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La cattiva alimentazione è tra le cause dell’infertilità

Il peso corporeo può avere un ruolo importante

img_come_evitare_la_cattiva_alimentazione_10156_300Aumentano in Italia i casi di infertilità – Il 12% dipende dal peso corporeo – Un aiuto può arrivare dalla tavola.  Anche una cattiva alimentazione può essere causa di infertilità nella donna: in Italia il 12% dei casi di infertilità dipende da eccessivo peso ponderale o da eccessiva magrezza nella donna. Lo riferisce uno studio dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano che ha preso in esame circa 5000 adulti, fra i 20 e i 40 anni.

I casi di infertilità, sia per la donna che per l’uomo, sono in aumento, causati per lo più da patologie specifiche che possono ostacolare il concepimento (varicocele, endometriosi, etc), ma talvolta attribuibili ad uno stile di vita non corretto e al concorso di fattori ambientali come il fumo, lo stress e l’alimentazione sbilanciata.

Il peso corporeo può avere un ruolo importante nella fertilità. Nello studio dell’Osservatorio sono stati valutati i parametri antropometrici come peso, altezza, indice di massa corporea (BMI), l’abitudine al fumo e le abitudini alimentari.

Diversi studi evidenziano che un peso non adeguato alla propria altezza aumenta il rischio di aborti e di sterilità. Nel campione preso in esame dall’Osservatorio emerge che il 17,5% delle donne è obeso, il 12% sottopeso ed il 41,5% normopeso. Mentre il 39% dei maschi è sovrappeso e il 21% è obeso.

Nelle donne sottopeso (BMI < 20 kg/m2) il tasso di gravidanza dopo PMA (procreazione medicalmente assistita) è del 20% più basso rispetto alle donne normopeso. Le donne sovrappeso od obese hanno ridotti tassi di gravidanza ed aumentati tassi di aborto dopo IVF (fecondazione in vitro).  L’obesità materna aumenta il tasso di neonati gravemente prematuri in gravidanze gemellari dopo IVF. Il rischio è triplicato in donne con BMI ≥ 35 kg/m2.

 “Le donne obese sono quelle che cercano più frequentemente aiuto per l’infertilità, ma che hanno meno probabilità di ottenerlo – ha sottolineato la Dott.ssa Michela Barichella, dietologa dell’ICP Milano e membro dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano – Nel Regno Unito, per esempio, la maggior parte dei centri PMA del SSN impone un limite di BMI (che varia da 30 a 35 kg/m2) per l’accesso alle cure”.

Il problema di peso non riguarda solo nelle donne. Anche il sottopeso, il sovrappeso e l’obesità maschili si associano a una ridotta qualità seminale e ad un elevato rischio di subfertilità nelle coppie in cui il partner maschile è obeso.

“Dunque una alimentazione corretta, che fornisca soddisfi il fabbisogno di vitamine, sali minerali, zinco, ferro e via dicendo può essere importante per combattere l’infertilità” ha spiegato ancora Barichella.

Lo studio dell’Osservatorio ha considerato anche l’intake giornaliero di vitamine e di sali minerali, che possono avere un ruolo fondamentale nella fertilità. I maschi fertili hanno livelli seminali di zinco significativamente più elevati dei maschi infertili. I livelli seminali di zinco correlano significativamente con la conta spermatica e la normale morfologia dello sperma. La quantità raccomandata di zinco è di 11 mg/die, mentre nei fumatori il fabbisogno è superiore. Il nostro campione ha un intake giornaliero di 17 mg/die, intake sufficiente a garantire il fabbisogno.

Emergono invece i bassi valori di ferro introdotti con la dieta. Un adeguato apporto di ferro nelle fasi precoci della gravidanza riduce la frequenza di aborti spontanei. Andrebbe quindi garantita un’introduzione di 18 mg/die nelle donne, superiore rispetto a quella che emerge nello studio OGP (12 mg/die).

Anche l’ipovitaminosi D non aiuta. Vi è una solida evidenza del fatto che i livelli di 25-OH vitamina D nella donna si associno positivamente con il tasso di successo della PMA. Anche qui, vista la prevalenza di subdeficit clinici di questa vitamina, una supplementazione ante-PMA è raccomandabile. Migliora la qualità dello sperma e migliora il microambiente ovocitario.

Lo studio ha indagato anche l’introduzione di Vit B12. La Vit B12 migliora la fertilità nelle donne, effetto preventivo sull’abortività. A rischio sono le  donne vegane o con bassi consumi  di alimenti di origine animale.

CONSIGLI NUTRIZIONALI PER LA COPPIA

  • Valutare i parametri antropometrici e avere un peso compreso tra 20 e 24.9 di BMI;
  • Dieta varia e completa, ricca di vitamine e ferro;
  • Introdurre alimenti di origine animale (che contengono ferro, zinco, Vitamina D, Vitamina B12…);
  • In fase preconcezionale, riduzione o cessazione di: fumo (ambosessi), alcool anche moderato (donne), pesci di grossa taglia (aumentare invece quello di pesce in genere).

 L’ OSSERVATORIO NUTRIZIONALE GRANA PADANO

Indagine sugli errori nutrizionali e gli stili di vita

L’Osservatorio nasce nel 2004 grazie all’impegno del Consorzio Tutela Grana Padano in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). Dall’inizio del 2005 sta fotografando gli stili alimentari della popolazione italiana con appositi questionari somministrati dai Medici e Pediatri di libera scelta ai loro assistiti, ai quali nel 2007 si sono aggiunti Dietisti e altri Medici Specialisti. L’indagine non è svolta da intervistatori ma da professionisti della salute che svolgono sui loro assistiti delle anamnesi alimentari a favore della loro salute e a scopo educativo. I dati raccolti con le anamnesi vengono elaborati per dare informazioni di carattere osservazionale-epidemiologico che periodicamente sono diffusi alla società civile.

AD OGGI

Ha coinvolto 1.440 Medici di Medicina Generale, 671 Pediatri, 362 Dietisti che hanno somministrato 26.896 anamnesi alimentari (interviste) di cui 7.251 in età pediatrica e 19.645 adulti.

GLI OBIETTIVI

Educare l’intervistato ad una corretta alimentazione e suggerire uno stile di vita quale prevenzione primaria, secondo quanto identificato dal programma “Guadagnare Salute” del Ministero della Salute. Ottenere una stima qualitativa dell’assunzione di nutrienti e delle abitudini quali fumo e attività fisica. Fornire al medico un pratico strumento operativo per somministrare l’anamnesi nutrizionale. Identificare i principali errori nutrizionali degli italiani e diffondere la cultura della corretta alimentazione.

METODOLOGIA

Ogni medico, pediatra, dietista e operatore sanitario, effettua l’anamnesi in un’area riservata online dove risiede il software. L’anamnesi è somministrata solo a soggetti che non soffrono di importanti patologie ed è effettuata come una ricerca osservazionale (il medico intervista il suo assistito, o il genitore nel caso di minori) l’intervista è guidata da un questionario elettronico che raccoglie: età, sesso, peso e altezza per calcolare il BMI, la circonferenza addominale, lo svolgimento di attività fisica, il tempo trascorso in attività sedentarie (guardare la TV, utilizzare il PC, fare giochi elettronici) e l’abitudine al fumo.

La parte alimentare valuta la frequenza di assunzione settimanale o mensile dei più importanti e diffusi alimenti consumati in Italia, i dati dichiarati vengono elaborati dal software che calcola il contenuto in macronutrienti e micronutrienti e di conseguenza quanti se ne sono assunti con la dieta abituale. Il software elabora e somma i nutrienti assunti e li paragona al fabbisogno giornaliero di ogni individuo, distinto per età e sesso, per valutarne lo scostamento rispetto ai valori standard. Le eccedenze e deficienze di nutrienti significative vengono evidenziate per correggere l’errore nutrizionale emerso dall’anamnesi. Gli scostamenti dei nutrienti vengono poi riclassificati in cibi da assumere più o meno frequentemente. Oltre a ciò il software permette, solo al medico, di suggerire comportamenti personalizzati a seconda del quadro clinico dell’intervistato. I risultati e i suggerimenti vengono consegnati all’intervistato.

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