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Alzheimer: ogni 10 minuti un italiano perde la memoria

I dati impressionanti emergono dall’indagine mondiale condotta dalla multinazionale Eli Lilly

morbo-di-alzheimerQuasi 200 medici italiani coinvolti nell’indagine mondiale condotta da Eli Lilly: il 62% ritiene fondamentale preparare il paziente e i familiari al futuro della malattia. Dallo studio italiano emergono otto regole fondamentali per affrontare la malattia, ma mancano test diagnostici, farmaci incisivi e una formazione ‘su misura’ per familiari e badanti.

Sarà la malattia del futuro, il vero segnale dell’allungamento della vita media, prevista a 120 anni nel giro del prossimo cinquantennio. Ma c’è un ma: invecchiare ha un prezzo, si chiama Alzheimer e in trent’anni in Italia vi saranno oltre 3 milioni di persone che avranno bisogno di cure e di assistenza ininterrotta per molto più tempo, considerando che nel 10% dei casi le forme di demenza iniziano già prima dei 65 anni. Questo soprattutto perché il 46% dei medici afferma che l’Alzheimer è misconosciuto e sottostimato a causa dell’assenza di test specifici e definitivi e di problemi di comunicazione tra medico, paziente e caregiver. Limiti che portano ad una mancata diagnosi iniziale di malattia nel 43% dei casi (circa quattrocento mila su un milione di pazienti), e che avviene solo quando è già ad uno stadio molto avanzato o grave. Con ripercussioni pesanti proprio sui caregivers – oltre 2 milioni in Italia, otto volte su dieci donne (mogli, figlie, nuore) e fra loro uno 1 su 4 già over 65 – che dedicano all’ammalato più di 15 ore al giorno, per un totale di sette miliardi di ore di assistenza all’anno, per un periodo di 8-10 anni, ricavando a malapena 4 ore alla settimana di tempo libero per se stesse. Oltre alla necessità di tempestività diagnostica per rallentare queste condizioni estreme, metà dei medici ritiene, inoltre, fondamentale differenziare l’Alzheimer dalle altre forme di demenza per offrire cure più appropriate.

Sono questi alcuni dei dati che sono emersi dall’International Alzheimer’s Disease Physicians Survey, un’indagine realizzata da Eli Lilly, che quest’anno celebra i 25 anni di ricerca e sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche per la malattia. L’indagine è stata presentata a Roma in occasione del Talk Show “Ti ricordi? Ogni dieci minuti nel nostro Paese qualcuno perde la memoria” organizzato dall’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer e condotto da Franco di Mare. 

L’indagine internazionale – commenta Carlo Caltagirone, Professore di Neurologia all’Università di Roma Tor Vergata e Direttore Scientifico della Fondazione Santa Lucia di Roma ha evidenziato che l’Alzheimer è la più comune forma di demenza con un tasso in costante crescita. Nel 2010, 35.6 milioni di persone nel mondo ne erano affette, un dato destinato a raddoppiarsi nell’arco di 20 anni, con già nel 2030 65.7 milioni di casi e 115.4 milioni di diagnosi nel 2050. Una proporzione assolutamente trasferibile in Italia, dove si registrano all’incirca 700 mila ammalati, con circa 80 mila nuovi casi ogni anno. Ma sono cifre sottostimate perché esiste ancora un 43% di malattia non diagnosticata”.

L’Alzheimer – racconta Patrizia Spadin, presidente dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (AIMA) – determina un impatto elevatissimo sulla qualità della vita dei caregiver e dei familiari, con un cambio radicale delle abitudini di vita, la riduzione del tempo e delle risorse da dedicare al resto della famiglia e al lavoro. Forte risulta l’affaticamento fisico, con sonno compromesso e annullamento dei propri spazi vitali e personali. Emerge l’impotenza rispetto all’evoluzione della patologia, aggravata dall’assenza di farmaci incisivi, la fatica e lo stress nella gestione quotidiana del malato per l’imprevedibilità giornaliera e gli eventuali comportamenti aggressivi che portano con sé frustrazione nel vedere non riconosciuto il proprio sforzo, il senso di colpa per avere trascurato i primi segnali, la vergogna e l’imbarazzo per eventuali comportamenti inadeguati”.
 
Ma come intervenire per affrontare il problema? Con otto consigli specifici. Per gli esperti, occorre promuovere una maggiore sensibilità sociale sull’Alzheimer. Bisogna facilitare anche il percorso diagnostico. C’è, inoltre, la necessità di una azione di sensibilizzazione verso il medico sulla rilevanza di una presa in carico globale del malato e il bisogno di una maggiore condivisione e comunicazione sul progetto terapeutico all’interno dei centri di cura. Chi si occupa del malato ha bisogno anche di ulteriore supporto pratico e psicologico nelle gestione quotidiana; di avere accesso a contesti sociali protetti e dedicati al malato di Alzheimer e di investimenti nella ricerca scientifica su nuovi farmaci.

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