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Medicina: 300 mila italiani con Parkinson, diagnosi precoce è strategica

Roma, 22 nov. (AdnKronos Salute) – La malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui oltre 300 mila solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni. Si stima che questo numero sia destinato ad aumentare nel nostro Paese e che nei prossimi 15 anni saranno 6 mila i nuovi casi ogni anno, di cui la metà colpiti in età lavorativa. E’ la fotografia scattata dalla Società italiana di neurologia (Sin) in occasione della Giornata nazionale della malattia di Parkinson che si celebra il 24 novembre prossimo. Secondo gli esperti della Sin è fondamentale “il fattore tempo è strategico e quindi la diagnosi precoce per intervenire tempestivamente con una terapia mirata”.

“Basti pensare – avverte la Sin – che già al momento dell’esordio dei primi disturbi motori tipici della malattia, come lentezza dei movimenti e tremore di riposo, la malattia di Parkinson è in una fase troppo avanzata per poter essere bloccata, poiché, in questo stadio, almeno il 60% delle cellule dopaminergiche del cervello sono già morte”.

“Iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-motoria – osserva il Roberto Eleopra, vicepresidente della Sin e direttore Uoc Neurologia I – Parkinson e disordini del movimento della Fondazione Ircc Istituto Neurologico Besta – permette di controllare bene i sintomi e rallentare l’evoluzione della malattia. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o i farmaci neuroprotettivi potrebbero davvero modificare il decorso della malattia”.

Secondo la Sin, per diagnosticare la malattia di Parkinson nella fase pre-motoria bisogna prestare attenzione a sintomi non specifici, la cui presenza aiuta ad identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia. “I sintomi pre-motori più importanti sono il deficit olfattivo (ipo o anosmia), la depressione, dolori nelle grandi articolazioni, l’ipotensione ortostatica e, soprattutto, il disturbo comportamentale in sonno Rem (Rapid eye movement Behavioural Disorder, Rbd) – ricordano gli esperti della Sin – caratterizzato da comportamenti anche violenti durante il sonno, quali urlare, scalciare, tirare pugni. L’Rbd rappresenta, al momento, il marcatore predittivo più importante della malattia di Parkinson: circa il 60% dei pazienti con disturbo comportamentale in sonno Rem, infatti, sviluppa la malattia di Parkinson entro 10-12 anni”.

La diagnosi della malattia “è essenzialmente clinica e si basa sui sintomi. Gli esami strumentali come la Rmn encefalo e gli esami ematochimici possono contribuire a escludere quelle malattie che hanno sintomi analoghi al Parkinson. La conferma della diagnosi può arrivare da esami specifici come Spect e Pet”, conclude la Sin.

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