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Alimenti: dietista, ‘numerosi studi confermano rischi bevande zuccherate’

Roma, 10 set. (AdnKronos Salute) – Il consumo di bibite, sia zuccherate sia con dolcificanti ipocalorici, può essere collegato a maggior rischio di morte per tutte le cause. Lo ricorda la dietista dell’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), Tiziana Casati, commentando lo studio presentato nei giorni scorsi, condotto dallo Iarc e pubblicato da ‘Jama Internal Medicine’. Secondo i ricercatori, rispetto a un basso consumo (meno di un bicchiere al mese), coloro che riferiscono di berne 2 o più bicchieri al dì hanno un rischio di morte dell’8% maggiore per le bibite zuccherate e del 26% maggiore per quelle con dolcificanti artificiali.

“Numerosi studi hanno ampiamento dimostrato l’esistenza di un’associazione tra l’aumentato consumo di bevande zuccherate e malattie croniche come l’obesità, il diabete di tipo 2, l’ipertensione e le malattie delle arterie coronariche – spiega Casati – Classificate nella categoria di unhealthy food sono alimenti a basso valore nutrizionale, a basso potere saziante, ma con un elevato apporto di zuccheri semplici che inducono una risposta insulinica immediata in riferimento all’alto indice glicemico, ossia la capacità ad un rapido alzamento dei valori di glicemia. L’importanza di questo indicatore, a fronte di numerose evidenze scientifiche, mostra come una scelta alimentare che ne evidenzi il dato scientifico, sia necessaria nella prevenzione di malattie dismetaboliche correlate”.

In uno stile alimentare “corretto e salutare, i carboidrati dovrebbero rappresentare dal 55 al 60% delle calorie totali giornaliere, nella maggioranza zuccheri complessi (cereali e derivati), di cui non più del 10% di zuccheri semplici (compreso fruttosio della frutta). Con il consumo giornaliero di bevande zuccherine si incrementa sensibilmente questa quota, senza un valore nutrizionale appropriato e raccomandato, come invece la frutta con il suo contenuto in fibra idrosolubile”, aggiunge la dietista.

Nella nutrizione clinica “è ormai assodato che le dipendenza al dolce risulta essere un fattore predominante per l’incremento di peso, obesità e comorbilità, come ho ampiamente rilevato nella mia pratica di nutrizione clinica presso l’Ospedale Sacra Famiglia di Erba. Pertanto la diffusione di norme dietetiche salutari atte alle modifiche di abitudini alimentari errate, sono indubbiamente la primaria prevenzione delle patologie metaboliche”, conclude Casati.

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