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Università: giovani medici in piazza, possiamo solo emigrare

Roma, 28 set. (AdnKronos Salute) – Con cartelloni, bandiere, megafoni e fischietti chiedono a gran voce le borse di specializzazione. Quasi un centinaio di giovani medici di Anaao Assomed e Fimmg protesta davanti al Miur, a Roma, intonando inni e cori rivolti al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. “Possiamo solo emigrare”, ribadisce la maggior parte dei ragazzi scesi in piazza. Quattro delegazioni di giovani camici bianchi in attesa di specializzarsi, sono andate al Senato, alla Camera, ai ministeri della Salute e dell’Istruzione per essere ricevute e per esporre i propri dubbi, sperando in risposte chiare e definitive.

“Bastava copiare! Noi volevamo solo che copiassero il sistema francese o spagnolo, ma non hanno saputo fare neanche questo”, spiega Aldo Rocca, un giovane laureato in Medicina dell’Università Federico II di Napoli. Sono passati 19 mesi ma c’è ancora tanta confusione sul bando e sul regolamento di accesso alla scuole di specializzazione, denunciano i ragazzi, che si dicono “sfiduciati e delusi da un governo nel quale non si sento rappresentati”. “Siamo di fronte a una carenza di specialisti ed a un’amministrazione che non intende investire in sanità, per la salute dei cittadini né per la formazione di giovani colleghi”, dichiara Domenico Montemurro, responsabile Anaao giovani.

Ancora troppi punti cruciali vengono ignorati, secondo i sindacati che chiedono una modifica del regolamento del concorso di accesso alle scuole e l’abolizione della scelta di sole 3 preferenze post-graduatoria, in modo da garantire al candidato una maggiore possibilità di scelta. E ancora, un aumento dei contratti regionali, almeno 8 mila per le specializzazioni (pari al fabbisogno per il 2016/2017) e 2.800 per la medicina generale; vigilanza sullo scorrimento delle graduatorie, in modo da non determinare nessuna perdita delle borse stanziate. Reclamano, infine, la presa di servizio entro febbraio.

“Non vogliamo che quello di specialità sia un concorso lotteria. Un medico senza specializzazione può fare ben poco, non può crescere professionalmente”, puntualizza Giulia Vaccari, neolaureata all’Università di Modena. “I nuovi medici si ritrovano in un limbo, senza poter accedere al mondo del lavoro e senza poter ultimare il percorso formativo”, evidenzia Annamaria Feudale, dell’Università di Pisa.

Con questo regolamento, non è previsto che vengano assegnate borse di studio oltre il primo scorrimento, ciò comporta, quindi, una possibilità in meno di accedere alle scuole. Michele Negrello, dell’Università di Padova, commenta: “Dietro ad ogni contratto non sfruttato, c’è una persona che resta senza lavoro. In questo modo, il sistema sanitario sarà costretto a importare medici dall’estero, il che è assolutamente paradossale”.

“Il numero di borse è troppo basso. Non si può lasciare fuori più di un terzo dei partecipanti”, dicono in molti. Salvatore Ferdinando Aruta, dell’Università Federico II, racconta una questione allarmante: “Molti miei colleghi al quarto anno iniziano corsi di lingua, in modo che quando si laureano possono emigrare all’estero, dato che qui non c’è lavoro”. Alla domanda se sono fiduciosi che domani verrà ufficialmente pubblicato il bando, i giovani camici bianchi rispondo: “Ci dobbiamo rivolgere a stregoni, cartomanti o indovini, è più di un anno che lo rinviano”.

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