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Cancro allo stomaco: un sistema di valutazione integrato potrà fornire un contributo di prevenzione

L’ambizioso obiettivo, in questo caso, è contribuire a individuare il bandolo di un’intricata e velenosa matassa chiamata cancro gastrico, un flagello neoplastico che in Italia miete 11/12 mila vittime l’anno manifestandosi incessantemente, con un tasso di mortalità mai inferiore al 70% (tra i più elevati in assoluto) in circa 12 mila nuovi soggetti (fonte Airtum).

Al Centro di riferimento oncologico di Aviano (CRO), Renato Cannizzaro, primario di Gastroenterologia, coordina una équipe che da oltre quattro anni analizza, studia, assembla e mette periodicamente in relazione un’enorme mole di dati. A fine percorso, prevista entro il 2013, c’è la definizione di un sistema di valutazione integrato che dovrà, nelle intenzioni sempre più ottimistiche dei suoi promotori, fornire un contributo alla prevenzione del tumore allo stomaco in tutti i soggetti, con prevalenza per quelli a rischio elevato.

Cruciale era su questa questione, la cui metodologia d’intervento è una delle peculiarità più preziose del Cro, riuscire a fare massa critica tra gli elevatissimi expertise residenti in Istituto, multidisciplinarietà a livello estremo precisamente finalizzata. E infatti, assieme a Gastroenterologia – tra le migliori avanguardie italiane nella diagnostica endoscopica – lavorano Oncologia Sperimentale 2 (studio sulla vascolarizzazione e il microambiente), Microbiologia (l’infezione da Helicobacter pylori è il principale fattore di rischio del tumore allo stomaco), Farmacologia Sperimentale e Clinica (immunità, cancro e proteomica), Anatomia Patologica (cancro e pre-cancerosi), Banca del sangue (area laboratoristica) e Patologia Oncologica.

«L’input – ha spiegato Cannizzaro – è costituito da duecento volontari selezionati secondo criteri specifici: cancro gastrico conclamato, familiarità di primo grado con la specifica neoplasia, pre-cancerosi allo stomaco (gastrite atrofica autoimmune) o individui sani. Ai prelievi ematici e di tessuto eseguiti su ogni volontario, è seguito il lavoro d’investigazione del singolo gruppo. I risultati, messi a confronto, s’incastrano a offrire ulteriori spunti di approfondimento medico – scientifico».

L’esigenza di disporre quanto prima d’un quadro d’insieme, ha precisato ancora il primario, ha dovuto conciliarsi con l’evoluzione classica della patologia, «fattore che non ci ha consentito tempistiche di elaborazione delle risultanze più compresse». Questa preziosa banca dati – ha detto ancora Cannizzaro – potrebbe indicare già entro il 2013 «le probabilità in percentuale che fattori di rischio presenti nell’individuo inneschino la proliferazione di cellule tumorali».

La questione è assai importante tenuto conto che «la sopravvivenza, se la diagnosi è precoce – ha concluso Cannizzaro – è alta. Statisticamente ciò ha un peso significativo se si considera che ogni anno, in Italia, per i soli soggetti con familiarità, la popolazione che orbita intorno alla sfera di rischio è stimabile in 25 / 30 mila unità». Qualche sostanziosa anticipazione è comunque prevista a Napoli, il 28 marzo prossimo, nel corso del 18° congresso nazionale delle malattie digestive organizzato dalla Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente e a San Diego, in California, in occasione del Digestive Disease Week , in programma dal 19 al 22 maggio.

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