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Comunicare in modo efficace: una questione di linguaggio non solo verbale

Se comunicare significa: “Mettere in comunione”, la prima domanda che sorge spontanea  è: “ Mettere in comunione che cosa e con chi”. Alla domanda che cosa? Possiamo rispondere molto facilmente: “Comunichiamo ciò che intendiamo comunicare attraverso due tipi di linguaggio: un linguaggio primario gestuale e un linguaggio secondario fatto di parole, frasi, ecc… La prima regola per cercare di comunicare quello che abbiamo in mente è quello di fare in modo che il linguaggio primario quindi il gesto si accordi con ciò che vogliamo dire. Se noi allargassimo appena  appena le mani con un gesto striminzito per indicare una strada larga, l’interlocutore sarebbe vittima di un doppio messaggio. Con  i gesti gli comunichiamo che la strada è stretta, mentre con il linguaggio verbale gli diciamo che la strada è larga. I nostri gesti infatti devono essere congruenti altrimenti l’altro si troverebbe spaesato. Ogni gesto fa parte di un linguaggio non verbale in cui includiamo postura, tono di voce, ecc…Sappiamo che il linguaggio non verbale viene recepito prima del linguaggio verbale perché viene codificato “in primis” nell’emisfero destro del cervello, ma, tralasciando i dati tecnici, sappiamo che un tono di voce freddo utilizzato per dire BUONGIORNO stravolge il messaggio. Pur avendo dato pochissime indicazioni sulle modalità più idonee per trasferire i nostri pensieri all’altro possiamo passare alla questione più importante: “Con chi stiamo comunicando”. L’altro può rivelarci la sua struttura di personalità attraverso il suo aspetto fisico e in particolar modo nei tratti somatici del viso.

I pensieri sono “energia”. Non possiamo vedere i pensieri perché vibrano ad altissime frequenze che non sono percepibili dai nostri sensi (come non possiamo sentire gli ultrasuoni perché superano la soglia dell’udito), ma la manifestazione dell’energia pensante è massa che diventa visibile in quando si abbassano le frequenze. In pratica oggi si è compreso che il corpo è la parte visibile dei nostri pensieri.

Questa affermazione avrebbe bisogno di più passaggi correlati da una ricca bibliografia, ma non essendo questa la sede possiamo accettarla così come è, rimandando le nostre ricerche ai premi nobel della fisica che l’hanno formulata.  Il volto perciò rappresenta una mappa perfettamente consultabile del background psicologico in cui si muove il soggetto. Adatteremo la nostra comunicazione ai tratti somatici dell’individuo. Per rendere pratico il nostro discorso possiamo proporre un “indovinello” che tutti riusciranno a risolvere, perché la risposta è già programmata all’interno di noi, in quanto intuitivamente ci rendiamo conto che aspetto fisico e aspetto psicologico sono la medesima cosa. (LAURA VALLETTA)

Indovinello: “Utilizzare i vocaboli, abbinandoli alle figure qui disegnate: stretto, incisivo, largo, aperto, accogliente, particolare, preciso, accomodante.

articolo di Laura Valletta, studiosa ed esperta di Comunicazione

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