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A Riccione la Giornata Nazionale dell’Epatite

Si è tenuta a Riccione la Conferenza italiana su Hiv, Epatite ed Ebola in occasione della Giornata Nimages (1)azionale dell’Epatite. Non è stata scelta a caso la provincia di Rimini per ospitare l’iniziativa, poiché in Italia è l’area con maggiore incidenza.
Numerose sono state le relazioni nel corso del Congresso, organizzato dai presidenti della Conferenza, Cristina Mussini, Laura Sighinolfi e Andrea Cossarizza. Tra i temi affrontati in questa edizione, la medicina di genere, declinata non solo al femminile, e la resistenza naturale all’infezione da HIV, nonché la comprensione di nuove strategie di eradicazione.
La Mission del Congresso, come spiegato dai presidenti, è stata “la necessità di individuare percorsi di diagnosi e cura dell’HIV che siano fondati sulle interazioni tra ricerca di base, ricerca diagnostico-clinica ed esigenze delle persone sieropositive”.

La nuova sfida terapeutica è oggi sicuramente rappresentata dalla recente e straordinaria opportunità di cura in molti pazienti con epatite cronica. Infatti, grazie alla disponibilità di nuovi farmaci antivirali, in questi soggetti è possibile ottenere la completa guarigione dal virus.
“È un momento di svolta per l’approccio terapeutico e la cura delle epatiti perché abbiamo farmaci efficacissimi, sia per quella B che per quella C: una malattia che può essere sconfitta. In Italia comporta migliaia di morti ogni anno, e si sottovaluta che sono patologie sistemiche che colpiscono tutti gli organi e gli apparati” queste le dichiarazioni del Prof. Massimo Andreoni, presidente SIMIT e primario di Malattie Infettive al Policlinico Universitario Tor Vergata. “L’arrivo del nuovo farmaco “Daclatasvir”(Gazzetta Ufficiale – Determina 495/2015 di prezzo e rimborso) è un’ottima notizia per i medici e per i pazienti, che avranno un ulteriore strumento nella lotta contro l’infezione, ma anche per il problema della sostenibilità economica, perché più farmaci vi sono o vi saranno sul mercato, più i costi della terapia saranno ridotti”. “È necessario sottolineare tale momento storico, sia per la medicina in genere, sia per la storia italiana, perché il nostro è uno dei Paesi dove il flagello delle epatiti ha coinvolto maggiormente, rispetto al resto del mondo. La SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) è sempre stata molto vicina all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e al Ministero della Salute per cercare di risolvere il problema della sostenibilità: il fatto di non poter trattare pazienti con questa malattia è semplicemente inaccettabile. Oggi siamo costretti a dover aspettare che questa malattia progredisca per poter curare i nostri malati: è un problema che deve essere risolto il prima possibile”.
“Alcuni pazienti – spiega il Prof. Massimo Andreoni – con un grado di fibrosi lieve-moderato al momento sono esclusi dal trattamento e per i pazienti co-infetti e più preoccupante, in quanto l’evoluzione della malattia e più rapida. Il numero dei pazienti non trattati è difficile da stabilire, perché possono essere curati soltanto pazienti in fase avanzata di malattia. Ma si parla di diverse migliaia, sicuramente più di 10mila, mentre possiamo stimare i pazienti co-infetti nel numero di 25mila. In un criterio di sostenibilità della spesa quella dell’AIFA è una scelta logica, ma chiediamo ugualmente di trovare nuovi fondi per supportare anche questi pazienti che, se non trattati bene, possono incorrere in un’evoluzione preoccupante della malattia”.
Non bisogna dimenticare che più del 30% dei pazienti con infezione da HIV sono co-infetti con epatite C. Bisogna porre anche l’accento sul fatto di formare i clinici per trattare al meglio i pazienti con l’epatite, sia monoinfetti che co-infetti. Occorre, dunque, maggiore formazione per gli specialisti. Un’ulteriore problema che è stato riscontrato nel paziente co-infetto è un evoluzione della malattia molto più rapida rispetto a quello monoinfetto. Pertanto, anche secondo le nuove linee guida europee, i soggetti che presentano sia l’HIV che l’Epatite C, devono avere un accesso prioritario alla terapia.
Per quanto riguarda la PrEP, profilassi pre-esposizione, una terapia antiretrovirale che permette di prevenire l’infezione da HIV basata sull’assunzione di una pillola, ci sono posizioni discordanti. Infatti, alcuni sostengono che la terapia dovrebbe essere seguita solo da coppie omosessuali, altri affermano che la pillola andrebbe data solo a coppie sierodiscordanti, altri ancora da tutti.

Per quanto riguarda l’Ebola, è stato ribadito durante la tre giorni, che i rischi maggiori di contagio dal virus, nel mondo occidentale, sono maggiormente per il personale sanitario. Mentre per i paesi d’origine, i soggetti a rischio sono più numerosi, in quanto ogni contatto con il malato può trasmettere la patologia. Dunque, per evitare il diffondersi della malattia, è importante che gli operatori sanitari che rientrano dalle zone colpite seguano i dovuti protocolli sanitari.
Anche se l’Italia è stata per molti anni ai primissimi posti nel campo della ricerca sull’HIV/AIDS, sia in termini di qualità dei progetti, sia come quantità e livello delle pubblicazioni scientifiche, da troppi anni però mancano i finanziamenti istituzionali ed il Programma Nazionale AIDS è stato interrotto.

Mirella Campitelli

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