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8 marzo: Cnt, italiane più generose d’Europa nei trapianti da vivente

Roma, 7 mar. (AdnKronos Salute) – Madri, mogli, sorelle e fidanzate: in Italia le donne che donano i propri organi per un trapianto da vivente sono il doppio degli uomini. Il dato emerge da una rilevazione del Centro nazionale trapianti sulle differenze di genere nelle donazioni in vita, resa nota alla vigilia dell’8 marzo. I numeri parlano chiaro. Dal 2001 al 2017 sono state 3.487 le persone che hanno scelto di donare un rene o una porzione del fegato: 2.322 donne (il 66,6%) e 1.165 uomini (33,4%). Un divario ancora più accentuato per quanto riguarda il solo trapianto di rene: in questo caso la percentuale di donatrici sale al 68,9% (2.151 donne contro 973 uomini). Il dato italiano, oltretutto, rappresenta un primato anche a livello europeo.

Secondo Edqm, organizzazione del Consiglio d’Europa che analizza l’attività trapiantologica dei paesi membri, nel 2017 le donazioni di rene da vivente effettuate da donne sono state in media il 58% del totale, mentre in Italia rappresentano il 70%: una percentuale superiore a quella di tutti gli Stati con un volume di trapianti comparabile al nostro come Spagna (65%), Gran Bretagna e Turchia (55%) e Francia (48%).

Non solo. Il focus del Sistema informativo trapianti permette di osservare alcune differenze anche tra le tipologie di relazione tra donatore e ricevente. In quasi un caso su tre a donare l’organo sono le madri ai propri figli (1017, il 29,2%) mentre i padri rappresentano il 12,7% del totale (442 donazioni). Allo stesso modo le mogli donatrici sono oltre il doppio dei mariti, rispettivamente il 19% e l’8,1% (662 le donne e 281 gli uomini).

Maggioranza femminile anche nelle donazioni tra fratelli: nel periodo in esame l’organo è arrivato da 401 sorelle (11,5%) mentre e 240 maschi (6,9%). Nessuna differenza, invece, nelle donazioni dei figli verso i genitori: donatrici sono state 92 e i donatori 101. La prevalenza femminile è una peculiarità della donazione da vivente: nello stesso arco di tempo i donatori deceduti utilizzati sono stati in maggioranza uomini (9912 su 17980, il 55% del totale). Questo anche a causa di una marcata polarizzazione di genere (73% uomini, 27% donne) tra i decessi per trauma cranico, che da soli rappresentano un quarto delle cause di morte dei soggetti donatori.

Anche per quanto riguarda le liste d’attesa, gli uomini sono decisamente in maggioranza, rappresentando il 64% degli 8.809 pazienti bisognosi di trapianto al 31 dicembre 2018. La differenza di genere varia sensibilmente in base all’organo atteso ed è dovuta alla diversa distribuzione nella popolazione delle patologie per l’inserimento in lista d’attesa: le insufficienze renali, cardiache ed epatiche sono molto più diffuse tra gli uomini che tra le donne.

“La differenza di genere nella donazione da vivente risente certamente dell’incidenza di alcune patologie che, dal punto di vista epidemiologico, interessano i due generi in maniera differente, ma una tendenza così marcata evidenzia una maggiore predisposizione a donare da parte delle donne, soprattutto nel contesto familiare”, commenta il direttore del Cnt Massimo Cardillo. “L’equilibrio si ristabilisce, sebbene i numeri siano ancora esigui, se si parla di donazioni samaritane, ovvero quelle effettuate da chi offre un proprio organo per salvare la vita di un malato con il quale non ha alcun legame di tipo familiare o affettivo: in Italia dal 2015 ne abbiamo avute 7, di cui 4 da parte di donne e 3 da parte di uomini”. Per Cardillo “è importante continuare a lavorare per incentivare le donazioni da vivente, che sono un’opportunità sicura ed efficace che può aiutare a ridurre ulteriormente le liste d’attesa, soprattutto per il trapianto renale”.

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