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Vaccini: Sipps, posizioni ideologiche vanificano contrasto a malattie gravi

Roma, 25 giu. (AdnKronos Salute) – “In nome di posizioni ideologiche prive di fondamento scientifico” si rischia di “perdere quanto di buono è stato realizzato anche nel nostro Paese nella lotta contro le malattie prevenibili con le vaccinazioni”. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), preoccupati dalle dichiarazioni sui vaccini rilasciate nei giorni scorsi da alcuni esponenti della politica fra cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Per Luciano Pinto, vice presidente Sipps Campania, chi ha affermato che 10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi pericolosi, se non dannosi, “sembra del tutto ignaro delle motivazioni che avevano indotto il Parlamento italiano a estendere da 4 a 10 il numero dei vaccini obbligatori, e dimostra di non sapere nulla della reale situazione epidemiologica, in Italia e negli altri Paesi, delle malattie che i vaccini prevengono.

“Paradigmatico – sottolinea Pinto – è il caso del vaccino contro il morbillo, la cui obbligatorietà è soggetta a revisione ogni 3 anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte. In Italia da oltre un anno e mezzo è in atto una grave epidemia di morbillo, con 6.664 casi ufficialmente registrati dal 1 gennaio 2017 al 30 aprile 2018, quasi tutti di soggetti non vaccinati o vaccinati incompletamente, che ha causato 8 decessi: 4 bambini al di sotto dei 10 anni (fra cui un lattante di 10 mesi che per l’età non poteva essere vaccinato) e 4 adulti”.

“Si legge inoltre sui media che dovrebbe essere permesso che ‘tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola’, perché ‘la priorità è che non vengano espulsi dalle classi’ anche se non vaccinati, in quanto vi sarebbe un ‘rischio di esclusione sociale’. Appare evidente – sostiene il vice presidente della Sipps Campania – che anche in questo caso i politici non hanno pienamente valutato le motivazioni che hanno indotto il Parlamento italiano ad approvare delle misure precauzionali. Un bambino non vaccinato è a rischio di ammalarsi della malattia trasmissibile che la vaccinazione previene, e di trasmetterla agli altri bimbi non vaccinati”.

“Non tutti i bambini, come non tutti gli adulti, possono essere vaccinati – ricorda Pinto – in quanto alcune condizioni mediche controindicano la vaccinazione, in particolare con i vaccini con virus vivo attenuato come quello contro il morbillo. Per questo motivo il legislatore ha previsto che possono accedere alla scuola dell’infanzia solo i bambini vaccinati o non vaccinati per problemi medici, mentre nella scuola dell’obbligo un bambino che non può essere vaccinato deve esse collocato in una classe in cui i suoi compagni sono vaccinati”.

“In questa vicenda – conclude Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps – è chiaro che non è il ‘rischio sociale di esclusione’ che il Governo deve considerare, bensì il rischio che un bambino venga incolpevolmente danneggiato da una malattia che era prevenibile, per una decisione colpevolmente assunta dai suoi genitori”.

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