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7 milioni di persone hanno gravi problemi di udito: 1 adulto su 7, 1 over 60enne su 3, 1 ultraottantenne su 2

La professione sanitaria dell’Audioprotesista in netta controtendenza: ogni anno le aziende ricercano 500 laureati che NON ci sono, e la richiesta è destinata a crescere.  Nei bambini, negli adulti e negli anziani, è ormai ampiamente provato quanto i disturbi dell’udito limitino fortemente la crescita, le relazioni sociali e la qualità di vitaL’ipoacusia – o sordità – rappresenta una vera e propria emergenza sociale oggi ancora troppo sottovalutata, alla quale è giunto il momento di prestare l’adeguata attenzione. Di questo, e del ruolo della nuova figura sanitaria dell’Audioprotesista – laureato in Tecniche Audioprotesiche – si parlerà nel corso del 17° Congresso Nazionale Audioprotesisti che si terrà a Rimini il prossimo 23-25 novembreI protagonisti del Congresso – ANA-ANAP Associazioni Nazionali Audioprotesisti, FIA Federazione Italiana Audioprotesisti e ANIFA Associazione Nazionale Importatori e Fabbricanti Audioprotesi – ne hanno anticipato i contenuti nel corso di un incontro stampa svoltosi oggi a Milano, attraverso la presentazione dei dati più rilevanti della Ricerca EuroTrak 2012 Italia condotta a livello europeo sul comparto audioprotesico, e i dati della ricerca sul ‘Comportamento del consumatore ipoacusico’ condotta da Nicola Cobelli dell’Università degli Studi di Verona.

Sono 250 milioni le persone che accusano problemi di udito nel mondo, 71 milioni di cittadini europei, 7 milioni solo in Italia (circa il 12% della popolazione totale) di cui 700mila di età inferiore ai 13 anni; 1 adulto su 7 non ha un udito normale; 1 adulto su 6 ha un difetto uditivo tale da creare problemi nella normale vita quotidiana; 1 adulto su 10 ha una perdita uditiva per la quale è raccomandabile l’utilizzo di un apparecchio acustico, meno di 1/5 di questi soggetti effettivamente impiega un dispositivo; 1 adulto su 3 con più di 60 anni ha problemi di udito; il 50% degli ultraottantenni sono afflitti da grave ipoacusia.

A complicare le cose, spesso, la mancata consapevolezza dei disturbi uditivi.Si ritiene infatti che il 30/40 per cento delle persone interessate non abbia coscienza di essere portatrice di un deficit uditivo, soprattutto se si tratta di forme ‘sfumate’ che possono peggiorare nel corso del tempo.I sorprendenti progressi tecnologici sviluppati nella qualità degli apparecchi acustici hanno già, di fatto, prodotto un miglioramento del livello assistenziale e riabilitativo, ma non sono ancora molte le persone che scelgono di utilizzare, con continuità e profitto, l’ausilio protesico, il cosiddetto apparecchio acustico. Le cause principali sono da attribuire a problemi socioculturali, scarsa informazione e attenzione sanitaria, oltre a una spesa economica in parte a carico del paziente stesso.In Italia vengono commercializzati ogni anno circa 350.000 apparecchi acustici ad uso di circa 240.000 persone. Il fatturato complessivo delle aziende italiane si attesta sui 490 milioni di Euro. Da non sottovalutare, infine, i costi sociali – valutati anche in termini di ‘qualità di vita’ – delle ipoacusie non trattate, nei Paesi della Comunità Europea: si parla di circa 280 milioni di Euro l’anno. Il costo della rimediazione dell’ipoacusia è invece sensibilmente inferiore, attestandosi sugli 80 milioni di Euro.

La figura sanitaria dell’Audioprotesista: quale futuro in Italia?

Assoluto protagonista di un panorama in cui l’ipoacusia/sordità, a livello mondiale, è destinata a crescere (le cause maggiori sono l’invecchiamento crescente della popolazione e la maggiore incidenza di agenti inquinanti tossici e acustici), il Tecnico laureato Audioprotesista è una figura sanitaria altamente specializzata relativamente giovane, riconosciuta nel 1994 (con DM del Ministero della Sanità n° 668), e rappresenta una professione di sicuro successoL’Audioprotesista è l’operatore sanitario che svolge la propria attività nella fornitura, adattamento e controllo dei presidi protesici per la prevenzione e correzione dei deficit uditivi. Opera su prescrizione del medico, mediante atti professionali che implicano la piena responsabilità e la conseguente autonomia.Parallelamente, le sue competenze nel campo della psicologia e della comunicazione gli permettono di instaurare una relazione empatica, fondamentale per creare fiducia e vincere le resistenze del paziente, che vive la propria situazione con estremo disagio e difficoltà.

Corrado Canovi, Segretario Nazionale ANA-ANAP e Presidente CETA, ha affermato: Nel mondo delle professioni sanitarie, costituisce un settore che può definirsi in netta controtendenza con l’attuale poco incoraggiante panorama lavorativo italiano: la professione del Dottore Audioprotesista – che per svolgere la sua attività deve essere in possesso di laurea in Tecniche Audioprotesiche conseguita presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e del titolo abilitante – offre ottime prospettive occupazionali, di carriera, con una domanda in costante crescita”.In Italia lavorano circa 3.200 Audioprotesisti laureati e abilitati, distribuiti in circa 1.200 punti vendita. Per arrivare al rapporto Audioprotesista/popolazione di Germania e Francia, in Italia gli Audioprotesisti dovrebbero passare dagli attuali 3.200 a circa 10.000 entro il 2015.

La domanda di Audioprotesisti da parte dei centri audioprotesici è di circa 500 laureati l’anno, molto più alta rispetto all’offerta, e ciò evidenzia in modo netto alcune criticità:

  • Pochi Audioprotesisti: ogni anno il Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR) mette a disposizione meno di 270 posti per il Corso di Laurea in Tecniche Audioprotesiche, che coprono per poco più della metà il fabbisogno nazionale
  • Distribuzione territoriale disomogenea: i posti messi a disposizione dal MIUR non sono distribuiti equamente sul territorio nazionale, ma sono concentrati solo su alcune aree
  • Assenza di cultura: l’ipoacusia soffre ancora di uno stigma culturale, e la pratica dello screening uditivo non gode a tutt’oggi della necessaria diffusione

L’Audioprotesista, ovvero un professionista molto preparato ma numericamente ancora insufficiente, si colloca nel top delle professioni sopra la media nazionale per opportunità di lavoro entro il primo anno dalla laurea, con 85 laureati su 100 che trovano subito un’occupazione fissa e ben remunerata. Mentre il 99% degli studenti trova lavoro entro tre anni dall’abilitazione e più dell’80% dei tirocinanti riceve proposte di lavoro durante gli studi universitari.

 

 

 

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