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Comunicazione: i neonati rispondono agli stimoli social

Il cervello interagisce sin da subito con un volto che si muove o con l’ambiente circostante

facebook_pc_bambino_296Una delle più importanti abilità del cervello umano è quella di elaborare in modo dettagliato tutte le informazioni che provengono dai membri della stessa specie. In molti anni di ricerca si è cercato di capire se questa specializzazione sia principalmente il risultato del nostro adattamento filogenetico o se il cervello si specializza sulla base delle continue stimolazioni sociali che riceve dall’ambiente circostante.

In uno studio di Teresa Farroni (del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova e Centre for Brain and Cognitive Development, Birkbeck, University of London) e del suo gruppo di ricerca, è stata misurata la risposta cerebrale in neonati (nei primissimi giorni di vita) durante la visione di video che rappresentavano diverse azioni umane o movimenti meccanici. Mentre è stata osservata un’attivazione selettiva verso le azioni umane comunicative (come per esempio un volto che si muove di fronte al neonato), nelle aree bilaterali della corteccia temporale posteriore non si è rilevata alcuna attivazione quando sono stati presentati stimoli non comunicativi (come per esempio, un braccio umano che si muove o movimenti di altri oggetti dinamici).

 Per Dino Faraguna, del Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale di Monfalcone e IRCCS materno infantile Burlo Garofolo, Trieste, “Questo lavoro è di estremo interesse ed esprime l’importanza di considerare il neonato attivo fin da subito nell’elaborare gli stimoli ambientali e in special modo gli stimoli sociali. Grazie alla collaborazione con la dottoressa Danica Dragovic della Pediatria dell’Ospedale di Monfalcone, che ha consentito la ricerca, queste conoscenze possono essere condivise da tutti”.

 Con  Farroni hanno collaborato: Antonio Chiarelli e Arcangelo Merla dell’Infrared Imaging Lab. ITAB -Institute of Advanced Biomedical Technologies and Dept. of Neuroscience and Imaging, Università di Chieti-Pescara, Sarah Lloyd-Fox e Mark H. Johnson del Centre for Brain and Cognitive Development, Birkbeck, University of London (UK), Stefano Massaccesi, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, Valentina Di Gangie Tania Mattarello del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova, Dino Faraguna, Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale di Monfalcone e IRCCS materno infantile Burlo Garofolo, Trieste.

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