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Animali: si salverà rinoceronte in estinzione, un italiano nell’impresa

Milano, 23 ago. (AdnKronos Salute) – Il rinoceronte bianco del Nord è un passo più vicino alla salvezza dall’estinzione. La sua scomparsa sembrava inevitabile, perché dopo la morte degli ultimi due maschi Suni e Sudan, restano in vita soltanto le due femmine Najin e Fatu, non in grado di affrontare una gravidanza. Ma con l’aiuto della scienza l’animale potrà sfuggire al suo destino, grazie a “una procedura pionieristica di fecondazione assistita” che vede protagonista – all’interno del consorzio internazionale ‘BioRescue’ – lo scienziato italiano Cesare Galli, noto alle cronache come ‘papà’ del primo toro clonato Galileo.

L’ultimo annuncio, quello della svolta, è che giovedì 22 agosto gli scienziati coinvolti nel progetto hanno raccolto con successo per la prima volta 5 ovociti da Najin e 5 da Fatu, ospiti della riserva naturale Ol Pejeta Conservancy nel Kenya centrale. Le 10 cellule uovo sono state prelevate attraverso una sonda a ultrasuoni dalle ovaie dei due pachidermi, addormentati con anestesia generale “senza alcuna complicazione”, sottolineano i veterinari che tengono a ricordare come l’intero progetto sia stato sviluppato da un team multidisciplinare nel rispetto delle regole etiche, delle leggi e dei requisiti internazionali. Gli ovociti potranno ora essere fecondati con spermatozoi congelati di Suni e Sudan, campioni di sperma crio-conservato prima che i due maschi morissero, nel 2014 il primo e nel 2018 il secondo.

“Il traguardo raggiunto ieri significa che la possibilità di produrre in vitro un embrione di rinoceronte bianco del Nord, cosa che non è mai stata fatta, per la prima volta è una realtà tangibile”, spiega Galli, fondatore di Avantea, laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica con sede a Cremona. Perché sarà proprio la sua équipe a firmare il prossimo step dell’operazione salvezza: fecondare ‘in provetta’ gli ovuli di Najin e Fatu con il seme di Suni e Sudan, ottenendo embrioni da congelare per una futura gestazione. Se tutto andrà secondo i piani, a partorire il piccolo sarà una femmina di rinoceronte bianco del Sud, sottospecie ‘cugina’ di quella settentrionale. Prima della procedura finale di ‘utero in affitto’ “serviranno però nuovi test”, precisa Galli all’AdnKronos Salute, stimando che il cucciolo della speranza potrebbe vedere la luce “entro 3-5 anni”.

“Proprio in questo momento stiamo trasportando gli ovociti a Cremona”, riferisce Galli, raggiunto telefonicamente appena atterrato in Italia dopo un volo dal Kenya. Le cellule uovo sono state incubate e verranno portate a maturazione, e quelle che raggiungeranno lo stadio ottimale (“potrebbero non essere tutte e 10”, nota l’esperto) “saranno fecondate già domenica mattina” con gli spermatozoi crio-conservati. La speranza è di ottenere embrioni vitali da congelare e tenere in ‘stand by’, in attesa di poter essere impiantati nell’utero della mamma surrogata.

“La tecnica di trasferimento è ancora in fase di messa a punto”, evidenzia infatti lo scienziato, padre anche della prima cavalla ‘fotocopia’ Prometea. Inoltre, prima di passare all’effettivo impianto di embrioni di rinoceronte bianco del Nord, l’iter della sperimentazione prevede di ottenere gravidanze da rinoceronte del Sud utilizzando embrioni ibridi precedentemente ricavati da ovociti di rinoceronte bianco del Sud e spermatozoi di rinoceronte nel Nord, nell’ambito di uno studio pubblicato nel luglio 2018 su ‘Nature’.

“Disponiamo di uno stock di embrioni – rammenta Galli – che i colleghi di Berlino incaricati della parte clinica sugli animali trasferiranno nelle madri surrogate giudicate più ‘attendibili'” dal punto di vista della fertilità e della capacità riproduttiva. Ciò servirà a validare la metodica confermandone le potenzialità di successo, per poi passare alla gestazione di embrioni Nord-Nord in ‘rinocerontessa’ del Sud. I tempi del per arrivare al ‘bebè del Nord’ sono lunghi, “dai 3 ai 5 anni – chiarisce il veterinario – perché non dimentichiamoci che la gestazione di questi animali dura 16 mesi”.

Il progetto BioRescue – finanziato dal governo tedesco attraverso il ministero federale per l’Educazione e la Ricerca (Bmbf) con una sovvenzione di 4,2 milioni di euro comunicata nel giugno scorso, e per il quale anche l’azienda Merck ha messo a disposizione le proprie tecnologie e competenze nel settore della medicina riproduttiva – è frutto di una maxi-collaborazione fra Avantea, il Leibniz Institute for Zoo e Wildlife Research (Leibniz-Izw) di Berlino e il Dvůr Králové Zoo della Repubblica Ceca dove Najin e Fatu sono nate, e dal quale nel dicembre 2009 sono state ‘traslocate’ presso la Ol Pejeta Conservancy and Kenya Wildlife Service (Kws). Con loro c’erano anche Suni e Sudan, poi deceduti prima di potersi riprodurre.

Tutti i protagonisti della cooperazione festeggiano oggi la raccolta di ovociti dalle due femmine. “Sia la tecnica sia l’attrezzatura dovevano essere sviluppate interamente da zero”, dicono Thomas Hildebrandt di Leibniz-Izw e David Ndeereh di Kws, che hanno guidato la procedura dimostrando che Najin e Fatu, benché per problemi di salute non riescano più a sostenere una gravidanza, “possono ancora fornire uova e contribuire a salvare queste magnifiche creature” della megafauna africana. “Tutto si è svolto senza intoppi sebbene questi animali non fossero stati immobilizzati negli ultimi 5 anni”, aggiungono Frank Goeritz di Leibniz-Izw, Domnic Mijele di Kws e Stephen Ngulu di Ol Pejeta. “Il numero di ovociti” rappresenta per Jan Stejskal del Dvůr Králové Zoo “uno splendido successo e la prova che la collaborazione unica sul campo tra scienziati, esperti di zoo e ambientalisti attivi per la conservazione delle specie apre prospettive di salvezza anche per gli animali in via di estinzione”.

Barbara de Mori, esperta di bioetica animale dell’università di Padova, assicura che l’intera operazione è stata condotta all’interno di un quadro etico definito da un gruppo di specialisti del benessere animale insieme a scienziati e veterinari. “Abbiamo effettuato un’analisi del rischio etico – racconta – in modo da preparare il team coinvolto a ogni scenario possibile con una procedura così ambiziosa, e per garantire che il benessere di Najin e Fatu venisse totalmente rispettato”.

Quella descritta non è l’unica via scientifica possibile per strappare dall’estinzione il rinoceronte bianco del Nord. L’équipe di BioRescue sta infatti esplorando anche un’altra frontiera: la produzione di gameti artificiali da cellule staminali.

Si tratta cioè di partire da tessuti conservati di rinoceronte bianco del Nord, per ottenere staminali pluripotenti indotte (le iPS premiate dal Nobel per la Medicina 2012) da differenziare in cellule germinali primordiali che, fatte maturare, darebbero ovociti o spermatozoi prodotti in laboratorio.

A questo filone lavorano in particolare il Max Delbrück Center for Molecular Medicine (Germania), la Kyushu University (Giappone) e la Northwestern University (Usa).

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