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Sanità: digitali, efficienti e sostenibili, ospedali del futuro copiano Amazon

Roma, 15 mar. (AdnKronos Salute) – Le più avanzate tecnologie cliniche e le migliori condizioni di comfort ambientale. L’applicazione delle potenzialità della medicina digitale e l’efficienza dei robot. La velocità della tracciabilità logistica e la sostenibilità energetica. L’ospedale del futuro interpreta il processo di rinnovamento della scienza e dell’architettura diventando il paradigma di una rivoluzione ormai alle porte per i pazienti e i familiari, i medici e gli operatori sanitari. Una struttura diversa dagli enormi policlinici del secolo scorso, più vicina al comfort degli alberghi unito con la velocità e l’efficienza dei sistemi logistici in ‘stile Amazon’.

La morfologia dei nosocomi 3.0 – secondo gli esperti interpellati dall’Adnkronos Salute – è rintracciabile in queste due direzioni. Il trend della progettazione degli ospedali in Italia e all’estero guarda a strutture con al massimo 4 piani, sviluppati in orizzontale e concepiti in rapporto allo sviluppo urbanistico della città, dove domina l’umanizzazione delle cure con alcuni punti cardine: l’orientamento, la mobilità, la luce naturale e la socializzazione. Progetti dove il tocco estetico delle grandi archistar non sempre è un valore aggiunto.

“Le archistar per progettare un ospedale pubblico? Vanno bene ma da sole non bastono, vanno affiancati specialisti che conoscono la ‘macchina’ complessa di un ospedale. Ho visto progetti di nomi molto importanti messi da parte perché non funzionali. Ideare un ospedale non è la morte dell’architettura, come qualche collega potrebbe pensare, ma un lavoro molto creativo. Serve però un’ottima conoscenza della materia”, spiega all’Adnkronos Salute Cesare Trinchero, fondatore della Studio Archè, alle spalle una carriera ultra trentennale e uno dei più prolifici architetti ospedalieri italiani, con oltre 50 strutture realizzate e centinai di progetti in Italia e in Ue.

Di nuovi ospedali nel nostro Paese se ne costruiscono pochi, visto anche che il numero registrato ancora nel 2013 dall’Istat era di circa 1.069. “Poi sono stati ridotti o trasformati negli anni – spiega Trinchero – Si punta molto alla ristrutturazione dei vecchi edifici. In Italia c’è un problema di fondo: il lasso di tempo che passa tra la progettazione alla realizzazione di un ospedale. La media in Europa è di 5-6 anni, nel nostro Paese si arriva a 8-10, per colpa dei ritardi della burocrazia. Un esempio è l’ospedale di Alba, il progetto risale al 2004 e solo oggi stanno completando le finiture. Ben 14 anni dopo”.

Alla base di un progetto “non deve esserci la contrapposizione tra funzionalità e bellezza – avverte Maurizio Mauri, presidente del Cneto, Centro nazionale per l’edilizia e la tecnica ospedaliera – l’ospedale deve essere concepito per rendere il più semplice possibile il percorso personalizzato di cure integrate dove collaborano discipline diverse. L’archistar può dare il suo contributo ma non può mancare un esperto in sanità che, appunto, sviluppa la parte funzionale”.

Non sempre serve una palla di cristallo per immaginare il futuro, spesso basta viaggiare e osservare. E’ quello che ha fatto Giorgia Zunino, architetto e strategic project manager dell’Asl Roma 1. “Quali ospedali dobbiamo progettare? Di che tipo? Per rispondere a questa domanda – ricorda Zunino – ho deciso di fare le valigie e andare a vedere di persona dove ‘abita’ la medicina del terzo millennio. Dal dopoguerra a oggi le politiche sanitarie hanno sempre spinto per concentrare l’assistenza alla popolazione in grandi ospedali. Ma ora c’è una rivoluzione alle porte”.

“Oggi la nuova strada, visto il drammatico incremento dell’età dei pazienti sempre più anziani e con malattie croniche, è una struttura più organizzate ed evoluta – osserva l’architetta, direttore scientifico del Master ‘re-Design’ Medicine – integrata con l’assistenza diffusa sul territorio e l’efficacia della prevenzione. Uno dei trend maggiormente in evoluzione è la digitalizzazione diffusa, i device sono una presenza in corsia e nella diagnosi medica. Il medico diventa quindi anche un esperto di computazione e deve essere in grado di relazionarsi con i nuovi linguaggi che sono alla base di questi cambiamenti”.

Non solo il camice bianco, anche gli altri operatori sanitari dovranno avere le competenze per questo tipo di approccio basato sull’elaborazione dei dati informatici forniti da tutti questi device messi in rete. Cosa accadrà? “Accanto ai vari dipartimenti ci saranno laboratori per la creazione con la stampa in 3D di presidi, protesi o parti anatomiche. Dobbiamo guardare – osserva l’esperta – a quello che sta facendo Amazon che usa il digitale al 100% delle sue possibilità. Si può fare anche nell’assistenza e nella cura dei pazienti. Guardiamo l’ospedale di Utrecht, è eccezionale per la logistica: i farmaci e le cartelle cliniche sono tracciate come se fossimo, appunto in un magazzino di Amazon, in questo modo si azzerano i tempi e c’è un pieno controllo della spesa. Oppure in Irlanda, dove è stato lanciato il programma ‘eHealth’ con il primo progetto di ospedale digitale e senza carta”.

E in Italia? Qualcosa si sta muovendo secondo l’esperta: “Il primo passo per considerare l’ospedale come un ‘organismo’, quindi con tutta una rete di connessioni al loro interno che vanno controllate e coordinate, con i medici che hanno la stessa funzione degli ‘enzimi’, è il nuovo Galliera di Genova. Qui hanno integrato il lavoro con i processi di geo-referertazione per la gestione delle ‘facilities’, tra cui anche le barelle, per seguirle in tempo reale. Azzerando – osserva – i tempi morti e riducendo così anche i problemi di affollamento nel pronto soccorso”. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato nei mesi scorsi 264 milioni di euro, destinati a interventi di ampliamento, riqualificazione, adeguamento e messa a norma di cinque ospedali, quattro sono le Lazio.

Rinnovare l’edilizia sanitaria della Penisola era già tra gli obiettivi dell’articolo 20 della legge 67 del 1988, che prevedeva “la ristrutturazione edilizia e l’ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico e la realizzazione di residenze sanitarie assistenziali per anziani e soggetti non autosufficienti”, riporta il sito del ministero. La Legge autorizzava un programma pluriennale di investimenti di 30.000 miliardi di lire, pari a 15,494 miliardi di euro, articolato in più fasi. “Le risorse – spiega il ministero – inizialmente previste sono state successivamente incrementate elevando a complessivi 24 miliardi di euro la dotazione di risorse per il programma pluriennale di interventi in sanità”.

Alla data del 30 settembre 2011 risultano sottoscritti 58 tra accordi di programma e accordi integrativi dal ministero e dalle Regioni e Province Autonome, di cui 7 sono Accordi di programma quadro. Sempre alla stessa data “è risultato appaltabile – si legge – circa il 97,2% delle risorse impegnate in accordi sottoscritti ed è stata autorizzata la spesa per circa 8,986 miliardi di euro”. E’ lo stesso ministero della Salute a precisare che “persistono comunque forti differenziazioni nei tempi di sottoscrizione e di attuazione degli accordi, a motivo delle diverse complessità regionali”.

Secondo la Società italiana dell’architettura e dell’ingegneria per la sanità (Siais), “i fondi ministeriali per gli investimenti sanitari sono ormai completamente esauriti. Le misure di contenimento del debito pubblico non consentiranno di utilizzare logiche tradizionali”. Per gli esperti una strada per canalizzare fondi verso nuove opere è il sistema ‘Ppp’ ovvero partnership pubblico-privato. Un sistema che in Italia ha avuto difficoltà ad attecchire “perché è stato visto come una procedura di gara, seguendo, quindi, un approccio prettamente burocratico”, scrive la Siais sull’ultimo numero della sua rivista scientifica.

Molte strutture costruite dopo il 2000, guardano alle nuove tendenze e priorità dell’architettura ospedaliera. Se i sistemi digitali interconnessi e la rete faranno funzionare più velocemente la ‘macchina’ (per molti addetti ai lavori i dati sono il nuovo ‘petrolio’ e chi li saprà sfruttare al meglio potrà avere una corsia preferenziale), la psicologia ambientale può rendere la struttura più armoniosa e meno respingente, grazie ad ambienti accoglienti e ‘domestici’. La luce giusta poi aiuta il benessere: apparecchi illuminati e scenari di luce sono strategici per migliorare il comfort e il benessere dei degenti e degli operatori. In passato l’impianto di illuminazione negli ospedali era piuttosto spartano, ma la tecnologia delle luci a Led ha aperto nuove frontiere consentendo di abbattere i consumi.

Non solo. Negli spazi della diagnostica un’illuminazione ben studiata è utile principalmente per alleviare l’ansia con cui un paziente affronta l’esame. Un malato rilassato facilita e velocizza lo svolgimento del test, migliorando la resa degli esiti. In questi ambienti posso essere usati anche impianti a luce colorata. Il Mayo Hospital di Jacksonville in Florida ha investito in un progetto che riduce il rumore diffuso prodotto da impianti e macchine. L’azione, verificata con uno studio, ha prodotto un notevole beneficio ai pazienti e ai medici, meno stress in corsia e nelle camere per i primi e una maggiore capacità di concentrarsi per i secondi.

Oggi chi si mette al tavolo per disegnare le strutture pubbliche del futuro non può prescindere dal consumo energetico. L’Europa ha previsto il concetto di edificio nZeb (‘nearly Zero Energy Building’, ovvero edificio a energia quasi zero). “L’idea è che l’edificio debba autoprodurre una buona parte di energia – spiega Trinchero – i vecchi lazzaretti erano dei piccoli edifici già a loro modo nZeb, perché avevano la concezione della termoventilazione naturale. Oggi si usano i labirintici termici con cui si può arrivare a contenere intorno al 70% dell’energia”.

Nel nostro Paese il dibattito attorno alle condizioni delle strutture ospedaliere ha avuto un sussulto nel 2001, quando l’allora ministro della Salute Umberto Veronesi ha presentato con l’architetto Renzo Piano il progetto per l’ospedale modello: le parole chiave erano ‘verde’ e ‘orizzontale’, con un ambiente a misura d’uomo, sicuro e confortevole. “Concetti che condivido e che in parte ritroviamo in molti progetti arrivati dopo – ricorda Trinchero – Ma le difficoltà in Italia sono davvero tante. Innanzitutto la scelta del posto dove deve sorgere una nuova struttura, che deve essere fatta molto attentamente, e poi i tempi. Dal progetto all’apertura non devono passare più di 8 anni, per non far scadere le tecnologie. Infine i costi: va ricordato che un ospedale con 250-300 posti letto completo di tutto (apparecchiature, tecnologie, arredamenti e impianti) può costare dai 150-200 mln di euro”.

In conclusione – concordano gli esperti – saremo curati in strutture dove verrà praticata la medicina digitale, dove i tempi di attesa saranno ridotti e i medici e operatori comunicheranno con device collegati tra di loro. Dalle cartelle cliniche alle barelle, ogni dispositivo sarà controllato e monitorato, come il modello Amazon. Gli ambienti saranno a misura d’uomo perché l’ospedale del futuro deve essere “leggibile dai pazienti, dai familiari in visita, dai medici e dagli operatori che ci lavorano”. Un luogo dove sia facile e rapido orientarsi, dove i percorsi per la logistica sono separati da quelli per il pubblico e sono gestiti da robot, dove le aree di degenza sono assolutamente separate dalle quelle di alta intensità per il paziente. Ambienti accoglienti, colorati e confortevoli.

Fantascienza? “Come italiani siamo tra i più bravi nel progettare questo tipo di edifici e nel lavorare anche sulle ristrutturazioni, che sono molte di più delle nuove edificazioni – conclude Trinchero – Non dobbiamo pensare che gli edifici costruiti a inizio secolo non possano essere recuperati. Ho lavorato per 5 anni all’ospedale militare del Celio dove abbiamo ristrutturato cinque padiglioni e la camera mortuaria. Ebbene, nonostante fosse un edificio obsoleto, è stato facile trasformarlo e ammodernarlo perché gli spazi enormi dei padiglioni nascono con una matrice forte e permettono di rimettere mano a molti sistemi senza problemi”. Nuovi o rimessi ‘a nuovo’, gli ospedali pubblici, e i pazienti, aspettano delle risposte.

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