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Area UE: 112 miliardi di euro spesi per malattie che determinano mal di testa ricorrenti

Non è solo un sintomo frequente ma l’espressione di malattie. Se ne parlerà al V Congresso della Sezione regionale Lazio-Molise della SISC dal titolo “Miti ed evidenze in medicina delle Cefalee. Il costo delle malattie che determinano mal di testa ricorrenti nell’area UE è di circa 112 miliardi di euro l’anno (50% dovuto all’emicrania, vale a dire 56 miliardi di euro) quasi tutti legati a costi indiretti ovvero assenze dal lavoro, ridotta produttività, etc. (le cefalee sono la seconda causa di assenteismo nei lavoratori intellettuali e i costi indiretti sono 15 volte superiori alle spese dirette per visite, farmaci, esami, etc). E’ quanto riporta il  progetto Eurolight (HighLIGHTing the impact of headache in EUROPE) nato e avviato nel 2007 su scala europea con lo scopo di valutare l’impatto della cefalea sulla qualità e su altri aspetti della vita della popolazione che ne è affetta..  Nella UE, è indicato nel rapporto che ha interessato anche l’Italia, il costo medio per persona è di circa 1.200 euro l’anno per l’emicrania e sale a più di 3.000 euro l’anno per quelle persone affette da una cefalea cronica da abuso di farmaci sintomatici. I pazienti affetti da questa patologia che interessa l’1-2% della popolazione sono anche quelli che presentano indicatori di qualità della vita estremamente bassi e un livello socio-economico significativamente compromesso rispetto alla popolazione non cefalalgica.

Il V Congresso della Sezione Regionale Lazio-Molise della Società Italiana per lo studio delle Cefalee (SISC) dal titolo “Miti ed Evidenze in Medicina delle Cefalee”, che si terrà sabato 24 novembre 2012, con inizio alle ore 8,30, presso l’Aula Magna della Divisione INI di Grottaferrata (Via di sant’Anna snc, Grottaferrata, Roma; tel. 06 942851) si pone l’obiettivo di far luce sui numerosi miti nati in medicina delle cefalee, di comprenderne il razionale e la consistenza scientifica e di contrapporre a questi le numerosissime evidenze scientifiche maturate negli ultimi anni in questo settore, per far maturare nei partecipanti quegli strumenti culturali che consentano di:  dare adeguata attenzione e cura ai pazienti sofferenti di mal di testa ricorrenti; ridurre gli errori diagnostici e terapeutici;  utilizzare meglio le risorse sanitarie a disposizione;  essere soggetti attivi nella prevenzione della cefalea da abuso di analgesici; articolare il ragionamento diagnostico partendo dalla considerazione che la maggior parte delle volte alla base di un mal di testa ricorrente c’è una cefalea primaria;  identificare tempestivamente le cefalee secondarie potenzialmente pericolose per la vita e suscettibili di terapia;  educare i loro pazienti ed aiutarli ad essere parte attiva nel management terapeutico.

«La cefalea, quindi – spiega il dott. Paolo Rossi, neurologo, coordinatore attività cliniche e scientifiche del Centro Cefalee di INI Grottaferrata e responsabile scientifico del V Congresso della Sezione Regionale Lazio-Molise della Società Italiana per lo studio delle Cefalee –  costituisce il sintomo più frequente in medicina, una delle cause più assidue di consultazione nell’ambito della medicina generale e la causa più consueta di consultazione  nella specialistica neurologica. Si stima che, in Europa, una persona su sette soffra di mal di testa ricorrenti di severità tale da portare ad una visita medica». I Centri Cefalee, che in Italia rispetto agli altri Paesi europei sono molto numerosi (uno di questi si trova presso INI Grottaferrata) hanno mediamente una lista di attesa superiore ai 4 mesi e con difficoltà fanno fronte ad una domanda di assistenza sempre più numerosa.

«Negli ultimi quindici anni – prosegue il dott. Rossi –  numerosissimi studi hanno documentato che il mal di testa non è solo un sintomo frequente ma l’espressione di malattie che hanno un elevatissimo impatto sociale ed economico sull’individuo che ne soffre e sul sistema sanitario. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che l’emicrania da sola rappresenta la 19ª causa di disabilita a livello mondiale (al 12° posto per le donne). Valutazioni più recenti effettuati da ricercatori del progetto lifting the burden hanno dimostrato che se insieme all’emicrania si considerano cefalea tensiva e cefalea secondaria da abuso di analgesici, queste malattie entrano nella top ten delle cause di disabilità e nella top five delle donne».

«A fronte di evidenze che ci dicono incontrovertibilmente che le cefalee sono malattie neurobiologiche vere, comuni, disabilitanti e dall’elevato impatto socio-economico esse vengono pesantemente sottostimate dall’attuale organizzazione dei sistemi sanitari», sottolinea il dott. Gianluca Coppola, Assistente neurologo presso l’UOC di Neuroriabilitazione della “Sapienza” Università di Roma, Facoltà di Farmacia e Medicina, Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico Chirurgiche, Latina, nonché corresponsabile scientifico del V Congresso della Sezione Regionale Lazio-Molise della Società Italiana per lo studio delle Cefalee. «Infatti, prosegue, è ben noto che la maggior parte delle persone che soffre di mal di testa non sa di che malattia soffre, che la maggioranza dei cefalalgici non va dal medico e che quando ci va spesso non riceve la diagnosi giusta o le terapie appropriate. La maggioranza dei cefalalgici si auto-cura, o fa esami inutili e spesso si sottopone a pratiche invasive o altamente costose del tutto inefficaci. In più le persone affette da mal di testa ricorrenti non godono di alcuna forma di tutela medico-legale da parte del sistema sanitario nazionale».

Insomma, il concetto di cefalea come malattia disabilitante è lontano dall’essere teoria e prassi dominante al di fuori di pochi ambienti specialistici, per la presenza di importanti barriere di sistema e organizzative che riguardano i pazienti, i medici e il sistema sanitario ed economico.

«All’interno di queste barriere – conclude il dott. Paolo Rhossi –  la conoscenza scientifica ha lasciato posto al mito. Non esageriamo nel dire che l’approccio alle cefalee ha poco di scientifico e moderno e ricorda quello che gli antichi avevano di fronte all’ignoto: riportare al noto e al familiare quello che non si conosce». Ecco così che un dolore all’occhio o al naso deve riflettere una patologia oculare o una sinusite, che la maggior parte delle cefalee sono generate dallo stress o dal cibo, che un dolore al collo è per forza secondario ad una artrosi cervicale, etc.

 

 

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