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Medicina e chirurgia

Chirurgia plastica: più sicurezza e meno seni innaturali. L’innovazione dell’italiano Egidio Riggio

Chirurgo plastico italiano ha sperimentato una tecnica d’avanguardia per impiantare le protesi di nuova generazione, pubblicata sulla rivista internazionale Aesthetic Plastic Surgery

 

La nuova frontiera della chirurgia plastica al seno batte bandiera italiana. È di Milano infatti il chirurgo plastico italiano Egidio Riggio (specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e microchirurgia presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano) che ha ideato un innovativo metodo negli interventi di mastoplastica additiva, pubblicato ora sulla prestigiosa rivista internazionale Aesthetic Plastic Surgery.

La tecnica Zenith (questo il nome di battesimo dato da Riggio) è un metodo innovativo applicabile alla chirurgia plastica di aumento del seno con protesi, che permette di ottenere maggiore sicurezza e seni più naturali per le pazienti che vi si sottopongono.

La Zenith di Riggio è stata oggetto di un approfondito studio clinico di tipo prospettico specifico della durata di due e mezzo, che ha dato ottimi risultati; e che perciò è stata ora pubblicata dallo rivista scientifica di chirurgia estetica più importante al mondo: Aesthetic Plastic Surgery appunto (http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00266-012-9889-y) ed indicizzato sul sito PubMed http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22484397

<<L’applicazione del nuovo metodo che ho denominato Zenith – spiega il suo ideatore Egidio Riggio, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e microchirurgia presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano – ha permesso di ottenere un seno dall’aspetto naturale e duraturo nel tempo. davvero esigua poi è la percentuale di rischio: solo 3,3% di re-interventi sulla protesi. Con questo mio nuovo metodo Zenith – continua Riggio – è poi molto elevato il grado di soddisfazione (90,8%) delle donne che vi si sono sottoposte; mentre vi è minor soddisfazione solo nelle pazienti con ptosi del seno e quindi con un maggior grado di difficoltà di operare già in partenza. Ritengo quindi che questa mia nuova tecnica Zenith sia un successo, che contrasta positivamente con le attuali percentuali di re-interventi subiti da donne con protesi al seno in Italia: +20%.>>

Il metodo Zenith è particolarmente adatto alle protesi anatomiche di nuova generazione, cosiddette extra-proiettate. <<Per impiegare queste protesi utilizzando Zenith – precisa Riggio – il chirurgo plastico deve avere una grande esperienza specifica, che si può acquisire soltanto attraverso un apprendimento continuo e adeguato, maggior coinvolgimento ed educazione della paziente, attenta selezione dei casi, una pianificazione centrata sul rapporto Capezzolo-Vertice (Zenith system) e una affinata manualità chirurgica. Componenti queste che unite al nuovo approccio chirurgico e alle nuove protesi porteranno nel settore cambiamenti rilevanti.>>

Dove sta la rivoluzione di Zenith? Il nuovo sistema Zenith, per selezionare la protesi più adatta al seno che si va ad operare, correla il punto di massima proiezione della protesi, denominato Vertice-zenith, alla posizione del capezzolo. La naturale armonia del seno e la sua anatomia più fine non viene alterata, come accade con le vecchie protesi e il vecchio metodo di inserimento, grazie anche al rispetto dei principi di biomeccanica del seno i quali invece a tutt’oggi vengono trascurati da molti chirurghi. Dalla ricerca scientifica eseguita dal dott Egidio Riggio su 150 protesi (nello specifico di modello natrelle 510, Allergan) per aumento estetico del seno di 75 donne e pubblicata sulla rivista internazionale Aesthetic Plastic Surgery (http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00266-012-9889-y) , emerge che la frequenza globale di complicazioni è del 16.6% per protesi; imperfetta guarigione o cicatrizzazione della ferita chirurgica (7%), rotazione della protesi minima rispetto alle esperienze chirurgiche già pubblicate (2,6%, ma solamente 1% dopo mastoplastica additiva primaria), contrattura capsulare (1,3%); pieghe (rippling) (2%) e cedimento sottomammario (bottoming-out) (0,6%) circa tre volte meno di quanto riportato dai più famosi chirurghi del mondo.

La percentuale di re-interventi è molto bassa, 6%, di cui 3,3% sono revisioni chirurgiche delle cavità contenenti la protesi. Indicazioni e controindicazioni sono state analizzate nello studio. I risultati cosmetici sono largamente in armonia con differenti forme di seno, e particolarmente eccellenti quando riferite al seno piccolo, con proiezione scarsa, di donne snelle (con basso BMI).

Tutti dati che, confrontati con la vecchia metodologia e le vecchie protesi, possono essere definiti eccezionali.

Quello studiato dall’italiano Egidio Riggio è un approccio alla mastoplastica additiva focalizzato su una nuova prospettiva, un nuovo modo di operare. Partendo dal presupposto che il rispetto delle forme e dei punti focali del seno e lo sfruttamento delle sue proprietà biomeccaniche, possano concepire una trasformazione chirurgica del seno che sia più naturale più fisiologica e più anatomica, anche quando le protesi scelte siano grandi. Dunque non più allargare e deformare l’anatomia originale del seno della paziente seguendo aride regole basate solo sulle dimensioni delle protesi. Al contrario, Riggio modella il seno per mezzo della biomeccanica del gel altamente coesivo e della tensione dinamica dei tessuti molli, termine introdotto e spiegato da Riggio nella sua ricerca tutta italiana.

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