<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Gosalute.it</title>
	<atom:link href="http://www.gosalute.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.gosalute.it</link>
	<description>Notizie su salute e benessere, anteprime su ricerche universitarie e scoperte dal mondo della salute e del benessere.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 13:45:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>A Milano il primo intervento “intelligente” e su misura per il mal di schiena</title>
		<link>http://www.gosalute.it/a-milano-il-primo-intervento-intelligente-e-su-misura-per-il-mal-di-schiena</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/a-milano-il-primo-intervento-intelligente-e-su-misura-per-il-mal-di-schiena#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2342</guid>
		<description><![CDATA[Innovativo approccio per il trattamento della lombalgia dovuta a degenerazione dei dischi intervertebrali alla Fondazione Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano. Il dottor Pietro Scarone porta a termine il primo intervento che ripristina la curvatura originaria della spina dorsale del paziente. La nuova tecnica si avvale di un pionieristico software di calcolo  &#8211; sviluppato dalla tedesca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/Pietro-Scarone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2343" title="Pietro Scarone" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/Pietro-Scarone-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p><em>Innovativo approccio per il trattamento della lombalgia dovuta a degenerazione dei dischi intervertebrali alla</em> <em>Fondazione Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano. Il dottor Pietro Scarone porta a termine il primo intervento che ripristina la curvatura originaria della spina dorsale del paziente. La nuova tecnica si avvale di un pionieristico software di calcolo  &#8211; sviluppato dalla tedesca spontech &#8211; in grado di pianificare ed effettuare con la massima precisione l’operazione chirurgica. L’azienda illustra la rivoluzionaria metodica al XXXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale (GIS), in corso in questi giorni a Roma.</em> Si è svolto ieri, presso la <strong>Fondazione Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano</strong>, un avveniristico intervento chirurgico alla colonna vertebrale, il primo condotto in Italia con l’ausilio di un software che permette di eseguire <strong>correzioni assolutamente personalizzate e <em>tailor-made</em></strong>. Avvalendosi dell’innovativo <strong>Sistema CSS</strong> messo a punto dall’azienda tedesca <strong>spontech</strong>, il dottor <strong>Pietro Scarone</strong>, Dirigente medico dell’<strong>Unità Operativa di Neurochirurgia</strong> della struttura milanese, ha infatti potuto calcolare in fase preoperatoria gli specifici parametri spino-pelvici del paziente, realizzando poi un’operazione che ne rispettasse la peculiare geometria spinale.Il caso era quello di un uomo di 70 anni affetto da discopatia lombare aggravata da instabilità vertebrale su base artrosico-degenerativa, che lo ha portato progressivamente ad avere dolore sia alla schiena che alla gamba (lombo-sciatalgia), con impossibilità a deambulare. Sono oltre<strong> 15 milioni gli italiani che soffrono di dolore lombare</strong>; alla base del problema spesso vi è una <strong>degenerazione dei dischi intervertebrali</strong> (2 pazienti su 3 tra quanti hanno mal di schiena e consultano ripetutamente uno specialista). La perdita di spessore dei dischi e il venir meno della loro funzione di “cuscinetto” tra le vertebre può portare queste ultime ad avvicinarsi al punto da comprimere le radici nervose adiacenti. Questo spiega l’insorgenza della sensazione dolorosa che, in alcuni casi, può rendere necessaria un’operazione chirurgica, volta a ripristinare il giusto spazio tra le vertebre. In questi casi l’intervento solitamente eseguito consiste nell’inserimento di un distanziatore impiantabile. Tuttavia, se quest’ultimo non rispetta la curvatura originaria della colonna, i dischi adiacenti a quello in cui è avvenuta l’operazione possono andare incontro a un sovraccarico e, col tempo, degenerare.<em>“Grazie a questo nuovo sistema, è per la prima volta possibile calcolare la dimensione e l’angolo che il distanziatore o la cage deve avere, affinché vengano rispettate le caratteristiche anatomiche del singolo paziente”,</em> afferma <strong>Scarone</strong>. <em>“Ogni individuo sviluppa propri specifici equilibri della colonna vertebrale e del bacino, in parte congeniti, legati alla conformazione, in parte modificati dallo stile di vita e dalle posture che si assumono. Questi equilibri possono essere descritti da parametri precisi, i cosiddetti parametri spino-pelvici, che sono la fotografia della colonna di ciascuno e influenzano l’andamento di un’eventuale discopatia. Il software utilizzato tiene conto di questi parametri e ci dice quale lunghezza, quale spessore e inclinazione deve avere il dispositivo da impiantare. Questo può, da un lato, evitare la malattia discale nei segmenti adiacenti, dall’altro favorire una migliore fusione tra le vertebre a livello della cage, che è l’obiettivo dell’intervento. L&#8217;operazione di ieri è perfettamente riuscita: abbiamo impiantato una cage tra la 4<sup>a</sup> e la 5<sup>a</sup> vertebra lombare, che ha permesso un ottimale recupero dell’altezza dello spazio discale e della lordosi lombare. Il paziente ha superato l&#8217;intervento senza alcun problema”.</em>Con il nuovo Sistema CSS sono già stati realizzati circa 50 interventi dagli ottimi risultati, in oltre 10 cliniche universitarie in Germania, ed è stato avviato uno <strong>studio clinico presso l’Università di Magonza. </strong>Dal febbraio 2012 spontech è attiva anche nel nostro Paese con un distributore ufficiale, la NeuroMedical di Salsomaggiore Terme, e in questi giorni è presente al <strong>XXXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale (GIS)</strong>, in corso a Roma. Quello con la Fondazione Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano è il primo accordo di collaborazione stipulato con una struttura sanitaria italiana.</p>
<p><em>“Siamo molto lieti del progetto avviato con un istituto prestigioso come il Policlinico di Milano”, </em>afferma <strong>Thomas Fischer</strong>,<strong> </strong>CEO della società tedesca spontech.<em> “Dopo aver lavorato negli ultimi anni con opinion leader di fama internazionale, dalla lunga esperienza nell’ambito della chirurgia vertebrale, ci auguriamo di poter continuare il cammino intrapreso avvalendoci della preziosa collaborazione dei clinici italiani, per contribuire, anche in questo Paese, alla cura delle patologie degenerative della colonna vertebrale”.</em></p>
<p>Il Sistema CSS si compone di Verta-Plan, Verta-Connect e Verta-Control. <strong>Verta-Plan </strong>è il software che, in fase pre-operatoria, esegue la misurazione dei corpi vertebrali e degli spazi intervertebrali, elabora i parametri motori del paziente e fornisce al chirurgo l’indicazione del dispositivo impiantabile più adatto al caso specifico. Inoltre, supporta il chirurgo durante l’intervento e permette di valutarne gli effetti su tutto il profilo spinale. A partire dal prossimo mese di luglio sarà disponibile una <strong>nuova versione del software</strong>, che permetterà al chirurgo di analizzare e intervenire non solo sul tratto lombare della schiena, ma su <strong>tutto il rachide</strong>, dal cranio fino al bacino. <strong>Verta-Connect</strong> è un dispositivo impiantabile che funge da distanziatore, ripristinando tra le vertebre la giusta inclinazione. L’inserter <strong>Verta-Control</strong> è invece uno strumento sulla cui superficie è riportata una scala che permette al chirurgo di controllare esattamente la profondità di inserimento del distanziatore all’interno dello spazio intervertebrale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/a-milano-il-primo-intervento-intelligente-e-su-misura-per-il-mal-di-schiena/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuovo Decreto Interministeriale sulle apparecchiature per uso estetico: recenti sviluppi e prospettive</title>
		<link>http://www.gosalute.it/nuovo-decreto-interministeriale-sulle-apparecchiature-per-uso-estetico-recenti-sviluppi-e-prospettive</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/nuovo-decreto-interministeriale-sulle-apparecchiature-per-uso-estetico-recenti-sviluppi-e-prospettive#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2339</guid>
		<description><![CDATA[Lunedì 21 maggio alle ore 9,30 nell’Aula Magna del Rettorato, (via Savonarola, 9), si terrà il convegno Nuovo Decreto Interministeriale sulle apparecchiature per uso estetico: recenti sviluppi e prospettive, organizzato dal Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche nell’ambito del Corso di Formazione Universitaria per tecnici estetisti Formest dell’Università di Ferrara. “Con la pubblicazione sulla Gazzetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/73b39f61-9ece-451c-a7b6-c24e2d90ca3f_large.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2340" title="73b39f61-9ece-451c-a7b6-c24e2d90ca3f_large" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/73b39f61-9ece-451c-a7b6-c24e2d90ca3f_large-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p><strong>Lunedì 21 maggio alle ore 9,30 nell’Aula Magna del Rettorato</strong>, (via Savonarola, 9), si terrà il <strong>convegno <em>Nuovo Decreto Interministeriale sulle apparecchiature per uso estetico: recenti sviluppi e prospettive</em></strong>, organizzato dal <em>Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche nell’ambito del Corso di Formazione Universitaria per tecnici estetisti Formest dell’Università di Ferrara</em>.</p>
<p>“<em>Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 163 del  15 luglio 2011 del  Decreto    Interministeriale  n. 110, sulle Apparecchiature Elettroestetiche e delle Schede Tecniche correlate</em> – spiega il <strong>Prof. Santo Scalia</strong> del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche di Unife e organizzatore del convegno &#8211; <em>sono stati introdotti importanti cambiamenti relativi agli apparecchi elettromeccanici per uso estetico. Il provvedimento costituisce un passo fondamentale  per la regolamentazione dell’utilizzo delle apparecchiature negli Istituti di estetica e una risposta organica  alla necessità di fare chiarezza in  questo settore, tutelando  così non solo la salute del cittadino  ma anche la serietà professionale  dell’estetista. Dopo la pubblicazione del Decreto Interministeriale, è stato istituito un “Tavolo Tecnico  Permanente” allo scopo di aggiornare  e perfezionare le schede relative  alle apparecchiature elettroestetiche</em>”.</p>
<p>Nel corso del convegno verranno esaminati <strong>gli sviluppi più recenti relativi all’iter del Decreto  sulle apparecchiature per uso estetico e le relative problematiche e prospettive</strong> .</p>
<p>Dopo il Saluto del <strong>Prof. Severo Salvadori</strong>, Preside della Facoltà di Farmacia, interverranno come relatori il <strong>Prof. Scalia</strong>, il <strong>Dott. Riccardo Chiesi</strong> (Ministero dello Sviluppo Economico) ed il <strong>Dott. Gianni Mariutti</strong> (Istituto Superiore di Sanità), membri del “Tavolo Tecnico  Permanente” per gli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l’attività dell’estetista. Interverrà inoltre il <strong>Dott. Giovanni D’Amore</strong> ( Dipartimento Tematico Radiazioni – ARPA Piemonte).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/nuovo-decreto-interministeriale-sulle-apparecchiature-per-uso-estetico-recenti-sviluppi-e-prospettive/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chirurgia della cataratta col robot laser, Chieti unica struttura pubblica  dotata della nuova tecnologia</title>
		<link>http://www.gosalute.it/chirurgia-della-cataratta-col-robot-laser-chieti-unica-struttura-pubblica-dotata-della-nuova-tecnologia</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/chirurgia-della-cataratta-col-robot-laser-chieti-unica-struttura-pubblica-dotata-della-nuova-tecnologia#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2335</guid>
		<description><![CDATA[La Clinica Oftalmologica dell’ospedale di Chieti unica struttura pubblica in Italia a operare la cataratta col robot laser. E’ questa la novità assoluta presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso il “SS.Annunziata”, alla quale hanno preso parte il Direttore del Centro di eccellenza, Leonardo Mastropasqua, il Direttore generale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/1308579603625.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2336" title="1308579603625" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/1308579603625-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p dir="ltr">La Clinica Oftalmologica dell’ospedale di Chieti unica struttura pubblica in Italia a operare la cataratta col robot laser. E’ questa la novità assoluta presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso il “SS.Annunziata”, alla quale hanno preso parte il Direttore del Centro di eccellenza, Leonardo Mastropasqua, il Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, il Rettore dell’Università “D’Annunzio” di Chieti, Franco Cuccurullo, il Preside della Facoltà di Medicina, Carmine Di Ilio, e la Presidente della Commissione regionale Sanità, Nicoletta Verì.</p>
<p dir="ltr">«E’ una vera rivoluzione nella chirurgia della cataratta – ha sottolineato Mastropasqua – che rappresenta l&#8217;intervento chirurgico in assoluto più eseguito in Italia, con 500.000 casi ogni anno. L&#8217;utilizzo del laser a femtosecondi consente di eseguire i principali passaggi dell&#8217;intervento senza aprire il bulbo oculare, in maniera più efficiente, precisa e ripetibile rispetto alla mano umana. Questo nuovo laser velocissimo, gestito da un robot computerizzato, può essere messo a fuoco a diverse profondità nell&#8217;occhio per tagliare i tessuti nel punto desiderato. E&#8217; possibile effettuare così incisioni corneali estremamente precise con riduzione dell&#8217;astigmatismo post operatorio. Inoltre il taglio della capsula del cristallino e della sua parte più interna vengono eseguiti in maniera automatizzata, migliorando la precisione e la sicurezza della procedura, che si traduce in un miglioramento della qualità della visione del paziente, in particolare quando si impiantano le nuove lenti intraoculari toriche e multifocali in grado di eliminare anche l&#8217;astigmatismo e la presbiopia per consentire una nitida visione per vicino e per lontano».</p>
<p dir="ltr">Tale tecnica, però, non soppianterà quella tradizionale, perché allo stato attuale vi sono occhi che possono più beneficiare di quest’ultima mentre per altri è preferibile operare con quella in uso finora: sarà un’attenta e competente valutazione oculistica a indirizzare il paziente verso una corretta procedura.</p>
<p dir="ltr">La valenza della nuova tecnologia, sia in termini di evoluzione e ricerca sia di ricaduta è stata evidenziata dal manager della Asl: «Questa Direzione, d’intesa con l’Università, è impegnata nel costruire percorsi strategici comuni che aiutino a veicolare la sanità di qualità – ha detto Zavattaro -. Per raggiungere tale obiettivo vanno effettuate scelte selettive, che privilegiano investimenti che abbiano un ritorno ponderabile, in termini di qualità e ricaduta; la cataratta rientra in quest’ambito, perché non è un bisogno banale e coinvolge una fascia di popolazione ampia e fragile, come gli anziani. La concentrazione delle risorse è una condizione indispensabile per avere professionalità e assistenza all’altezza della complessità che oggi caratterizza il mondo della sanità».</p>
<p dir="ltr">I risultati raggiunti dalla Clinica Oftalmologica di Chieti sono stati messi in luce anche dal Rettore Cuccurullo e dalla Presidente Verì, i quali hanno evidenziato l’alto profilo della ricerca e dell’innovazione tecnologica espresse dall’équipe di Mastropasqua, in prima linea nello sviluppo delle tecniche robotiche, utilizzate anche nella chirurgia della retina e della cornea. Questo nuovo intervento costituisce un nuovo end point nell&#8217;impegno ormai decennale nazionale e internazionale del Centro Regionale di Eccellenza in Oftalmologia (Centro di Eccellenza Europeo nella Ricerca, certificato EVICR.net) dedicato alla chirurgia robotica in campo oculistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/chirurgia-della-cataratta-col-robot-laser-chieti-unica-struttura-pubblica-dotata-della-nuova-tecnologia/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Catturato il gene colpevole di una misteriosa malattia dello sviluppo psicomotorio</title>
		<link>http://www.gosalute.it/catturato-il-gene-colpevole-di-una-misteriosa-malattia-dello-sviluppo-psicomotorio</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/catturato-il-gene-colpevole-di-una-misteriosa-malattia-dello-sviluppo-psicomotorio#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca e università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2332</guid>
		<description><![CDATA[Ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma lo hanno scovato guardando al Dna di due pazienti. I risultati dello studio sul disordine genomico, noto come sindrome da delezione 17q21.31, pubblicati su “Nature Genetics”. Scoperto da ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell&#8217;Università Cattolica di Roma il gene responsabile di una malattia congenita chiamata “sindrome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/ricercatorienea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2333" title="ricercatorienea" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/ricercatorienea-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma lo hanno scovato guardando al Dna di due pazienti. I risultati dello studio sul disordine genomico, noto come sindrome da delezione 17q21.31, pubblicati su “Nature Genetics”. Scoperto da ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell&#8217;Università Cattolica di Roma il gene responsabile di una malattia congenita chiamata “sindrome da delezione 17q21.31”, tra le più comuni patologie di natura genetica. Si tratta del risultato messo a segno dall’équipe di Marcella Zollino, professore associato presso l’Istituto di Genetica medica dell’Università Cattolica, e pubblicato sulla prestigiosa rivista <em>Nature Genetics</em>.</p>
<p>Il gene responsabile si chiama “KANSL1” e produce una proteina importante nella regolazione dell’attività di altri geni. Se la proteina KANSL1 è in quantità dimezzata rispetto al normale, come conseguenza della perdita completa del gene o di una mutazione a suo carico, a cascata risulta deregolata l’attività di molti altri geni importanti per lo sviluppo, portando alla sindrome. Questa è caratterizzata da ritardo dello sviluppo psicomotorio, ritardo di crescita nell’età infantile, tipiche caratteristiche facciali e possibili difetti e disturbi aggiuntivi, quali epilessia, cardiopatie congenite, e difetti del sistema nervoso centrale.</p>
<p>La malattia è ritenuta uno dei disordini genomici più frequenti nell’uomo, con prevalenza di circa un paziente su 16.000 nati. Nel DNA della maggior parte dei casi noti di questa malattia vi è una piccola “delezione cromosomica” (ovvero manca un “pezzetto” di Dna) a carico di una regione del cromosoma 17 chiamata 17q21.31. Tale delezione, che per le sue piccole dimensioni non può essere diagnosticata con un esame cromosomico standard, ma solo con le recenti tecniche di citogenetica molecolare (con array-CGH, che è in grado di evidenziare anomalie cromosomiche anche molto piccole tramite il confronto del DNA del paziente con un DNA di controllo), contiene 6 geni “produttori” di altrettante proteine. Tuttavia sono noti alcuni pazienti che non presentano la delezione responsabile, pur avendo un quadro tipico di malattia; ciò ha suggerito che questa sindrome è causata dalla disfunzione di uno solo gene, che poteva essere localizzato nell’intervallo 17q21.31, cioè quello stesso segmento di DNA mancante nei pazienti con la classica delezione, oppure al di fuori di questo segmento, con il quale coopera.“Noi – spiega la professoressa Zollino &#8211; abbiamo individuato per la prima volta il gene alla base di questa condizione, chiamato <em>KANSL1</em>. Due pazienti altamente selezionati in base alla valutazione clinica (cioè con un quadro tipico di malattia), entrambi senza delezione nella regione 17q21.31, sono risultati portatori di una mutazione a carico di questo gene”. Il gene <em>KANSL1</em> codifica per una proteina importante nella regolazione genica e che ha come principali bersagli l&#8217;”istone H4” (che è uno dei complessi proteici attorno al quale si impacchetta la doppia elica del DNA per formare i cromosomi) e la proteina P53. “La proteina KANSL1 gioca dunque un ruolo nella regolazione di numerosi geni. Tale attività ‘multipla’ giustifica la molteplicità dei sintomi e la complessità clinica di questa malattia”, spiega la genetista dell’Università Cattolica. Il gene è stato scoperto applicando le attuali tecniche di sequenziamento genomico di nuova generazione, in particolare confrontando la sequenza di tutti i geni di entrambi i genitori sani con quella dei geni della paziente, partendo dall&#8217;ipotesi che la paziente fosse portatrice di una mutazione avvenuta “de novo” (assente dunque nei genitori) a carico di uno solo di essi.</p>
<p>La seconda paziente coinvolta nello studio è stata analizzata direttamente tramite l’analisi del gene <em>KANSL1 </em>trovato alterato nel primo caso, e si è confermato il difetto nello stesso gene.</p>
<p>“Aver dimostrato che la sindrome, pur essendo stata descritta inizialmente come sindrome da delezione cromosomica, è in realtà un disordine dipendente da un unico gene ‘difettoso’, e aver individuato questo gene, è la premessa indispensabile per avviare studi su modelli cellulari o animali, che possano consentire la comprensione dei meccanismi molecolari alterati, e possibilmente portare a una terapia diretta a restaurarne il funzionamento”, conclude la professoressa Zollino.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/catturato-il-gene-colpevole-di-una-misteriosa-malattia-dello-sviluppo-psicomotorio/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mangiare soia riduce la pressione arteriosa</title>
		<link>http://www.gosalute.it/mangiare-soia-riduce-la-pressione-arteriosa</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/mangiare-soia-riduce-la-pressione-arteriosa#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2329</guid>
		<description><![CDATA[La lotta all’ipertensione arteriosa si inizia a combattere a tavola. Una  buona notizia arriva al termine di uno studio pubblicato sulla rivista “Archives of Internal Medicine”, condotto dal centro medico “Beth Israel Deaconess” di Boston(Usa). Lo studio è stato condotto reclutando 60 donne in menopausa, di cui 12 affette da ipertensione arteriosa, nutrite secondo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/Mangiare-soia-fin-da-giovani-riduce-il-rischio-di-cancro-al-seno.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2330" title="Mangiare-soia-fin-da-giovani-riduce-il-rischio-di-cancro-al-seno" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/Mangiare-soia-fin-da-giovani-riduce-il-rischio-di-cancro-al-seno-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a></p>
<p>La lotta all’ipertensione arteriosa si inizia a combattere a tavola. Una  buona notizia arriva al termine di uno studio pubblicato sulla rivista “Archives of Internal Medicine”, condotto dal centro medico “Beth Israel Deaconess” di Boston(Usa). Lo studio è stato condotto reclutando 60 donne in menopausa, di cui 12 affette da ipertensione arteriosa, nutrite secondo le linee guida USA linee guida Usa per l’ipertensione arteriosa i per otto settimane, e con la stessa dieta aggiungendo mezza tazza di noci di soia, per altre otto. E’ interessante notare che  la pressione sistolica e quella diastolica si sono “significativamente ridotte” nelle 12 donne ipertese e in 40 di quelle con valori normali su 48.  Quindi assumere ogni giorno mezza tazza di noci di soia sembra ridurre la pressione arteriosa addirittura come un vero farmaco antiipertensivo.</p>
<p>dott. Giovanni Tanzi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/mangiare-soia-riduce-la-pressione-arteriosa/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trapianti pediatrici: sempre più donatori viventi e organi artificiali</title>
		<link>http://www.gosalute.it/trapianti-pediatrici-sempre-piu-donatori-viventi-e-organi-artificiali</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/trapianti-pediatrici-sempre-piu-donatori-viventi-e-organi-artificiali#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 06:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2325</guid>
		<description><![CDATA[&#160; In vista della Giornata nazionale per la donazione di organi 2012 l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù presenta le innovazioni e gli incrementi sul fronte dei trapianti in età pediatrica, frutto della sintesi tra organizzazione e lavoro in rete, competenze cliniche e avanguardia tecnologica. Un mix che ha condotto negli ultimi mesi anche a un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/trapianti_salute-400x300.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2326" title="trapianti_salute--400x300" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/trapianti_salute-400x300-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>In vista della Giornata nazionale per la donazione di organi 2012 l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù presenta le innovazioni e gli incrementi sul fronte dei trapianti in età pediatrica, frutto della sintesi tra organizzazione e lavoro in rete, competenze cliniche e avanguardia tecnologica. Un mix che ha condotto negli ultimi mesi anche a un nuovo primato assoluto che sarà illustrato nel corso della conferenza stampa.L’appuntamento è per lunedì 21 maggio 2012 alle ore 14.30 presso l’Aula Salviati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (piazza Sant’Onofrio, 4 &#8211; Roma).All’incontro prenderanno parte: Giuseppe Profiti, Presidente del Bambino Gesù e Alessandro Nanni Costa, Direttore del Centro Nazionale Trapianti. Interverranno inoltre Franco Locatelli, Direttore del Dipartimento di Onco-ematologia pediatrica del Bambino Gesù e Antonio Amodeo, responsabile Unità di progetto Assistenza Meccanica del Bambino Gesù.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/trapianti-pediatrici-sempre-piu-donatori-viventi-e-organi-artificiali/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pubblicato su PLoS One studio su composizione microflora intestinale nei neonati</title>
		<link>http://www.gosalute.it/pubblicato-su-plos-one-studio-su-composizione-microflora-intestinale-nei-neonati</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/pubblicato-su-plos-one-studio-su-composizione-microflora-intestinale-nei-neonati#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca e università]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2321</guid>
		<description><![CDATA[Conoscere e migliorare la nostra salute attraverso l’assunzione di preparati probiotici di nuova generazione è la mission del Laboratorio di Probiogenomica dell’Università di Parma.I preparati probiotici sono alimenti contenenti batteri probiotici, microrganismi che si ritengono in grado d’influenzare positivamente la salute dell’uomo tramite una stretta interazione uomo-microrganismo. Il nostro organismo è infatti colonizzato da una complessa microflora (microbiota), la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/fermentilattici-neonati.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2322" title="sleeping newborn" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/fermentilattici-neonati-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Conoscere e migliorare la nostra salute attraverso l’assunzione di preparati probiotici di nuova generazione è la</span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> <em><strong><em><span style="font-family: Arial;">mission</span></em></strong></em><strong><em> </em></strong><strong><strong><span style="font-family: Arial;">del</span></strong></strong><strong> </strong><strong><strong><span style="font-family: Arial;"><a href="http://probiogenomics.unipr.it/index.html" target="_blank"><span style="color: black;">Laboratorio di Probiogenomica</span></a></span></strong></strong> <strong><strong><span style="font-family: Arial;">dell’Università di Parma.</span></strong></strong>I preparati probiotici sono alimenti contenenti batteri probiotici, microrganismi che si ritengono in grado d’influenzare positivamente la salute dell’uomo tramite una stretta interazione uomo-microrganismo. Il nostro organismo è infatti colonizzato da una complessa microflora (microbiota), la cui massima densità si ritrova nell’intestino. Il microbiota intestinale sembra avere molteplici funzioni positive per il nostro organismo, data la continua interazione batteri intestinali-cellule epiteliali intestinali. La composizione di tale microbiota è oggi largamente sconosciuta, in quanto difficilmente studiabile nel dettaglio, ma si ritiene costituita da numerosi gruppi batterici che possono avere una ricaduta sulla salute dell’uomo. Solo negli ultimi anni, con l’avvento di tecniche d’indagine innovative, tra cui la metagenomica, si inizia a delineare la complessità della composizione microbica che risiede nell’intestino umano, anche se molto deve ancora essere fatto.</span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Recentemente </span><strong style="font-family: Arial; font-size: x-small;">il gruppo di ricerca del dott. Marco Ventura</strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> </span><strong style="font-family: Arial; font-size: x-small;">ha pubblicato un articolo sullo studio della biodiversità microbica presente nel tratto intestinale dei neonati tramite l’impiego di tecniche di metagenomica (studio complessivo della biodiversità di un ecosistema basato sull’analisi dell’intero DNA presente).</strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> Questo studio ha permesso di aggiungere, a quanto era già presente, importanti informazioni sulla composizione del microbiota intestinale dei neonati.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Nello specifico è stata studiata la composizione del microbiota intestinale di 11 neonati ed è stato possibile identificare quali specie di batteri intestinali sono dominanti e che, di conseguenza, possono avere importanti implicazioni sul metabolismo dell’intestino e sullo stato di salute del neonato (in particolare le specie <em>Bifidobacterium bifidum</em> e <em>Bifidobacterium breve</em>).</span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Il dott. Ventura e il suo gruppo negli ultimi anni si sono distinti per i lavori pubblicati su importanti riviste internazionali (tra le quali </span><em style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Proceeding of the National Academy of Sciences of the United States</em><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">, </span><em style="font-family: Arial; font-size: x-small;">PLos Genetics</em><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">, </span><em style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Nature Review Microbiology</em><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">, etc); </span><strong style="font-family: Arial; font-size: x-small;">in questo caso lo studio è stato considerato all’avanguardia a livello internazionale, e per questo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica <a href="http://www.plosone.org/home.action" target="_blank"><span style="color: black;">PLoS One</span></a></strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Tale lavoro è stato riconosciuto innovativo dal mondo scientifico in quanto</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">, unito a specifici approfondimenti su cui il laboratorio di Probiogenomica sta già lavorando, <strong>potrebbe avere importanti ricadute applicative al fine di avere prove scientifiche di alcune delle basi molecolari degli effetti salutistici dei batteri probiotici</strong>.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Questi risultati dimostrano che, anche se i mezzi delle Università italiane sono limitati, dove esistono professionalità, entusiasmo e competenze si possono raggiungere dei risultati scientifici riconosciuti a livello mondiale nella ricerca.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Il progetto</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> recentemente pubblicato <strong>si colloca nell’ambito di un progetto molto più ampio, attualmente in corso presso il laboratorio di Probiogenomica, destinato alla valutazione della composizione del microbiota intestinale umano con l’intento di definire la presenza di specifici marcatori microbici e/o molecolari che siano influenzati da diverse diete alimentari e stati di salute.</strong></span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Tutto ciò è reso possibile anche dalla </span><strong style="font-family: Arial; font-size: x-small;">presenza presso il laboratorio di Probiogenomica di un sequenziatore di DNA di nuova generazione, recentemente acquistato dallo spin-off accademico GenProbio srl costituito alla fine del 2011</strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">. Tale strumento rappresenta un indispensabile supporto per poter svolgere studi di genomica batterica all’avanguardia, dal momento che permette di sequenziare genomi batterici e non solo, di fare analisi di metagenomica di ecosistemi complessi e di valutare l’intero trascrittoma di un microrganismo.</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Il dott. Ventura è da anni impegnato nella ricerca nel campo dei microrganismi probiotici, con particolare attenzione ai bifidobatteri.</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Con il suo rientro in Italia tramite il programma “Rientro dei Cervelli”, dopo un lungo periodo di ricerca condotto all’estero, ha formato e dirige il gruppo di ricerca del Laboratorio di Probiogenomica presso il Dipartimento di Genetica, biologia dei microrganismi, antropologia, evoluzione dell’Università di Parma. Recentemente <strong>il dott. Ventura ha definito una nuova disciplina nell’ambito della genomica microbica, la probiogenomica, destinata a individuare, tramite lo studio dei genomi dei batteri probiotici, le basi genetiche degli effetti salutistici</strong>.</span><strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Il laboratorio di Probiogenomica ha collaborazioni internazionali con i principali gruppi di ricerca nel campo dei batteri probiotici</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">(Alimentary and Pharmabiotic Centre, Cork, Ireland; University of Davis, USA; Rowett Institute of Nutrition &amp; Health, College of Life Sciences &amp; Medicine, University of Aberdeen, United Kingdom; Departamento de Microbiologia y Bioquimica de Productos Lacteos, IPLA–CSIC, Asturias, Spain; Glycogenomics, databases &amp; bioinformatics, Universités Aix-Marseille, France) e numerosi progetti di ricerca di genomica microbica applicata al settore agro-alimentare.</span></p>
<p><span><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;">Il lavoro appena pubblicato, oltre alla collaborazione dei giovani assegnisti, dottorandi e borsisti dell’Università di Parma, ha visto la partecipazione di diversi collaboratori stranieri e italiani afferenti ai più importanti centri di ricerca internazionali nel settore della genetica dei batteri probiotici.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/pubblicato-su-plos-one-studio-su-composizione-microflora-intestinale-nei-neonati/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Health Technology Assessment: a Milano il programma di formazione che illustra ai decisori le buone pratiche per combattere il dolore episodico intenso</title>
		<link>http://www.gosalute.it/health-technology-assessment-a-milano-il-programma-di-formazione-che-illustra-ai-decisori-le-buone-pratiche-per-combattere-il-dolore-episodico-intenso</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/health-technology-assessment-a-milano-il-programma-di-formazione-che-illustra-ai-decisori-le-buone-pratiche-per-combattere-il-dolore-episodico-intenso#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2318</guid>
		<description><![CDATA[Fa tappa oggi a Milano, presso lo StarHotels Echo di Viale Andrea Doria 4, il corso di formazione itinerante sull’HTA nel dolore episodico intenso. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d&#8217;Italia, per illustrare i criteri dell&#8217;Health Tecnology Assessment (HTA) applicati ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/computer_94031.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-2319" title="computer_94031" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/computer_94031-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a><strong>Fa tappa oggi a Milano, presso lo StarHotels Echo di Viale Andrea Doria 4, il corso di formazione itinerante sull’HTA nel dolore episodico intenso. L’iniziativa consiste in una serie di <em>workshop</em> che si svolgeranno in 8 città d&#8217;Italia, per illustrare i criteri dell&#8217;Health Tecnology Assessment (HTA) applicati ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore che colpiscono i pazienti affetti da patologie oncologiche, appunto il  Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso</strong>. Il programma di HTA, che si avvale del sostegno incondizionato di Grünenthal Italia, <strong>ha il preciso obiettivo di condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie come patrimonio dei servizi sanitari</strong>. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall&#8217;entrata in vigore della legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un <em>panel</em> di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel <em>tour</em> formativo, che si svolge sotto l&#8217;egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, <strong>un <em>pool</em> di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative</strong>.</p>
<p>“<em>L’Health Tecnology Assessment</em> – spiega il <strong>professor Amerigo Cicchetti</strong>, dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli – <em>è un approccio multidimensionale alla valutazione delle tecnologie sanitarie. Si basa su un metodo scientifico di analisi delle terapie, finalizzato al supporto delle decisioni da prendere nel contesto sanitario, e quindi a beneficio dei policy makers, sia a livello nazionale e regionale che a livello aziendale.</em> <em>Di qui la composizione dell’uditorio che sarà presente in aula: i pubblici decisori dei diversi livelli, ma anche coloro che contribuiscono alla creazione delle evidenze scientifiche da condividere con i policy makers, e quindi ricercatori, analisti economici, operatori sanitari e farmacisti. Per la valutazione della nuova terapia, infatti, prendiamo in esame molti parametri, che coinvolgono gli attori più diversi del panorama sanitario: anzitutto la sicurezza della nuova tecnologia, poi l’efficacia clinica, subito dopo l’impatto economico</em> – la cosiddetta <em>cost-effectiveness</em> – <em>e infine l’impatto organizzativo, sociale, etico e legale. Per quanto concerne l’HTA nella gestione del Breakthrough cancer Pain, ovvero il dolore severo che compare nei pazienti oncologici benché già in cura per il tamponamento del dolore di base, mi pare che abbia particolare rilievo il profilo valutativo che afferisce alla sfera etica. Le implicazioni equitative dell’introduzione di una terapia contro il dolore episodico intenso, infatti, coinvolgono aspetti di giustizia sociale che non possono rimanere sullo sfondo delle nostre valutazioni politico-economiche: per un paziente oncologico che soffra di dolore episodico severo, veder correttamente trattato questo sintomo significa avere accesso ad una qualità di vita di livello superiore, e ciò è tanto più apprezzabile quando si tratti, come purtroppo accade spesso, di un’esistenza cronologicamente limitata proprio dalla patologia che al dolore dà luogo. Emerge così che le valutazioni etiche, nel caso dell’HTA nel dolore episodico intenso, sono forse il profilo valutativo più importante tra quelli presi in considerazione</em>”. Il professor Cicchetti conclude presentando il <em>panel</em> dei relatori della giornata di formazione milanese sull’HTA nel dolore episodico intenso: “<em>Tra i relatori che prenderanno oggi la parola, avremo i rappresentanti della SIFO, della Società Italiana di Farmacologia, della SICP, del Ministero della Salute, nella persona del <strong>dottor</strong> <strong>Marco Spizzichino</strong>, e il <strong>dottor Marco Marchetti</strong> per la SIHTA</em>”.</p>
<p>Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma della scorsa settimana e la giornata milanese di oggi, saranno Padova 21 maggio, Ancona 5 giugno, Messina 11 giugno e Firenze 18 giugno. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari 13 settembre e Novara (data in corso di definizione). Le 8 città toccate dall’iniziativa sono state scelte cecando di includere, in base alla posizione geografica, il maggior numero di <em>stakeholder</em>.</p>
<p><strong>L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosidetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce  al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato</strong>. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo <em>work in progress</em> soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale  il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/health-technology-assessment-a-milano-il-programma-di-formazione-che-illustra-ai-decisori-le-buone-pratiche-per-combattere-il-dolore-episodico-intenso/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stalking: un carillon steccato stonato scordato…atono!</title>
		<link>http://www.gosalute.it/stalking-un-carillon-steccato-stonato-scordatoatono</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/stalking-un-carillon-steccato-stonato-scordatoatono#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia e psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2315</guid>
		<description><![CDATA[  La percezione delle percosse ricevute dalle donne vittime dello stalkingnon è mai data una volta per tutte, per certa: chi subisce solitamente non prova nulla; o, per meglio dire,non prova più nulla. È un paradosso difficilmente spiegabile e sopportabile, ma la convivenza con un similedoloroso paradossoè d’obbligo in certi casi. La vittima rassicurata dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/stalking.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2316" title="stalking" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/stalking.jpg" alt="" width="512" height="447" /></a></strong></p>
<p><strong>La percezione delle percosse ricevute dalle donne vittime dello stalkingnon è mai data una volta per tutte</strong>, per certa: chi subisce solitamente non prova nulla; o, per meglio dire,non prova più nulla. È un paradosso difficilmente spiegabile e sopportabile, ma la convivenza con un similedoloroso paradossoè d’obbligo in certi casi. La vittima rassicurata dal suo stalker di essere al sicuro e protetta da lui, fra le braccia del suo aguzzino, vive cioè sopravvive a se stessa, dibattendosi fra unodi et amo malsano, in un limbo amorfo,dopo un’angosciante risalita, solitamente per i capelli, dall’inferno. La figura dello stalker, statisticamente parlando, proviene dalle classi sociali più disagiate, solo che, alla luce della recente crisi internazionale che ha messo in ginocchio anche l’occupazione maschile, ferendo nell’orgoglio l’uomo italiano,sempre più svirilizzato, ha allargato sensibilmente la forbice della categoria sociale “interessata”. La crudezza dei dati stride sensibilmente con la violenza fisica verbale, la brutalizzazione dell’essere umano, solo che nell’approcciare un fenomeno sempre più diffuso è impensabile prescinderne. Ma non è questo il punto.</p>
<p>Fermo restando che non ci sono attenuanti di sorta, ma solo spazio per un’aggravante che pesa o meglio dovrebbe pesare sulla coscienza dell’orco, che solitamente non ha, perché l’ha chiusa in cantina o in soffitta, scegliete voi, con la sua vittima preferita: la propria ragazza,assumere unainiziale posizione di sbieco laterale per parlare del problema assillante ansiogeno dello stalking, porta con sé come principio basilaree umano quello di entrarenella stanza della vittima, affacciandosi in punta di piedi, a osservare con estrema delicatezza i segni di una ferocia immotivata. Dove non c’è remissione dei loro peccati, né voglia di generalizzazione, né tanto meno una sorta di giustificazione sociale in vista di un’improbabile attenuante, ma solo, tutt’al più, la presa d’atto di un’aggravante efferata.</p>
<p>Perché il segnale si fasempre più allarmante di una debolezza maschile che confliggein primis sensibilmente con il proprio ruolo atavico tradizionale (minacciato da più parti da una società che regredisce a vista d’occhio), e poisi staglia e scagliaversusl’altra metà “rosa” del cielo. Un autentico misfatto, sempre più dipinto del colore della cronaca nera.Fare il punto della situazione non è una questione di giustizia di genere, ma diviene una necessità parlarne.Viene da chiedersi dov’è l’emancipazione sociale e lo spirito indomito vivace delle donne moderne e libere, quando si lasciano sopraffare moralmente psicologicamente, da questi bruti privi di coscienza, fino all’annientamento fisico e totale di sé, come avviene, purtroppo,nel peggiore dei casi? Anche qui nessun dato sociologico può soccorrerci, venirci in aiuto, perché non chiarisce il perché le donne accettino per amore tale e tanto odio. È un do ut des che non trova pace.</p>
<p>Impensabile poi pareggiare i contiper tali forze impari, schierate sul campo.L’arrendevolezza e la mancanza di autostima personale possono solo raccontare una piccolissima zona d’ombra di questi amori al veleno, in cui il ruolo della donna è esattamente quello dell’ombra. Mentre non sono più nemmeno l’ombra di se stesse edi ciò che sono state. Ombre confuse che si dibattono come anime in pena dietro un silenzio corrusco e infame che si chiama: stalking. Ma nulla ci dice effettivamente del meccanismo che si inceppa nella testa e nell’immaginario della vittima dello stalking, e non permette più all’ingranaggio della “macchina umana” di fluire… Provando a tirare la somma delle motivazione che tali brutture e vessazioni attivano nell’inconscio femminile, innescando in primo luogo la leva di una indubbia propensione al masochismo, queste principesse prigioniere dell’orco, che nessun bacio potrà mai trasformare in principe azzurro, dolenti nel corpo e nell’anima, come farfalle bianche a cui hanno tarpato e bruciato le ali, attendono nel labirinto del tempo senza uscita una luce; vivendo il tempo di un altro, fuori di sé.</p>
<p>Risalta un’educazione sentimentale errata, ricevuta fin da bambine da parte di modelli educativi frustranti scomodi e retrogradi, che una volta insinuatisi sotto la pelle, sono come un marchio un lascito esistenziale impresso a fuoco sulla pelle, permettendo una sopportazione altrimenti impensabile inspiegabile. L’assuefazione al male non è mai troppa?Una tale situazione di disagio femminile, di sottomissione sempre e comunque vuoi alle leggi silenti  asfittiche della famiglia e dell’ambiente d’origine, vuoi a una realtà economica che rifiuta in nuce un modello e un ruolo femminile emancipato e indipendente e perciò stesso forte, racconta molto dell’assenza di collera nei confronti poi dei compagni attuali.</p>
<p>E dell’impossibilità di scrollarseli di dosso anche una volta fuori da quel mondo immondo. Ma anche questo pseudo spaccato socialeal femminile, che in parte e solo in parte potrebbe raccontarci dell’arrendevolezza remissiva della vittima designata, deve essere preso con le pinze, cioè con la dovuta cautela.Poiché l’abitudine a una vita sottomessa può solo prestare di striscio il fianco ai maltrattamenti ricevuti, mentre il vorticare dei casi che si succedono con sempre maggior frequenza e con esiti raccapriccianti che assurgono perfino al diritto di cronaca, rimandano a una casistica indiscriminata e peregrina.</p>
<p>E non spiega l’incredulità annichilente del rimanere immobili e sgomente di fronte alle minacce subite. “Come è possibile che alla prima che ti fanno non scappi via?” -verrebbe da chiederle con rabbia.Dicono che si resta attonite e come stordite dai maltrattamenti che piovono come proiettili da ogni parte,  fino a  rimane irretite &#8211; anche per il plagio verbale &#8211; in una rete a maglie sempre più strette, da cui è difficile spiccare il volo: le ali sono tarpate. Si vive un incubo a occhi aperti, occhi pesti,quasi sempre… e come, nel peggiore degli incubi, non riesci più a muoverti. Alle volte strisci a terra come un verme. Inerme. Per le sevizie. Forse riesci solo a fare strani giri su te stessa, quando puoi muoverti, e il corpo non è troppo ammaccato e l’anima non è troppo rappresa in quella zona d’ombra a cui tanto rassomigli, oramai.Mentre il mondo gira in tondo attorno a te, come se fossi su quelle giostrine di un parco giochi chiuso, solo che l’unica bambina rimasta chiusa lì dentro, segregata, sei Tu, e un vuoto irreale sinistrosi fa denso come una bruma mattutina caliginosa che ti cala sugli occhi e tu annaspi come nei peggiori incubi e una cappa ti opprime a comprimerti l’anima i sogni e i desideri e tu non sai più chi sei.</p>
<p>C’è un unico essere che si muove intorno a te, perfino dentro di te, ed è il macchinista della giostrina, il burattinaio, che fa ruotare tutto attorno a te, in un moto impietoso folleostinato, perché insensato e sempre uguale a se stesso. Ma a sentir bene s’ode una voce o forse due che si accavallano che urlano esi smorzano l’una nell’altra in un turbinio che spezza il fiato di preghiere e insulti e sputi, fino ad annullarsi in un urlo indistinto e perciò stesso atono: è il suono della disperazione, che a un certo punto si spegne in fondo all’anima, un’anima assopita, afona, che non ce l’ha fatta a rompere gli argini del suo isolamento.E il cuore rassomiglia a un carillon atono. S’è mai udito?! E non è la quiete dopo la tempesta di leopardiana memoria, no, è un vuoto senza fine, inconsolabile irrisarcibile per la vittima dello stalking. Perché ha vestito a lungo i panni di una bambola di pezza farneticante &#8211; quando non di una bomba ad orologeria pronta da far implodere a comando &#8211; che steccava come un carillon opaco caricato e incantato, cui bastava tirare la cordae a comando strepitava stonava scordava.</p>
<p>Era un cuore incantato da un sortilegio meschino.Non c’è chiave di lettura che tenga per capire l’inamovibilità che scatta dentro la vittima: sei attonita e nulla può succederti se resti ferma; sei ridotta a una preda, e la preda in quanto tale sa bene di essere un animale piccolo e indifeso e che il suo segugio è lì in agguato ed annusa tutti i tuoi movimenti, che sente come uno squalo la tua paura che lo eccita, per cui ogni passo falso può essere l’ultimo per lei. E allora non resta che il silenzio e il retrocedere entro un guscio che si chiama isolamento: e lostalker ha già segnato un altro punto, che si chiama però autogol.</p>
<p><strong>(testo di Ausilia Guerrera) </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/stalking-un-carillon-steccato-stonato-scordatoatono/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alzheimer, il cervello ci dice se il farmaco può avere effetto</title>
		<link>http://www.gosalute.it/alzheimer-il-cervello-ci-dice-se-il-farmaco-puo-avere-effetto</link>
		<comments>http://www.gosalute.it/alzheimer-il-cervello-ci-dice-se-il-farmaco-puo-avere-effetto#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca e università]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gosalute.it/?p=2310</guid>
		<description><![CDATA[Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda e l’Università di Pavia, spiega che le cure per l’Alzheimer non possono essere tutte uguali. Centrare la terapia garantirebbe una qualità di vita migliore al paziente e permetterebbe di tagliare i costi della spesa sanitaria. Per individuare il farmaco giusto, basta una risonanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><em>Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda<strong> </strong>e l’Università di </em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/farmaco_1097.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2311" title="farmaco_1097" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/05/farmaco_1097-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Pavia, spiega che le cure per l’Alzheimer non possono essere tutte uguali. Centrare la terapia garantirebbe una qualità di vita migliore al paziente e permetterebbe di tagliare i costi della spesa sanitaria. Per individuare il farmaco giusto, basta una risonanza magnetica. Il nostro cervello è in grado di rispondere alla terapia farmacologica contro l’Alzheimer? Una risonanza magnetica può dirlo. Lo studio condotto dal Dipartimento di Psicologia dell’<strong>Università di Milano-Bicocca</strong>, in collaborazione con l’<strong>Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda </strong>e il Dipartimento di Psicologia dell’<strong>Università di Pavia </strong>(professoressa Gabriella Bottini), pubblicato sulla rivista <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22530263" target="_blank"><span style="color: #800080;">Behavioral Neurology</span></a>, ha dimostrato che i pazienti che subiscono un progressivo peggioramento della malattia, nonostante il trattamento farmacologico con inibitori dell’acetilcolinesterasi &#8211; principio attivo utilizzato in larga misura nella terapia per contrastare l’Alzheimer -, hanno una significativa atrofia<strong> </strong>dei nuclei profondi del cervello colinergici e dei fasci di sostanza bianca circostanti.«La ricerca – spiega <strong>Eraldo Paulesu</strong>, docente di Psicobiologia e responsabile dello studio -   rappresenta quella che gli anglosassoni chiamerebbero una &#8220;proof of principle&#8221; , ovvero la dimostrazione che potrà diventare possibile monitorare efficacemente la risposta alla principale classe di farmaci utilizzati per ritardare il declino cognitivo nella malattia di Alzheimer. Bisogna ricordare che non esiste un singolo test di laboratorio o clinico  per fare diagnosi di demenza né tanto meno per predire la risposta ai farmaci che rendono disponibile una maggior quantità di acetilcolina nel cervello. Attraverso una risonanza magnetica strutturale analizzata con tecnica di Voxel-Based Morphometry è possibile individuare le aree del cervello in cui c&#8217;è una riduzione significativa di sostanza grigia oppure di sostanza bianca».</p>
<p>Lo studio, finanziato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia e condotto su un panel di 23 pazienti, ha dimostrato che una risonanza magnetica strutturale, eseguita dopo un breve periodo di trattamento farmacologico (9 mesi), permette di differenziare i pazienti che rispondono alla terapia da quelli che non traggono beneficio alcuno. Sebbene preliminari, i risultati di questo studio rappresentano il primo tentativo sistematizzato di <strong>creare un protocollo multidisciplinare di valutazione dell’efficacia di un farmaco</strong>,<strong> </strong>protocollo che a lungo andare potrebbe rivelarsi promettente nell’identificare, prima di iniziare il trattamento, i pazienti a cui prescrivere il farmaco. Questi risultati potranno avere un impatto di rilevanza nazionale nel contribuire al miglioramento della pratica clinica nel trattamento delle demenze e nel ridurre i costi per il sistema sanitario nazionale. Si stima infatti che in un paese delle dimensioni dell’Italia vi siano circa <strong>65000 nuovi casi</strong> di probabile malattia di Alzheimer ogni anno e che il costo per la cura di ogni singolo paziente sia pari a circa 1500 euro all’anno. In totale si spendono <strong>8 miliardi di euro all’anno per la cura delle demenze</strong>, di cui oltre 2 per i farmaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Lo studio – conclude Paulesu &#8211; getta le basi per indagini su più larga scala con cui, combinando misure morfometriche cerebrali e misure neuropsicologiche, si possa predire la risposta del singolo paziente ad una classe di farmaci, gli anticolinesterasici, i quali, pur dotati di una qualche efficacia nelle demenze, sono gravati da potenziali importanti effetti collaterali e da importanti costi per la sanità pubblica e per i pazienti. Abbiamo avanzato una richiesta di finanziamento al Ministero della Salute per poter condurre quello studio su più larga scala che ci dovrebbe permettere di passare dalla dimostrazione della &#8220;proof of principle&#8221; alla pratica clinica».</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gosalute.it/alzheimer-il-cervello-ci-dice-se-il-farmaco-puo-avere-effetto/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

