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Alimenti: appello a Grillo per sugar tax da 340 esperti e 10 società scientifiche

Roma, 16 gen. (AdnKronos Salute) – Dieci società scientifiche e 340 medici, pediatri, dietisti e nutrizionisti firmano per la tassa del 20% sulle bevande zuccherate da destinare a iniziative di educazione alimentare. ‘Il Fatto Alimentare’ ha infatti presentato oggi alla ministra della Salute Giulia Grillo le sottoscrizioni a favore dell’introduzione in Italia della cosidetta sugar tax. Ad appoggiare l’iniziativa, riferisce ‘Il fatto alimentare’, anche: l’ex presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi; il direttore dell’Istituto di ricerca Mario Negri, Giuseppe Remuzzi; il direttore del Dipartimento di nutrizione per la salute e lo sviluppo dell’Oms, Francesco Branca e Marco Lanzetta del Centro nazionale artrosi di Monza.

“Il provvedimento – si legge in una nota – potrebbe portare nelle casse dello stato 250 milioni circa, da destinare a iniziative di educazione alimentare. La tassa è ritenuta dalle più importanti istituzioni sanitarie mondiali (Oms,World Cancer Research Fund e World Obesity) uno strumento utile per ridurre i consumi di zucchero, calorie e diminuire così le patologie collegate all’obesità. Per questo motivo circa 30 Paesi nel mondo, tra cui Francia, Regno Unito e Irlanda hanno adottato provvedimenti in questa direzione. Gli esperti e i medici che si sono schierati a favore della tassa hanno ben chiara l’urgenza di intervenire contro il problema dell’obesità e del sovrappeso che interessa il 30,6% dei bambini sotto gli 11 anni e il 45,1% degli adulti”.

Non ci sono motivi per schierarsi contro una tassa che non comporta costi per lo Stato, ma solo vantaggi per la popolazione, spiegano i promotori: “Opporsi all’iniziativa appellandosi al diritto di mangiare ciò che si vuole, dimostra una visione poco attenta verso la salute dei cittadini e gli interessi delle istituzioni. L’obesità per il Servizio sanitario nazionale rappresenta un problema con costi sanitari altissimi per via della patologie correlate (diabete mellito, malattie cardiovascolari, neoplasie…) senza considerare i costi indiretti per la società (disabilità con perdita della capacità lavorativa)”.

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