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Coronavirus: Diamond, ‘non ci sarebbe se avessimo chiuso mercati animali in Cina’

Roma, 20 apr. (Adnkronos Salute) – “L’epidemia da coronavirus non si sarebbe mai diffusa se 17 anni fa, dopo la Sars, i cinesi avessero chiuso i mercati di animali selvatici vivi. Le soluzioni migliori sono quelle sociali”. Così Jared Diamond, biologo, antropologo, geografo, linguista e ornitologo americano, membro dell’Accademia delle Scienze Usa e vincitore del Premio Pulitzer con ‘Armi acciaio e malattie’, in un’intervista al Wwf.

“Il primo errore è stato quello di non bloccare subito gli incontri tra le persone – spiega – Trump ha pensato all’inizio che l’epidemia non fosse così grave, e noi americani non abbiamo da subito attuato un distanziamento fisico. Il secondo errore è continuare a mettere in atto comportamenti che favoriscono la diffusione delle malattie trasmesse dagli animali selvatici all’uomo. Sono stati i mercati aperti in Cina – sottolinea Diamond – a spianare la strada al virus Covid-19. Questi poi sono stati chiusi, ma resta ancora aperta la strada di trasmissione rappresentata dal commercio di animali per la medicina tradizionale. Se questo traffico rimarrà aperto, continuerà la diffusione di malattie dagli animali all’uomo”.

“Sarebbe importante uscire da questa tragedia con una coscienza più consapevole del nostro rapporto con il pianeta – continua Diamond – Come Wwf possiamo fare molto. L’associazione ha risorse finanziarie molto minori rispetto a quelle dei governi, ma siamo in grado di utilizzare le nostre risorse solo per il bene mentre i governi purtroppo anche per il male. Continuate in Italia con il vostro lavoro di informazione, io continuerò il mio impegno con il Wwf qui negli Usa”.

Per lo studioso, appassionato ornitologo, sono due le lezioni da imparare dalla crisi: “Una è quella di osservare gli uccelli e non toccarli, so che in Italia avete il grande problema della caccia agli uccelli migratori. Gli uccelli selvatici possono portarci anche malattie, ricordatelo, come è accaduto anni fa con l’influenza aviaria. L’altra è che noi esseri umani, gli animali e le piante siamo tutti sulla stessa barca, la barca del pianeta. Se la barca non sarà sostenibile per le piante e gli animali, non sarà sostenibile per noi umani. O noi tutti sopravviviamo insieme o noi tutti cadiamo nell’abisso insieme. Sta a noi la scelta”.

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