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Coronavirus: studio su macachi, una volta contagiati non si reinfettano

Roma, 8 apr. (Adnkronos Salute) – “Nel loro insieme, i nostri risultati hanno indicato che l’infezione Sars-CoV-2 primaria potrebbe proteggere dalle esposizioni successive, con importanti implicazioni nella prognosi della malattia e nella progettazione del vaccino”. E’ quanto affermano gli autori di uno studio guidato dal Beijing Key Laboratory for Animal Models of Emerging and Remerging Infectious Diseases (Cina), condotto su macachi, che ha approfondito la tematica ‘calda’ della re-infezione nei soggetti (in questo caso animali) già contagiati dal coronavirus.

“Recentemente – riportano gli esperti cinesi su ‘BioRXiv’ – sono stati riportati casi di pazienti dimessi in Cina e altrove nuovamente positivi dopo il recupero, ipotizzando che le persone in convalescenza abbiano un rischio di ‘recidiva’ o ‘reinfezione’. In questo studio è stato eseguito il monitoraggio di scimmie che sono state ri-esposte al Sars-Cov-2 dopo che i sintomi della prima infezione erano scomparsi”.

“Durante l’infezione primaria – dicono gli esperti – abbiamo osservato perdita di peso in alcune scimmie Rhesus, replicazione virale principalmente nel naso, nella faringe, nel polmone e nell’intestino, nonché una polmonite interstiziale moderata 7 giorni dopo l’infezione. Dopo che i sintomi si sono alleviati ed è risultato positivo il test per l’anticorpo specifico, la metà delle scimmie infette è stata esposta nuovamente alla stessa dose di ceppo Sars-CoV-2”.

Ebbene, “nelle scimmie esposte nuovamente al virus non sono state rilevate cariche virali né a livello di tamponi rinofaringei né in tutti i compartimenti tissutali a 5 giorni dalla nuova infezione. In combinazione con i risultati virologici, radiologici e patologici di follow-up, le scimmie ri-esposte al virus non hanno mostrato recidiva di Covid-19”, concludono gli autori.

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