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Coronavirus: virus non ha colpito di più in zone ‘longeve’ in Italia

Roma, 19 mag. (Adnkronos Salute) – Le zone con la popolazione più longeva d’Italia non sono state travolte dal Covid-19. E la carenza di posti letto negli ospedali è tra le concause del picco registrato in Spagna, Regno Unito e Italia. Sono alcuni dei dati analizzati e tradotti in mappe dall’Osservatorio socio-territoriale Covid-19, istituito da un gruppo di ricercatori di Base (Bicocca ambiente società economia) e dei dipartimenti di Sociologia e ricerca sociale e di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca. Una struttura che vuole proporre una lettura socio-territoriale della pandemia per riflettere sui diversi impatti del Covid-19 attraverso l’utilizzo di Gis (Sistemi informativi geografici) e open data.

“Incrociamo dati come la densità e la longevità della popolazione, la distribuzione dei redditi, dei servizi sanitari e i divari digitali, con i numeri di contagio, morbilità e mortalità, per descrivere l’evoluzione del virus. Sia su piccola che su larga scala, dagli ambiti provinciali italiani fino alle grandi aree regionali europee. Dati utili a misurare la capacità di risposta dei territori”, spiega il responsabile del team, Matteo Colleoni, professore di Sociologia dell’ambiente e del territorio e delegato della rettrice per la sostenibilità all’Università di Milano-Bicocca. Tra gli strumenti anche una mappa dinamica della diffusione spazio-temporale sul contagio. “Da marzo a maggio – descrive Colleoni – si nota in Italia una diffusione a macchia d’olio: dopo un mese, il Covid-19 colpisce principalmente le zone limitrofe a quelle di primo contagio. Inoltre si evince che il lockdown ha funzionato impedendo la diffusione del contagio in altre regioni italiane”.

Confrontandola con la mappa della longevità, ovvero il rapporto percentuale tra popolazione over 65 e popolazione residente totale, “se a livello europeo – afferma il responsabile dell’Osservatorio – tra le cause dell’alta morbilità italiana ha sicuramente giocato un ruolo importante l’anzianità della popolazione, scendendo nel dettaglio nazionale si scopre che i territori ‘più longevi’ non sono quelli dove il contagio si è maggiormente diffuso: lungo gli Appennini, in Liguria, in Sardegna, nelle aree più interne e meno urbanizzate gli over 65 superano il 30% di presenza, ma il virus non si è diffuso ampiamente”.

Da un confronto tra le due mappe dei dati della morbilità (casi Covid-19 per centomila abitanti) a inizio aprile e a inizio maggio, accanto al fenomeno dell’espansione a macchia d’olio, si nota come tra le province più colpite (più di 600 casi di contagio su 100mila abitanti) sono entrate Pesaro-Urbino, Imperia, Trento o Aosta, inizialmente ai margini delle zone di più ampia diffusione del virus, ma ora, per numeri, sopra il Veneto, una delle due regioni dove si sono riscontrate le prime persone infette.

E se la mappa sulla distribuzione dei redditi “tornerà utile più avanti per misurare la capacità dei territori di resistere alle conseguenze negative per l’economia e il lavoro di questa situazione di emergenza”, anticipa Matteo Colleoni, quella sull’offerta di servizi sanitari in Europa e in Italia “ci dice che la carenza di posti letto, meno di 400 per 100mila abitanti, non è stata di aiuto, rispetto ad altre nazioni. In Germania sono più di 600 e, anche grazie all’elevato numero di tamponi effettuati, la risposta alla pandemia è stata più efficace. Non è un caso se i tre Paesi europei con il più alto tasso di morbilità e mortalità”, Italia, Gran Bretagna e Spagna, siano in basso in questa classifica. Ancora tutto da valutare anche il peso del divario digitale (accessi a banda larga, a internet da casa, utilizzo del pc e acquisti online) sulla capacità di gestione e di reazione e di gestione nella condizione di lockdown.

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