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Se una ‘faccina’ parla di noi, emoticon nella lente della scienza

Milano, 17 gen. (AdnKronos Salute) – C’erano una volta i gesti, i movimenti delle mani che insieme alle espressioni del viso dicevano spesso molto più delle parole. Ora, ai tempi dello smartphone, a parlare di noi sono le ‘faccine’: quelle disegnate usando la punteggiatura (gli emoticon), o quelle già pronte per l’uso (gli emoji). Tutte quante finiscono sotto la lente della ricerca, in un articolo pubblicato su ‘Trends in Cognitive Sciences’ da Linda Kaye, Stephanie Malone ed Helen Wall. Tre psicologhe, anzi ‘cyberpsicologhe’, convinte in sintesi che le faccine siano lo specchio della personalità dell’era digitale. Strumenti di comunicazione non verbale trasversali e senza età, utili da studiare per far luce sui comportamenti individuali e sulle modalità di interazione sociale.

Oggi oltre il 90% del popolo di Internet è solito inserire emoticon ed emoji in testi scritti ed email, sottolineano le esperte. E non è solo un fatto di generazionale, assicurano. Un’indagine condotta nel 2014 su mille americani ha indicato che soltanto il 54% di chi usa le faccine ha dai 18 ai 34 anni. Tutti gli altri, quasi la metà, sono adulti fatti e finiti se non addirittura anziani. Segno che, spiegano le autrici del paper, questa forma di comunicazione è più collegata alla personalità che all’età.

Durante le interazioni face-to-face (o FaceTime-to-FaceTime), elementi come i movimenti facciali, il tono di voce e la gestualità sono essenziali per far capire meglio quello che vogliamo comunicare. Ebbene, la cyberpsicologia ritiene che emoji ed emoticon abbiano la stessa funzione: supporti visivi utili a chiarire e a rafforzare il messaggio che vogliamo mandare al nostro interlocutore virtuale. “Il più delle volte li usiamo come fossero gesti, come un modo per amplificare le espressioni emotive”, precisa Kaye della Edge Hill University britannica. Capire come una persona li utilizza, quando e perché, può quindi servire a interpretare i tratti della sua personalità.

Non solo. Secondo le esperte, studiare l’impiego delle faccine può rivelarsi utile anche per comprendere meglio le nuove modalità di interazione sociale. Scegliere un emoticon o un emoji piuttosto che un altro, infatti, può influire sul modo in cui veniamo percepiti e giudicati dalla persona con cui stiamo comunicando.

Avverte Kaye: “Dobbiamo essere consapevoli del fatto che le ‘sentenze’ emesse su di noi possono variare anche in base a questo, a seconda di come usiamo uno ‘smile’ e di dove e con chi lo facciamo, se in famiglia o fra amici oppure sul posto di lavoro”.

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One comment

  1. “parlano di noi? Bene. Allora la faccina ???.Sorridiamo al mondo che la fortuna non ci abbandoni”.

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