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SIGO: noi ginecologi da anni denunciamo i troppi parti cesarei

In Italia troppi neonati vengono al mondo tramite parto cesareo. Per contrastare questo fenomeno è fondamentale applicare la riforma dei punti nascita del 2010, che prevede la riorganizzazione su tutto il territorio nazionale dei reparti materno-infantili”. E’ questo il monito lanciato dal Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) Nicola Surico dopo la pubblicazione della ricerca dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS). Secondo l’ente del Ministero della Salute in Italia il 43% dei parti cesarei sarebbero “ingiustificati” e provocherebbero uno spreco di 85 milioni di euro. “Noi ginecologi non vogliamo essere accusati di truffare il sistema sanitario nazionale – sottolinea con forza Surico -. La SIGO da anni denuncia l’eccessivo ricorso alla via chirurgica nei reparti materno-infantili. Bisogna partire dal dato oggettivo che la maggior parte dei cesarei inappropriati non è legata alla professionalità del singolo operatore ma a questioni di sistema oltre che organizzative dei reparti e alle modalità dei rimborsi. Molte criticità avvengo in strutture sanitarie private accreditate. Chiediamo quindi che la revisione delle tariffe Drg venga applicata a livello nazionale sia nel settore pubblico che privato. Questo provvedimento potrebbe ottenere risultati significativi sul contenimento delle nascite per via chirurgica. In sintesi bisogna riorganizzare l’intero sistema. Per questo chiediamo alle forze politiche, che vinceranno le prossime elezioni, di applicare immediatamente la riforma dei punti nascita del 2010 che prevedeva la chiusura di tutti i reparti che svolgono meno di 500 parti l’anno. Dopo due anni dobbiamo costatare con grande rammarico che gran parte di quei provvedimenti sono rimasti solo sulla carta”.

L’indagine dell’AGENAS è stata resa nota proprio ieri prima di un incontro tra il Ministro della Salute Renato Balduzzi e i rappresentati dei ginecologi ed ostetrici. L’obiettivo del meeting era discutere dello sciopero del 12 febbraio, indetto dalle associazioni che rappresentano la neonatologia italiana. Tra le ragioni che hanno indotto i camici bianchi a sospendere il lavoro c’è anche la questione del contenzioso medico legale. “In Italia sprechiamo ogni anno 12-14 miliardi di euro per esami e terapie inutili che sanitario prescrive solo per il timore di una denuncia o causa legale – ricorda il Presidente SIGO -. E’ la così detta “medicina difensiva” che è all’origine anche dell’oltre 30% dei tagli cesari effettuati ogni anno. E’ necessario prevedere l’obbligatorietà della polizza assicurativa, da parte delle aziende sanitarie, ed un tetto ai risarcimenti. Per la realizzazione di questo provvedimento sarà necessario coinvolgere, oltre che al ministero della salute, anche il dicastero della giustizia in quanto le leggi italiane sono diverse da quelle negli Stati Uniti e quindi non è facile attuare questa decisione”. “L’incontro con il Ministro è stato teso ma produttivo – aggiunge Surico -. Ciò nonostante noi ginecologi incroceremo lo stesso le braccia per protestare contro la disastrosa situazione nella quale dobbiamo operare quotidianamente. Abbiamo deciso di proseguire nella nostra protesta non per difendere interessi particolari o di casta. Sciopereremo, anche e soprattutto, perché sia garantita la totale sicurezza alle migliaia di madri che ogni giorno partoriscono nel nostro Paese”.

Ufficio stampa
Intermedia

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