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Sanità: protesta medici contro Governo e Regioni, 10 anni senza contratto

Roma, 14 gen. (AdnKronos Salute) – Un contratto di lavoro “fermo da 10 anni, turni massacranti, ogni anno almeno 15 milioni di ore di lavoro eccedenti il dovuto contrattuale, tutti i weekend passati a coprire reperibilità e turni di guardia, estenuanti trattative per conquistare le ferie, aggressioni verbali e fisiche”. Lo denuncia in una nota l’Intersindacale, che raccoglie le maggiori sigle del comparto della dirigenza medica del Ssn, annunciando per giovedì 17 alle 11 un sit-in davanti al ministero della Pubblica Amministrazione. “Per dar vita ad una manifestazione di protesta contro Governo e Regioni, indifferenti ai problemi sollevati dalle categorie in difesa della sanità pubblica e della dignità del loro lavoro”, ricordano i sindacati.

“Il messaggio che vogliamo far arrivare alla politica e alle istituzioni – affermano i leader sindacali – è racchiuso in tre hasthag: #dignità, #assunzioni, #contratto. Le condizioni di lavoro negli ospedali peggiorano senza sosta con una crescita esponenziale del rischio clinico e medico-legale, a fronte di retribuzioni inchiodate al 2010 e di progressioni di carriera rarefatte ed invase dalla politica, provocano un esodo di massa verso settori più remunerativi che consentono anche una migliore qualità della vita. Per far fronte alla carenza dei medici – prosegue la nota dell’Intersindacale – è necessario correggere la rotta della programmazione della formazione specialistica, aumentando il numero dei contratti di formazione per sopperire alla mancanza di 16.500 specialisti entro il 2025. E cancellare insopportabili vincoli di spesa per garantire almeno il turnover”.

“Quest’anno si ‘festeggia’ il decimo compleanno del contratto che non c’è, fermato al 2009 da leggi e finanziarie che negli anni ne hanno reiterato il blocco. Una ricorrenza amara – rimarcano i sindacati – resa ancora più spiacevole dal ‘regalo’ dell’ultima legge di bilancio, il comma 687, che pesa sul rinnovo del triennio 2016-2018 allungando ulteriormente i tempi della sua chiusura. Con la manifestazione del 17 gennaio vogliamo dare un segnale forte della nostra presenza e anche la scelta della sede non è casuale. Al ministro della Funzione Pubblica competono molte decisioni che possono sbloccare la trattativa per il rinnovo del contratto. In assenza di risposte positive noi andremo avanti nella protesta che porterà a due giornate di sciopero, la prima il 25 gennaio, la seconda entro la prima decade di febbraio”.

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