono le visite di parenti e famigliari ai ricoverati. “Ancora poche purtroppo in Italia, noi siamo partiti a novembre dello scorso anno e in 5 mesi abbiamo registrato circa 500 visite. Nessun caso di positività importanto dall’esterno e riscontrato nei visitatori”. Lo racconta all’Adnkronos Salute Paolo Malacarne, primario di rianimazione all’ospedale Cisanello di Pisa, uno dei pochi nel Paese che ammette le visite nelle rianimazioni Covid.

“Ci scrivono molti colleghi per capire come abbiamo fatto – aggiunge – e questo potrebbe essere un primo passo. Lo scorso anno poteva essere giustificabile non aprire alle visite, ma oggi abbiamo i dispositivi di protezione e sappiamo molto sul virus, non si possono tenere chiuse alle visite”.

Quali sono le ragioni che frenano gli altri ospedali? “Qui abbiamo una terapia intensiva con 8 posti letto, quindi piccola e facilmente gestibile – risponde Malacarne – E’ probabile che un ospedale più grande con 30 posti letto in rianimazione Covid abbia più problemi. Diamo il permesso a 4 familiari a giorni alterni, li facciamo entrare (prima erano 30 minuti, oggi fino ad un’ ora) si proteggono come noi ed entrano sfalsati. Non c’è mai stato un problema – precisa – e non chiediamo o facciamo il tampone, chi ha un parente stretto in rianimazione è tracciato con lo screening dal servizio regionale. Direi che dopo 5 mesi possiamo dire che non c’è nessun elemento negativo in questa iniziativa”.

“Posso capire che questo tipo di modello può mettere in difficoltà il lavoro quotidiano e merita un impegno maggiore da parte dello staff – evidenzia – Ma secondo noi c’è un diritto dei parenti nel vedere il proprio caro positivo, spesso in condizioni gravi, che magari è stato portato via con l’ambulanza e che rischi di non rivedere più. In questo la Regione Toscana già a dicembre ha varato una delibera nella quale ha sistematizzato l’ingresso dei familiari nelle strutture pubbliche. Questo ci ha aiutato e molti ospedali in Toscana hanno varato il nostro stesso modello”.

Come rispondono i pazienti ricoverati in terapia intensiva? “C’è un effetto positivo che è lo stesso che noi sperimentiamo nelle rianimazioni non Covid. Da anni – racconta il primario – facciamo entrare i parenti e questo prima ancora di dire che l’aspetto umane delle cure è fondamentale, la presenza del familiare salvo rare eccezioni calma il paziente e lo motiva contro Covid. Io ho avuto sempre di più l’impressione che il Covid terrorizzi le persone quindi, a maggior ragione, aprire alle visite le terapie intensive è un’azione terapeutica”.

Secondo Malacarne, il modello dell’ospedale di Pisa “è esportabile in tutta Italia” e infatti “sono arrivate molte telefonate di colleghi, visto che noi specialisti facciamo parte della rete delle terapie intensive. Ci chiedono delle dritte per superare qualche piccolo problema e noi le diamo”.

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