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Al Massaia una sonda a ultrasuoni studia il fegato evitando la biopsia

L’ospedale cittadino in prima fila nella diagnostica non invasiva della fibrosi e cirrosi epatica associata a epatite cronica virale: da poco potenziata l’apparecchiatura.L’ospedale Cardinal Massaia continua a essere in prima fila nella diagnostica non invasiva della fibrosi e cirrosi epatica associata a epatite cronica virale. Dal 2009 la struttura delle Malattie Infettive utilizza un’apparecchiatura di nuova generazione (“fibroscan”) che studia il fegato: l’esame, determinando l’elasticità del tessuto epatico, è in grado di valutare l’entità di un’eventuale fibrosi o la presenza di cirrosi.Negli ultimi mesi, grazie a una donazione privata di circa 50 mila euro, è stato possibile migliorare ulteriormente la resa dell’apparecchio, dotato ora di una particolare sonda a ultrasuoni che, passata sulla cute del paziente, consente di determinare con precisione l’entità della fibrosi anche in soggetti obesi o con spazi intercostali stretti. Inoltre, grazie all’implementazione del software con l’acquisizione del sistema “CAP”, è possibile valutare l’accumulo di grasso nel fegato (steatosi epatica) nel caso, per esempio, di malattie metaboliche come il diabete.

I miglioramenti tecnologici hanno inoltre ridotto in modo significativo la durata dell’esame, del tutto indolore e capace di dare una risposta analoga alla biopsia (considerata una tecnica invasiva poiché finalizzata al prelievo di un piccolo campione di fegato): fino a circa 10 minuti, quando in precedenza si poteva arrivare anche alla mezz’ora.

L’apparecchiatura, attualmente in uso in due soli ospedali piemontesi (uno dei quali è, appunto, il Massaia), è stata presentata questa mattina in una conferenza stampa tenuta dal primario Alberto Biglino e alla quale ha preso parte il direttore generale dell’Asl AT, Valter Galante. “Attraverso questa metodica diagnostica – ha spiegato Biglino – stabilendo il livello di fibrosi riusciamo anche a prevedere l’evoluzione della malattia, individuando pertanto i pazienti da sottoporre (e quando) a terapia farmacologica, estremamente efficace ma anche piuttosto costosa e con effetti collaterali non trascurabili”.

L’attività è in continuo aumento: nel 2011 sono stati 1150 i pazienti sottoposti all’esame, che quest’anno ha già coinvolto altri 700 utenti. La previsione è dunque di chiudere il 2012 con un maggior utilizzo dell’apparecchiatura. Quest’ultima è collocata in un apposito ambulatorio denominato “Centro diagnostica eco/elastografica delle malattie epatiche” e intitolato all’ex paziente Giancarlo Caffa, la cui famiglia, residente a Cortemilia, ha deciso la generosa donazione alle Malattie Infettive.

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