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Tumori: nella Milano di inizio ‘800 quello all’utero il più frequente

Roma, 9 ott. (AdnKronos Salute) – Anche nei secoli scorsi ci si ammalava di tumore. E fra i killer più insidiosi spicca un nemico delle donne: il tumore dell’utero. A dimostrarlo uno studio dell’università di Milano-Bicocca pubblicato su ‘Lancet Oncology’, che per la prima volta riporta dati sulla mortalità per tumore contenuti nei registri delle parrocchie milanesi di inizio Ottocento. Le analisi delle cause di morte riportate nei registri di mortalità di tutte le parrocchie della città nel periodo 1816-1822 e riferite a 29.865 soggetti morti nel capoluogo lombardo in quegli anni sono state condotte da Michele Augusto Riva, ricercatore di storia della medicina del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’università di Milano-Bicocca, e da Sara Conti, biostatistica del centro di studio e ricerca sulla Sanità pubblica, guidato da Giancarlo Cesana.

L’analisi ha evidenziato 357 tumori, principalmente diagnosticati in soggetti di sesso femminile (78%), il 37% dei quali all’utero. Questo dato “è simile a quello riscontrato ancora oggi nei Paesi in via di sviluppo, dove il tumore della cervice uterina è un problema sanitario molto rilevante, sia in termini di incidenza sia di mortalità”, spiegano dalla Bicocca.

Anche nella Milano di inizio Ottocento, la scarsa igiene personale e la promiscuità sessuale potrebbero avere favorito la diffusione dell’infezione da papillomavirus (Hpv), all’origine di questo tipo di tumori. A conferma di questa ipotesi, l’età media di morte delle donne analizzate nello studio: risulta essere più bassa di quella degli altri soggetti colpiti da tumore nello stesso periodo. Il tumore uterino colpisce, infatti, le giovani donne.

I dati derivano da ricerche condotte nell’Archivio storico diocesano di Milano, che raccoglie e conserva tutti i registri di morte (defunctorum libri) parrocchiali dei secoli passati, fin dalla loro istituzione voluta da Papa Paolo V nel 1614. In particolare, nell’Ottocento i registri riportavano sistematicamente, oltre ai dati anagrafici e alla data del decesso, anche la presunta causa di morte. Partendo da questi registri è possibile ottenere un quadro (paleo)epidemiologico della diffusione delle malattie in quel periodo.

“Il tema della diffusione dei tumori del mondo antico è attualmente molto dibattuto nell’ambito della ricerca storiografica medica – spiega Michele Riva – Fino a oggi sono stati riportati in letteratura solamente casi aneddotici di tumori, riscontrati prevalentemente in mummie. La scarsa conservazione degli organi rende difficile l’individuazione di tumori in resti umani antichi. Il nostro lavoro – rivendica – è il primo ad analizzare sistematicamente i dati raccolti nei registri parrocchiali ed è il primo a essere stato condotto sulla popolazione di un’intera città in un periodo di tempo così lungo”.

“Lo studio, oltre a costituire un passo in avanti verso la comprensione della diffusione delle malattie nel mondo antico, consente di valorizzare un’importante componente del patrimonio storico-culturale della città di Milano, ovvero i registri di mortalità parrocchiali, che costituiscono un unicum a livello internazionale per completezza di informazioni contenute. Tali documenti – conclude – potrebbero essere utilizzati nei prossimi anni per indagare la diffusione di altre patologie nel mondo antico”.

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