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Salute: lotta alle fake news sull’osteoporosi, ecco le 6 ‘bufale’ più diffuse

Roma, 7 giu. (AdnKronos Salute) – Non solo vaccini, tumori e alimentazioni. Alle bufale e alle false notizie che circolano sul web e sui social network non sfugge neppure l’osteoporosi. In Italia colpisce oltre 4 milioni di donne e 1 milione di uomini ed è responsabile, ogni anno, di oltre 90 mila fratture del femore da fragilità ossea, complicanza assai temibile, resta ancora largamente misconosciuta e sottovalutata. In occasione del lancio della campagna ‘Stop alle fratture’, gli specialisti di www.stopallefratture.it (sito che riunisce le principali società scientifiche che si occupano di osteoporosi) promuovono un nuovo opuscolo online che svela sei tra le principali affermazioni non vere riguardanti l’osteoporosi.

“Se parliamo di osteoporosi – spiega Giuseppina Resmini, responsabile del Centro per lo studio dell’osteoporosi e delle malattie metaboliche dell’osso dell’Asst Bergamo Ovest e membro del board di ‘Stop alle fratture’ – dobbiamo rilevare come la maggior parte delle donne italiane tra i 50 e i 79 anni non sia consapevole di essere a rischio di osteoporosi, cioè di poter incorrere nelle fratture da fragilità ossea (soprattutto del femore, delle vertebre, del polso e dell’omero) che sono la diretta conseguenza della severità di questa patologia. Il primo elemento da rilevare pertanto è come, proprio da questa sottovalutazione, nasca la diffusione delle principali inesattezze che riguardano sia la conoscenza della patologia osteoporotica, che dei suoi principali fattori di rischio”.

Ecco, di seguito, la lista delle 6 principali e più ricorrenti bufale sul web: 1) L’osteoporosi è una condizione naturale legata all’invecchiamento. Ancora troppo spesso si tende a considerare l’osteoporosi come una conseguenza fisiologica dovuta all’invecchiamento, sottovalutando la presenza di fattori di rischio, come ad esempio la familiarità o precedenti fratture da fragilità ossea, che devono essere considerate campanelli d’allarme, oppure un sensibile calo staturale o la presenza di dolore lieve o moderato ma continuo a carico della colonna vertebrale che può presentarsi dopo essere stati in piedi a lungo; 2) Osteoporosi e artrosi sono la stessa cosa. Attenzione – suggeriscono gli esperti – artrosi e osteoporosi non sono assolutamente la stessa cosa. La prima è una malattia degenerativa cronica che colpisce le articolazioni (anca, ginocchio, spalla) e che può arrivare a causare una grave limitazione funzionale dolorosa dell’articolazione colpita. L’osteoporosi, invece, è una patologia ossea che colpisce l’intero scheletro;

3) L’osteoporosi è una malattia femminile. “Anche se negli uomini l’incidenza è più bassa – precisa Silvia Migliaccio, specialista di Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’Università Foro Italico di Roma – i danni conseguenti alle fratture da fragilità che si verificano nell’uomo sono molto più gravi: la disabilità è più frequente e il rischio di morire entro un anno dalla frattura femorale è addirittura raddoppiato”; 4) Il latte fa male perché ‘mangia le ossa’ e fa aumentare il colesterolo. Negli ultimi anni – osservano gli specialiti di ‘Stop alle fratture’ è iniziata una campagna di disinformazione sul latte volta a convincere le persone come questo alimento sia pericoloso o inutile. Il latte è invece un alimento raccomandato che garantisce la necessaria assunzione di calcio ed aiuta a mantenere le ossa in salute.

5) Basta il sole per la vitamina D: d’estate è inutile continuare ad assumerla. “La vitamina D svolge un ruolo fondamentale per la salute delle ossa e non solo… E’ vero che soprattutto l’esposizione della cute al sole consente al nostro organismo di produrla, ma è anche vero che o per scarsa esposizione o per fattori legate al tipo di pelle questo potrebbe risultare non sufficiente, in particolare per chi soffre di osteoporosi e fragilità ossea”. Infine 6) Ho avuto una frattura di femore e sono stata operata: adesso, quindi, sono guarita. Assolutamente no – evidenziano gli specialisti – La frattura di femore non è altro che la manifestazione clinica della fragilità ossea che ne è stata la causa. L’intervento chirurgico stabilizza la frattura ma non cura la malattia dello scheletro. Quindi, come in tutte le fratture da fragilità – concludono – è necessario instaurare precocemente l’idonea terapia farmacologica per ridurre il rischio di nuove fratture”.

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