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	<title>Gosalute.it</title>
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	<description>Notizie su salute e benessere, anteprime su ricerche universitarie e scoperte dal mondo della salute e del benessere.</description>
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		<title>Gli Usa premiano la chirurgia pisana: incarico a Pittsburgh per il Prof. Ugo Boggi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:47:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 9 febbraio scorso il Prof. Ugo Boggi (nella foto), direttore dell’Unità operativa di Chirurgia generale e trapianti dell’Aoup, è stato nominato “Adjunct Associate Professor of Surgery” presso la prestigiosa Università di Pittsburgh (Pennsylvania, Usa).L’affiliazione del Prof. Boggi all’UPMC-University of Pittsburgh Medical Center, nota per aver sviluppato il trapianto epatico sotto la guida del Prof. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/ugo_boggi_02.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1656" title="ugo_boggi_02" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/ugo_boggi_02.jpg" alt="" width="250" height="152" /></a></p>
<p>Il 9 febbraio scorso il Prof. Ugo Boggi (<strong>nella foto</strong>), direttore dell’Unità operativa di Chirurgia generale e trapianti dell’Aoup, è stato nominato “<em>Adjunct Associate Professor of Surgery</em>” presso la prestigiosa Università di Pittsburgh (Pennsylvania, Usa).L’affiliazione del Prof. Boggi all’UPMC-University of Pittsburgh Medical Center, nota per aver sviluppato il trapianto epatico sotto la guida del Prof. Thomas Starzl rendendolo la terapia oggi nota a tutti e per aver creato uno dei maggiori centri di trapianto al mondo, avviene a seguito della consolidata collaborazione con l’Ismett di Palermo, ospedale che fa parte del sistema UPMC. Come noto, il Prof. Boggi ha eseguito per primo in Italia il prelievo laparoscopico di parte del fegato per trapianto da donatore vivente adulto in ricevente pediatrico, presso l’Ismett di Palermo nel maggio 2010. In collaborazione con i medici dell’Ismett, il Prof. Boggi ha quindi contribuito a sviluppare il primo, e per ora unico, programma italiano di trapianto adulto-bambino da donatore vivente con prelievo laparoscopico di parte del fegato. A breve è in cantiere l’avvio di un programma analogo per il prelievo laparoscopico dell’emifegato destro, sempre con tecnica laparoscopica, per donazione-trapianto tra persone adulte.</p>
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		<title>La percezione in assenza della vista: conferenza a Firenze del Prof. Pietro Pietrini</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca e università]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>

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		<description><![CDATA[“La percezione in assenza della vista”: questo il titolo della conferenza che il Prof. Pietro Pietrini, psichiatra, ordinario di Biochimica clinica e biologia molecolare clinica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, e direttore dell’Unità operativa di Analisi chimico cliniche specialistiche dell’Aoup, terrà domani, giovedì 23 febbraio, nell’ambito del ciclo di conferenze organizzate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/53ciechi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1653" title="53ciechi" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/53ciechi-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a></p>
<p>“La percezione in assenza della vista”: questo il titolo della conferenza che il Prof. Pietro Pietrini, psichiatra, ordinario di Biochimica clinica e biologia molecolare clinica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, e direttore dell’Unità operativa di Analisi chimico cliniche specialistiche dell’Aoup, terrà domani, giovedì 23 febbraio, nell’ambito del ciclo di conferenze organizzate dal Lyceum Club Internazionale di Firenze.Il Prof. Pietrini presenterà gli studi condotti negli ultimi dieci anni nei quali il gruppo di ricerca da lui coordinato ha utilizzato sofisticate metodologie di esplorazione funzionale del cervello, quali la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la stimolazione magnetica transcranica (TMS), per esaminare l’attività cerebrale durante compiti di riconoscimento visivo e/o tattile in soggetti vedenti e in persone con cecità congenita. I risultati di questi studi dimostrano come le stesse aree della corteccia cerebrale permettano di riconoscere un oggetto a prescindere dalla modalità sensoriale – visiva o tattile -  utilizzata.Fin dai tempi antichi al senso della vista è stato attribuito un ruolo prioritario nella vita della persona. Non a caso in greco antico il verbo &#8220;sapere&#8221; corrispondeva all&#8217;aoristo del verbo &#8220;vedere&#8221; e cioè &#8220;ho visto e quindi so&#8221;. Consideriamo anche comuni espressioni idiomatiche, quali &#8220;vedere di buon occhio&#8221; oppure &#8220;non vedere l&#8217;ora di&#8221;, presenti nella nostra e in altre lingue. Allo stesso tempo, ben un terzo della corteccia cerebrale nell’uomo e nei primati non umani è dedicato alle funzioni visive. Ma abbiamo davvero bisogno della vista per conoscere il mondo che ci circonda e per capire gli altri? Esiste un senso del bello che prescinde dall&#8217;esperienza visiva? Che impatto ha la mancanza della vista sullo sviluppo dei meccanismi cerebrali che sottendono la percezione, la vita emotiva e l&#8217;interazione sociale?Le ricerche condotte dal gruppo diretto dal Prof. Pietrini, pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, comprese <em>Science</em> e <em>PNAS</em>, hanno rivelato come la vista non sia affatto una <em>conditio sine qua non</em> per la percezione del mondo che ci circonda. Lo studio di chi non ha mai visto ci porta ad aprire gli occhi su come il cervello umano sviluppi la sua mirabile architettura funzionale indipendentemente dall’esperienza visiva. I risultati di questi studi hanno importanti ricadute anche riguardo alla messa a punto di strategie educative e di apprendimento nei bambini che nascono privi della vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Attenzione all’amianto, i consigli per arginare questo fattore di rischio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 10:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Top news]]></category>

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		<description><![CDATA[L’amianto è un cancerogeno ambientale di cui si sono occupate le cronache in questi giorni.L’Asl 11 ha avviato da tempo sul territorio un’attività di sorveglianza e di informazione per il controllo e la corretta dismissione dei materiali contenenti amianto. Gli operatori del dipartimento di prevenzione sono a disposizione per informazioni sulle corrette procedure da seguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/smaltimento.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1648" title="smaltimento" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/smaltimento-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p>L’amianto è un cancerogeno ambientale di cui si sono occupate le cronache in questi giorni.L’Asl 11 ha avviato da tempo sul territorio un’attività di sorveglianza e di informazione per il controllo e la corretta dismissione dei materiali contenenti amianto. Gli operatori del dipartimento di prevenzione sono a disposizione per informazioni sulle corrette procedure da seguire in caso si debba intervenire su materiali con sospetta presenza di amianto.I cittadini, solo se proprietari, possono rimuovere in proprio piccoli manufatti in cemento amianto sempre che lo stesso sia compatto ed integro. In tal caso, è opportuno prendere contatti con l’unità operativa igiene e sanità pubblica del dipartimento di prevenzione al fine di valutare se esistono i presupposti per la rimozione e ricevere informazioni sui sistemi di protezione  necessari per operare in sicurezza (sia per evitare esposizione a fibre di amianto che per eliminare il rischio di infortunio e di cadute dall’alto).</p>
<p>Sarà necessario, inoltre, consegnare all’unità operativa igiene e sanità pubblica copia del documento di avvenuto smaltimento rilasciato dalla ditta incaricata del trasporto in discarica. Si ricorda a tale proposito che è vietato il trasporto “in proprio” dei materiali pericolosi.E’ doveroso ricordare ai cittadini di non abbandonare i materiali contenenti amianto vicino ai cassonetti o altrove perché in queste condizioni diventerebbero pericolosi per la salute.La legge 257 del 1992 (una delle prime al mondo) “ha messo al bando” l’amianto, vietandone la produzione, commercializzazione, importazione ed esportazione. Rimangono tuttavia ancora attività che possono comportare per i lavoratori e per i cittadini in genere, il rischio di inalare fibre di amianto. Fra tali attività vi sono gli interventi di manutenzione, riparazione o rimozione di materiali contenenti amianto (coperture, tubazioni, serbatoi in cemento amianto…).</p>
<p>Ad oggi non ci sono dati che associano la presenza di tetti in amianto ad eccessi di tumori.</p>
<p>I materiali più comuni nell’edilizia civile e industriale in cui è possibile trovare l’amianto sono i seguenti:</p>
<p>- sotto forma compatta nelle coperture in lastre ondulate, nelle pareti dei prefabbricati in lastre piane, in tubazioni e serbatoi, nelle canne fumarie ecc.. In questi casi l’amianto è inglobato nel cemento per formare il cemento-amianto (eternit); nei pavimenti di vinil-amianto (linoleum) in cui questo è mescolato spesso a resine;</p>
<p>- sotto forma friabile (di gran lunga più pericoloso), materiale spruzzato per il rivestimento (ad es. di strutture metalliche, travature) per aumentare la resistenza al fuoco; materiale fonoassorbente e termoisolante (caldaie, canalizzazioni) in intonaci spruzzati e/o applicati a cazzuola.Il proprietario che rileva la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio deve valutare lo stato di conservazione al fine di ridurre al minimo l&#8217;esposizione degli occupanti e programmare un eventuale intervento di bonifica.I possibili metodi di bonifica ai sensi del DM 6 settembre 1994 sono i seguenti:<strong>Rimozione</strong>: le operazioni devono essere condotte salvaguardando l’integrità del materiale in tutte le fasi dell’intervento. Comporta la produzione di notevoli quantità di rifiuti contenenti amianto che devono essere correttamente smaltiti. Il lavoro deve essere eseguito da lavoratori esperti ed adeguatamente protetti. Da considerare anche un rischio importante come quello di caduta dall’alto.<strong>Incapsulamento</strong>: consiste nell’applicazione di prodotti impregnanti, che penetrano nel materiale legando le fibre di amianto fra loro e con la matrice cementizia, e prodotti ricoprenti, che formano una spessa membrana sulla superficie del manufatto.Non tutti i materiali possono essere incapsulati e spesso è necessario che il supporto venga pulito bene, operazione che può comportare dispersione di fibre. Inoltre, questo tipo di intervento rinvia il problema, ma non lo risolve definitivamente  (permane ad esempio l’obbligo della verifica periodica delle condizioni) e alla lunga può risultare più costoso.<strong>Confinamento</strong>: consiste in un intervento di separazione dell’amianto chiudendolo all’interno di barriere a tenuta. Di solito è idoneo per parti di tubature o comunque per interventi di dimensioni limitate. Per interventi di manutenzione o rimozione di materiali contenenti amianto, è necessario rivolgersi a ditte specializzate (iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali categoria 10/A o10/B) che dovranno presentare un piano di lavoro all’Asl competente per territorio ai fini di garantire la protezione dei lavoratori e dei cittadini dai rischi specifici che comportano queste lavorazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al “San Giuseppe” un ambulatorio dedicato alle malattie rare neurologiche</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 08:32:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 29 febbraio prossimo sarà celebrata la Giornata mondiale delle malattie rare. Dal marzo 2011 nell’Asl 11 è a disposizione dei cittadini un ambulatorio della unità operativa di neurologia dedicato alle malattie rare del sistema nervoso, attivo il lunedì mattina all’ospedale “San Giuseppe” di Empoli.L’accesso alla visita è a cura dei medici della neurologia, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1644" title="images" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/images.jpg" alt="" width="269" height="187" /></a>Mercoledì 29 febbraio prossimo sarà celebrata la Giornata mondiale delle malattie rare. Dal marzo 2011 nell’Asl 11 è a disposizione dei cittadini un ambulatorio della unità operativa di neurologia dedicato alle malattie rare del sistema nervoso, attivo il lunedì mattina all’ospedale “San Giuseppe” di Empoli.L’accesso alla visita è a cura dei medici della neurologia, che ricevono le segnalazioni da tutti gli operatori sanitari del territorio e dei presidi ospedalieri, oltre che dai pazienti e dai loro familiari. L&#8217;attività è coordinata dal dottor Marco Macucci e riguarda i pazienti che hanno già una diagnosi definita di malattia rara e quelli in attesa di una diagnosi precisa. Dopo un primo incontro di raccolta dei dati clinici viene impostato un piano di accertamenti da eseguire negli ospedali dell&#8217;Asl 11 e in strutture di alta specializzazione regionali ed extra-regionali per gli esami non disponibili presso i servizi dell’Asl 11. L&#8217;invio verso i centri di livello superiore viene curato e prenotato direttamente dai medici della neurologia.La neurologia di Empoli è inserita nella rete regionale delle malattie rare della regione Toscana (www.rtmr.it) e segnalata all&#8217;interno del sito web dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità (www.iss.it/cnmr) nella sezione Rete Nazionale e centri di diagnosi e cura.I pazienti affetti da malattie rare hanno diritto ad una esenzione dalla spesa per il ticket sanitario specifica per la loro malattia. L&#8217;ambulatorio di Empoli è abilitato ad attestare la diagnosi e a concedere la relativa esenzione per molte malattie neurologiche rare. Anche per le patologie per le quali non è possibile rilasciare la certificazione e l&#8217;esenzione, viene comunque fornita una prima consulenza sui centri di riferimento più idonei.Nel primo anno di attività, sono state eseguite oltre 80 visite ambulatoriali, e sono state possibili 10 nuove diagnosi prima non precisate. Per altri pazienti gli accertamenti sono in corso.Considerando la particolarità del percorso, è stato creato un indirizzo e-mail aziendale (malattierareneuro@usl11.toscana.it) al quale indirizzare tutte le segnalazioni e le richieste di informazioni, per avere un primo parere e per prenotare un primo appuntamento nell&#8217;ambulatorio. Inoltre, è in allestimento una pagina dedicata a questa attività sul sito dell&#8217;Asl 11, <a href="http://www.usl11.toscana.it/" target="_blank">www.usl11.toscana.it</a>.</p>
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		<title>Torna l&#8217;appuntamento con la solidarietà in 100 piazze di Milano e provincia</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna con l&#8217;Alto Patronato del Presidente della Repubblica l&#8217;appuntamento con la solidarietà in oltre 100 piazze di Milano e nelle province di Milano e Monza. 500 volontari, 15.000 gardenie e 13 euro come offerta minima per sostenere la ricerca.  Per la festa della donna regala una gardenia. Un messaggio significativo e concreto per le donne, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/Gardenia-2010_06.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1641" title="Gardenia-2010_06" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/Gardenia-2010_06-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>Torna <strong>con l&#8217;Alto Patronato del Presidente della Repubblica</strong> l&#8217;appuntamento con la solidarietà in oltre 100 piazze di Milano e nelle province di Milano e Monza. 500 volontari, 15.000 gardenie e 13 euro come offerta minima per sostenere la ricerca.</p>
<p> <strong>Per la festa della donna regala una gardenia</strong>. Un messaggio significativo e concreto per le donne, insieme per vincere la sclerosi multipla. Una malattia cronica, invalidante e imprevedibile, una delle più gravi del sistema nervoso centrale che colpisce per lo più i giovani e le donne, il doppio rispetto agli uomini, tra i venti e tren&#8217;anni.</p>
<p> <strong>La Gardenia dell’AISM</strong> costituisce, dunque, un’importante opportunità per finanziare la ricerca scientifica, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sclerosi multipla e per illustrare le attività ed i servizi promossi da AISM su tutto il territorio nazionale.</p>
<p> I fondi raccolti grazie a questa manifestazione di solidarietà saranno destinati, in parte alla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) che finanzia il 70% della ricerca scientifica sviluppata in Italia, ed in parte alla Sezione Provinciale AISM di Milano per il finanziamento dei servizi di assistenza domiciliare (generica e qualificata) e di consulenza sociale che l’Associazione garantisce alle persone con sclerosi multipla.</p>
<p align="center"><strong><span style="font-size: small;">“La Gardenia dell’AISM”, con la Sezione Provinciale di Milano, sarà presente con un Punto di Solidarietà </span></strong><strong><span style="font-size: small;">dalle ore 9.00 alle 18.00 </span></strong><strong><span style="font-size: small;">nelle maggiori piazze e nei centri commerciali di Milano </span></strong><strong>e nelle Province di Milano e Monza.</strong></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">L’elenco completo è consultabile sul sito web </span><a><span style="color: #0000ff; font-size: small;">www.aism.it/milano</span></a></p>
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		<title>Rara Malattia di Gaucher</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca e università]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati a quattro anni dello studio di Fase 2 di Genzyme su eliglustat tartrato &#8211; composto orale per la malattia di Gaucher &#8211; mostrano miglioramenti continui e sostenuti, trasversali a tutti gli endpoint Completato l’arruolamento per gli studi di Fase 3. Genzyme, un’azienda del Gruppo Sanofi (EURONEXT: SAN e NYSE: SNY), ha annunciato i dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/analisi-laborato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1635" title="analisi-laborato" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/analisi-laborato-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>I dati a quattro anni dello studio di Fase 2 di Genzyme su eliglustat tartrato &#8211; composto orale per la malattia di Gaucher &#8211; mostrano miglioramenti continui e sostenuti, trasversali a tutti gli endpoint Completato l’arruolamento per gli studi di Fase 3.<br />
Genzyme, un’azienda del Gruppo Sanofi (EURONEXT: SAN e NYSE: SNY), ha annunciato i dati di follow up a quattro anni sui pazienti arruolati per lo studio di fase 2 sul farmaco orale sperimentale per il trattamento della malattia di Gaucher di tipo 1, noto come eliglustat tartrato. I dati a quattro anni mostrano il mantenimento nel tempo dei miglioramenti osservati, trasversali a tutti gli endpoint, compresi i marker della malattia ossea. I risultati sono stati presentati per la prima volta al Lysosomal Disease Network WORLD Symposium, che si è tenuto la scorsa settimana a San Diego, California.<br />
Eliglustat tartrato, una capsula assunta oralmente, è stato sviluppato per offrire un’alternativa terapeutica vantaggiosa ai pazienti adulti affetti dalla malattia di Gaucher di tipo 1 e per mettere a disposizione di pazienti e medici un più ampio spettro di opzioni terapeutiche che consenta di raggiungere gli obiettivi terapeutici individuali. La terapia enzimatica sostitutiva con imiglucerasi, l’attuale standard terapeutico per i pazienti affetti da malattia di Gaucher di tipo 1 prodotto e commercializzato da Genzyme, è invece somministrata per infusione intravenosa.<br />
Genzyme aveva già comunicato in precedenza il raggiungimento dell’endpoint primario composito da parte dello studio di fase 2 su eliglustat tartrato della durata di 52 settimane: una risposta clinicamente significativa in almeno due dei tre endpoint (miglioramento nelle dimensioni della milza e dei livelli di emoglobina e piastrine) in ciascun paziente. Nella fase di estensione dello studio, i pazienti hanno continuato a ricevere eliglustat tartrato per oltre quattro anni. I dati dei pazienti trattati con eliglustat tartrato dopo quattro anni indicano miglioramenti continui o stabilizzati, trasversali a tutti gli endpoint:<br />
• Volumi di milza e fegato diminuiti in media rispetto alla baseline rispettivamente del 63% e del 28%.<br />
• Livelli di emoglobina e piastrine aumentati in media rispetto dalla baseline rispettivamente di 2.3 g/dl e del 95%.<br />
• Tutti i pazienti (100%) hanno raggiunto almeno tre dei quattro obiettivi terapeutici ematologici e viscerali stabiliti per la terapia enzimatica sostitutiva.<br />
• I dati indicano inoltre un miglioramento continuo della densità minerale ossea, misurata attraverso DXA, con un aumento medio del T-score in confronto al basale di 0,8 punti per la colonna vertebrale lombare.<br />
“Eliglustat tartrato rappresenta una nuova speranza per i pazienti affetti da malattia di Gaucher di tipo 1,” ha affermato il Dr. Manisha Balwani, del Dipartimento di Genetica e Scienze Genomiche del Mount Sinai School of Medicine. “La possibilità di disporre di una terapia orale offre vantaggi pratici, un più ampio accesso alla terapia e, cosa più importante, un miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Eliglustat tartrato rappresenta una potenziale trasformazione del paradigma di trattamento nella malattia di Gaucher.”<br />
“L’efficacia di eliglustat, in particolare per quanto riguarda i miglioramenti continui osservati nei marker della malattia ossea, unita al suo profilo di sicurezza, evidenziano il potenziale che questo farmaco potrebbe avere nel modificare il rapporto con la terapia dell’intera comunità dei pazienti Gaucher. Auspichiamo di confermare questi progressi nel programma di fase 3” sottolinea Riccardo Palmisano, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Genzyme in Italia. “Un follow up a 4 anni in uno studio di fase 2 su una malattia rara riflette sia il grande impegno di Genzyme nell’ambito della ricerca clinica che la volontà di supportare sempre meglio le scelte operate nella gestione della patologia da parte di medici e decisori ad ogni livello.”<br />
Nello studio di fase 2, gli eventi avversi più comuni, registrati in più di due pazienti nel corso dei quattro anni di trattamento, comprendevano infezioni virali (sei pazienti), infezioni del tratto urinario e delle vie respiratorie superiori (quattro pazienti ciascuno), naso-faringite, sinusite, artralgia, dolore agli arti, mal di testa, aumento della pressione sanguigna, anomalie nella conduzione nervosa, dolore addominale e diarrea (tre pazienti ciascuno). In otto pazienti sono stati registrati dieci eventi avversi correlati al farmaco, incluso uno grave. Tutti gli eventi correlati sono stati di lieve entità.<br />
Genzyme ha anche completato l’arruolamento in tutti e tre gli studi clinici di fase 3 sulla terapia orale. Nel loro insieme, questi tre studi rappresentano il più ampio programma clinico mai realizzato sulla malattia di Gaucher con centri partecipanti in oltre 30 paesi e più di 350 pazienti arruolati.<br />
Il primo studio di fase 3, ENCORE, è uno studio randomizzato, in aperto, per pazienti adulti affetti da malattia di Gaucher di tipo 1, progettato per confrontare eliglustat tartrato con imiglucerasi per infusione. In questo studio sono stati arruolati pazienti adulti già in precedenza trattati per almeno tre anni con terapia enzimatica sostitutiva e che avevano raggiunto i propri obiettivi terapeutici.<br />
ENGAGE, il secondo studio, è uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, per pazienti con malattia di Gaucher di tipo 1 mai trattati in precedenza o comunque non in trattamento da almeno nove mesi al momento dell’ingresso nello studio. I dati di questi studi registrativi pivotal sono attesi nella prima metà del 2013. Un terzo studio, conosciuto come EDGE, confronta la monosomministrazione giornaliera di eliglustat tartrato con una doppia somministrazione giornaliera.<br />
Informazioni sulla malattia di Gaucher<br />
La malattia di Gaucher è una condizione ereditaria che colpisce meno di 10.000 persone in tutto il mondo. I pazienti affetti dalla malattia di Gaucher non possiedono quantità sufficienti di un enzima, la beta-glucosidasi acida (glucocerebrosidasi), preposto a scindere una specifica molecola di natura lipidica. Di conseguenza, le cellule sovraccariche di lipidi (denominate cellule di Gaucher) si accumulano in diverse parti dell&#8217;organismo, principalmente nella milza, nel fegato e nel midollo osseo. L&#8217;accumulo delle cellule di Gaucher può provocare ingrossamento di milza e fegato, anemia, sanguinamento eccessivo e facilità alle escoriazioni, malattia ossea e numerosi altri segni e sintomi. La forma più diffusa della malattia di Gaucher il tipo 1, solitamente non colpisce il sistema nervoso centrale.<br />
Informazioni su eliglustat tartrato<br />
Eliglustat tartrato è un nuovo analogo della glucosilceramide che, somministrato per via orale, inibisce parzialmente l&#8217;enzima glucosilceramide sintasi, riducendo quindi la produzione della glucosilceramide stessa. La glucosilceramide è la sostanza che si accumula nelle cellule e nei tessuti dei pazienti affetti da malattia di Gaucher. Negli studi preclinici la molecola, sviluppata insieme a James A. Shayman, M.D. della University of Michigan, si è dimostrata altamente efficace e selettiva. Grazie ad un meccanismo d&#8217;azione non dipendente da uno specifico genotipo, eliglustat tartrate può rappresentare una potenzialità terapeutica per i pazienti affetti dalla malattia di Gaucher di tipo 1. L&#8217;avvio degli studi di fase 2 e 3 di eliglustat tartrato sulla malattia di Gaucher fa seguito al completamento di un vasto studio di ricerca preclinica e al programma di fase 1. Eliglustat tartrato è stato ben tollerato per quattro anni nello studio di fase 2 e continua ad avere un profilo di sicurezza tale da supportare gli studi clinici del programma di fase 3.<br />
Importanti informazioni di sicurezza relative a imiglucerasi per infusione<br />
All’incirca il 15% dei pazienti trattati con imiglucerasi per infusione ha sviluppato anticorpi IgG, con un conseguente maggiore rischio di reazioni di ipersensibilità. Pertanto si suggeriscono controlli periodici; è inoltre necessario prestare particolare attenzione ai pazienti cha abbiano sviluppato la presenza di anticorpi o che hanno presentato precedentemente sintomi di ipersensibilità. Nel 6,6% dei pazienti si sono manifestati sintomi suggestivi di ipersensibilità quali reazioni anafilattoidi, prurito, rossore, orticaria, angioedema, senso di costrizione toracica, dispnea, tosse, cianosi e ipotensione. In meno del 15% dei pazienti sono state segnalate reazioni correlate alla somministrazione di imiglucerasi per infusione. Ciascuno degli eventi illustrati di seguito si è verificato in meno del 2% della popolazione totale dei pazienti. Tra gli eventi avversi osservati si segnalano nausea, vomito, dolore addominale, diarrea, rash, spossatezza, cefalea, febbre, capogiri, brividi, lombalgia e tachicardia. Eventi avversi associati alla via di somministrazione includono fastidio, prurito, bruciore, gonfiore o ascesso sterile nel sito dell’iniezione endovenosa. Per informazioni complete sulla prescrizione visitare il sito www.genzyme.com.<br />
Genzyme, una Società del Gruppo Sanofi<br />
Da oltre trent’anni Genzyme è all’avanguardia nello sviluppare e rendere disponibili terapie innovative per i pazienti affetti da patologie rare e debilitanti. Raggiungiamo i nostri obiettivi attraverso una ricerca d’eccellenza e grazie al profondo coinvolgimento ed impegno dei nostri collaboratori. Focalizzati sulle malattie rare e la sclerosi multipla, siamo al servizio dei nostri pazienti con l’obiettivo di favorire un significativo miglioramento della vita loro e delle loro famiglie. Questo obiettivo guida ed ispira ciascuno di noi, ogni giorno. Le terapie innovative di Genzyme, commercializzate in tutto il mondo, testimoniano i progressi compiuti dalla medicina nel fornire soluzioni salvavita. Quale Società del Gruppo Sanofi, Genzyme può contare sulla struttura e sulle risorse di una delle più grandi aziende farmaceutiche al mondo, con la quale condividiamo l’impegno a migliorare la vita dei pazienti.</p>
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		<title>Prima occlusione percutanea dell’auricola sinistra a Forlì</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:50:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuova speranza contro il rischio d’ictus per chi soffre di fibrillazione atriale e non può assumere farmaci anticoagulanti. La complessa procedura è praticata, in Italia, da pochi centri altamente qualificati.Chi soffre di fibrillazione atriale e non può assumere farmaci anticoagulanti può trovare ora, a Forlì, una valida arma contro il pericolo d’incorrere in embolie cerebrali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/CardioEquipeOcclusioneAuricola.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1632" title="CardioEquipeOcclusioneAuricola" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/CardioEquipeOcclusioneAuricola-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Nuova speranza contro il rischio d’ictus per chi soffre di fibrillazione atriale e non può assumere farmaci anticoagulanti.<strong> </strong>La complessa procedura è praticata, in Italia, da pochi centri altamente qualificati.Chi soffre di fibrillazione atriale e non può assumere farmaci anticoagulanti può trovare ora, a Forlì, una valida arma contro il pericolo d’incorrere in embolie cerebrali e, quindi, ictus ischemici. <strong>L’U.O. di Cardiologia</strong> dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, diretta dal dott. <strong>Marcello Galvani</strong>, ha iniziato a effettuare, infatti, <strong>l’occlusione percutanea dell’auricola sinistra</strong>, tecnica assai complessa ma particolarmente efficace per eliminare o ridurre significativamente il rischio di ictus. L’equipe formata dal dott. <strong>Alberto Bandini</strong>, dal dott. <strong>Paolo Golia</strong>, e dalla dott.ssa <strong>Donatella Ferrini</strong>, nei giorni scorsi, ha effettuato, nella nuova sala di elettrofisiologia dell’ospedale, la prima procedura autonoma di questo tipo, perfettamente riuscita. Il dispositivo impiegato nell’intervento è stato utilizzato, sino ad oggi, in Italia, in non più di una cinquantina di casi, e solo in centri altamente qualificati.«Nei pazienti con fibrillazione atriale, in presenza di alcuni fattori di rischio quali ipertensione arteriosa, diabete, insufficienza cardiaca, o età avanzata – illustra il dott. <strong>Alberto Bandini</strong>, responsabile della <strong>struttura di elettrofisiologia dell’U.O. di Cardiologia</strong> – è facile si formino, all’interno del cuore, dei coaguli di sangue che, in caso di fuoriuscita, possono provocare embolie a distanza, come l’ictus cerebrale». Di solito, per evitare che ciò accada, si ricorre alla somministrazione di anticoagulanti orali (Coumadin o Sintrom), che ostacolano, appunto, la creazione di coaguli del cuore e, dunque, prevengono le embolie. «Chi ha già avuto emorragie importanti o può andarvi incontro, però, non può assumerli, in quanto il principale effetto collaterale di questi farmaci è proprio quello di favorire le emorragie – spiega il dott. Bandini –. L’alternativa, allora, è ricorre alla chiusura dell’auricola sinistra, ovvero la parte del cuore, situata nell’atrio sinistro, dove si forma il 90% dei coaguli fonte di successive embolie». La procedura, che si esegue in anestesia generale e sotto controllo eco transesofageo, è, come tutte le tecniche effettuate per via transacatetere, assai complessa e delicata. «Con la puntura di una vena dell’inguine, s’introduce nell’atrio destro, attraverso il sistema venoso, una piccola struttura in metallo, ricoperta di materiale plastico; quindi, mediante puntura transettale, cioè praticando un piccolo foro a livello del setto interatriale, tale dispositivo viene prima trasferito nell’atrio sinistro e, infine, posizionato nell’auricola sinistra e rilasciato – illustra il dott. Bandini –. La difficoltà risiede nel rischio di complicanze connesse alla puntura transattale, da noi, comunque, già da tempo praticata vista l’esperienza nell’ablazione transcatetere, e nell’estrema fragilità della sede in cui la sonda va posizionata». A parte le prime 6 settimane dall’impianto, dopo non vi è più necessità di terapia anticoagulante, in quanto la sonda viene ricoperta dal normale tessuto che riveste l’interno del cuore.«La chiusura dell’auricola sinistra è risultata efficace quanto la terapia anticoagulante – dichiara il dott. Bandini –. Nel nostro caso, un aiuto fondamentale è venuto dalle nuove tecnologie acquisite nell’ambito del potenziamento della sala di elettrofisiologia: prima di procedere, infatti, abbiamo eseguito, grazie al sistema Carto 3, un’angioTac toracica, di grande aiuto per studiare l’anatomia dell’atrio sinistro e dell’auricola su cui siamo poi intervenuti».La specializzazione in questa complessa tecnica accresce ulteriormente il campo di attività dell’U.O. di Cardiologia dell’Ausl di Forlì, che vede così rafforzato il proprio <strong>ruolo di centro di riferimento provinciale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dolore al ginocchio: tutta questione di cervello?</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le donne soffrono di dolore cronico molto più rispetto agli uomini. È quanto emerge da uno studio sulle differenze di genere nel dolore cronico benigno, coordinato dalla professoressa Anna Maria Aloisi dell’Università di Siena. Anche nel dolore al ginocchio questa differenza in alcuni casi può portare ad affrontare diversamente la stessa patologia a seconda del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/kolano_md.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1629" title="kolano_md" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/kolano_md.jpg" alt="" width="320" height="210" /></a></p>
<p>Le donne soffrono di dolore cronico molto più rispetto agli uomini. È quanto emerge da uno studio sulle differenze di genere nel dolore cronico benigno, coordinato dalla professoressa Anna Maria Aloisi dell’Università di Siena. Anche nel dolore al ginocchio questa differenza in alcuni casi può portare ad affrontare diversamente la stessa patologia a seconda del sesso del paziente.<br />
cura di Irene Butta</p>
<p>Con intervista Claudio Zorzi, presidente SIGASCOT e primario di Ortopedia e Traumatologia all’Ospedale Sacro Cuore di Negrar<br />
ARTROSI DI GINOCCHIO: STESSO PROBLEMA, DIVERSA TOLLERABILITA’<br />
Perché l’artrosi non evolva e la sintomatologia si riduca l’osteotomia è l’intervento che dà una maggiore garanzia e può rimandare eventuali interventi protesici.<br />
“È molto diversa la tollerabilità tra i diversi generi – afferma Zorzi. – L’uomo sopporta bene il ginocchio varo e il dolore da carico, specie il lavoratore manuale. Nella donna invece lo squilibrio ormonale che avviene intorno ai 50 anni si associa spesso al decadimento osteoporotico effetto della menopausa. Si ha quindi un aumento rapido della sintomatologia, meno graduale, a cui la paziente non riesce ad abituarsi e che condiziona in maniera più repentina la qualità di vita. La donna – continua l’esperto – diventa più apprensiva e ansiosa nel voler risolvere il problema a differenza dell’uomo che invece ha un decadimento progressivo e lento, e quindi può adattarsi alla nuova condizione giorno per giorno. Diversamente dagli uomini, le donne tollerano molto meglio la protesi rispetto all’osteotomia – conclude il primario di Negrar.”<br />
IL CONSIGLIO DELL’ESPERTO</p>
<p>La scelta del chirurgo ortopedico deve prendere in considerazione tanti piccoli fattori. Secondo l’esperto di Negrar, “un chirurgo che ha tutte le frecce al suo arco, può scagliare in qualsiasi momento la freccia giusta; un medico che ha una visione ed esperienza monotematica, rischia di non avere una visione così completa”. Significa tenere gli occhi aperti, informarsi sull’esperienza del chirurgo, e solo dopo aver acquisito tutte le informazioni necessarie, prendere una decisione.</p>
<p>UOMINI E DONNE DIVERSI ANCHE NEL DOLORE</p>
<p>Diversi sono i fattori che contribuiscono a determinare gli effetti dovuti alle differenze di genere nell’esperienza del dolore:</p>
<p>• <strong>differenze ormonali</strong>: in alcune patologie si è notata una correlazione tra il dolore e le fasi del ciclo mestruale. Studi epidemiologici  dimostrano che le donne sane possono avere un aumento della sintomatologia dolorosa durante la fase premestruale</p>
<p>• <strong>differenze cognitive ed emozionali nel modo di affrontare il dolore</strong></p>
<p>• <strong>differenza nei ruoli sociali e occupazionali: </strong>a differenza della casalinga, la donna che lavora assomiglia molto all’uomo come reattività al dolore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.orthopedika.it/" target="_blank">ORTHOPEDIKA.it</a></p>
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		<title>Presentata la Fondazione Medicina a Misura di Donna, presieduta dalla Prof.ssa Chiara Benedetto</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Top news]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’ambiente di cura può ridurre il peso della malattia e accelerare i tempi di guarigione. I nostri ospedali devono essere luoghi di accoglienza, che rispondano ai desideri e alle aspettative delle donne e che garantiscano la massima sicurezza alle pazienti”. Su questa idea nasce la Fondazione Medicina a Misura di Donna che si è presentata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/fondazionemedicina.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1623" title="fondazionemedicina" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/fondazionemedicina.jpg" alt="" width="404" height="288" /></a></p>
<p>“L’ambiente di cura può ridurre il peso della malattia e accelerare i tempi di guarigione. I nostri<br />
ospedali devono essere luoghi di accoglienza, che rispondano ai desideri e alle aspettative delle<br />
donne e che garantiscano la massima sicurezza alle pazienti”. Su questa idea nasce la Fondazione<br />
Medicina a Misura di Donna che si è presentata, in un incontro aperto alle istituzioni e al<br />
pubblico, quest’oggi mercoledì 15 febbraio alle ore 11 nell’Aula Dellepiane dell&#8217;Ospedale S.<br />
Anna, (Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche e Ostetriche, Via Ventimiglia 3 a<br />
Torino.)<br />
La Fondazione Medicina a Misura di Donna, presieduta dalla Prof.ssa Chiara Benedetto,<br />
direttore del Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche e Ostetriche al S. Anna, si è<br />
costituita su iniziativa di un gruppo di persone consapevoli dell’importanza della salute delle donne<br />
e della necessità della cooperazione dei privati con le istituzioni, per il miglioramento della sanità<br />
pubblica, a partire dalle strutture ospedaliere.<br />
Ce lo spiega Chiara Benedetto, eletta di recente Presidente dello European Board &amp; College of<br />
Obstetrics and Gynaecology, Organismo Europeo che rappresenta gli specialisti afferenti alle<br />
Società Nazionali di Ginecologia e Ostetricia Europee e che ha come obiettivo quello di migliorare<br />
la salute delle donne e dei loro bambini, cercando di raggiungere i più alti standard possibili di<br />
assistenza e di formazione in Ginecologia e Ostetricia in Europa.<br />
“La salute delle donne non è un problema esclusivamente femminile, ma una questione centrale per<br />
la società nel suo insieme, un bene comune. In un momento in cui la spesa pubblica, anche quella<br />
per la sanità, subisce ridimensionamenti, crediamo importante e doveroso dare un contributo:<br />
lavorare al fianco delle istituzioni per far sì che i luoghi di cura siano sempre più rispondenti ai<br />
desideri e alle aspettative delle donne e sempre più sicuri per le pazienti.<br />
Abbiamo già sensibilizzato e coinvolto professionisti e imprese che ci hanno aiutato a ideare<br />
interventi finalizzati a rendere le strutture sanitarie dei luoghi a misura di donna. Idee e progetti<br />
che abbiamo realizzato e stiamo realizzando grazie al contribuito economico di tanti privati che,<br />
come noi, credono nell’importanza di questo cammino”.<br />
La Fondazione Medicina a Misura di Donna, il cui logo, ideato dalla InTesta e donato da<br />
Antonella e Delfina Testa, vuole simboleggiare il percorso di ricerca dedicato alle donne, sta<br />
muovendo i suoi primi importanti passi all’Ospedale Sant’Anna di Torino dove, all’interno del<br />
Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche e Ostetriche, è ospitata la sua sede<br />
operativa. L&#8217;Ospedale Sant&#8217;Anna è Centro di riferimento nazionale per lo studio e la cura dei tumori femminili,<br />
l’uroginecologia, le tecniche di fecondazione assistita e il trattamento delle patologie della madre e<br />
del feto. Per di più il Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche e Ostetriche fa parte<br />
di un network internazionale per la formazione chirurgica ginecologica con alte tecnologie. Resta<br />
però ancora molta strada da fare per mantenere elevati livelli di eccellenza anche negli ambienti di<br />
cura. Di qui la consapevolezza di quanto sia importante coniugare il progresso tecnologico con il<br />
miglioramento dell’ambiente che favorisce la relazione medico-paziente e incide profondamente nel<br />
percorso di cura, come dimostrato da numerose e qualificate ricerche scientifiche.<br />
Di concerto con l’Ospedale, la Fondazione ha dato corso a una ricerca svolta da Creativity, istituto<br />
specializzato, per comprendere pienamente le attese di coloro che lo animano, coinvolgendo<br />
quindi le pazienti e le loro famiglie, i medici, le ostetriche, gli infermieri e gli studenti. I risultati<br />
hanno confermato l’urgenza dell’azione e hanno fornito preziose indicazioni sulle priorità di<br />
trasformare una struttura percepita grigia, fredda, forse distante, in un luogo accogliente per le<br />
pazienti e le loro famiglie.<br />
Ecco perché, d’intesa con l’Azienda Sanitaria e l’Università, il primo passo sarà un intervento<br />
architettonico ambientale nell’ingresso storico, di Via Ventimiglia 3, che sarà realizzato entro il<br />
2012. Il progetto è ideato e donato dall’architetto Stefano Pujatti dello Studio ELASTICOSPA,<br />
che ha aderito agli obiettivi della Fondazione: un benvenuto che cambierà la percezione e faciliterà<br />
l’orientamento.<br />
L&#8217;intervento prevede un investimento di circa 150mila euro. La Fondazione intende inoltre<br />
cooperare con la struttura ospedaliera per l’adeguamento dello spazio alle norme di sicurezza<br />
antincendio a suo carico (installazione porte REI ’90, ulteriore costo previsto circa 100 mila euro).<br />
La Fondazione, nell’ambito degli studi avviati nel suo primo anno di vita, ha preso inoltre in esame<br />
con altri professionisti ulteriori interventi. Lo studio Ing. Arch. Carlo Bongiovanni e Laura<br />
Bongiovanni ha prodotto un progetto di fattibilità per i necessari interventi esterni dell’edificio, sia<br />
in termini di recupero del bene, sia in termini di isolamento termoacustico al fine del risparmio<br />
energetico e dell’ottimizzazione dell’eco-sostenibilità.<br />
Lo studio Orizzonti Verdi della dott.ssa Marta Chiara Vitale Brovarone, paesaggista, ha<br />
realizzato un progetto per le aree verdi prospicienti l’ingresso e per l’interno.<br />
La Fondazione mette a disposizione dell’Università di Torino, dell’Azienda Sanitaria e degli enti<br />
locali, gli studi di fattibilità realizzati.<br />
Altra peculiarità della Fondazione è la cooperazione, fin dagli esordi, con le istituzioni culturali<br />
eccellenti del territorio, che hanno accolto l&#8217;invito a realizzare progetti sociali nell&#8217;Ospedale:<br />
l&#8217;Accademia Albertina delle Belle Arti con i suoi studenti e neo-laureati, la Filarmonica del &#8217;900<br />
del Teatro Regio di Torino, il Dipartimento educazione del Castello di Rivoli Museo di Arte<br />
Contemporanea. Una &#8220;nuova musica&#8221; per l&#8217;Ospedale.</p>
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		<title>Al Galliera certificato il primo percorso diagnostico terapeutico della tirode</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina e chirurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Percorso diagnostico terapeutico operativo presso il Centro Multidisciplinare della Tiroide dell&#8217;Ospedale Galliera è il primo in Italia ad aver ottenuto la certificazione RINA ISO 9001:2008 per “la progettazione ed erogazione dei servizi sanitari di diagnosi e cura in regime di ricovero ordinario, di urgenza, di Day Hospital, Ambulatoriale e di Day Service per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/Noduli-tiroide.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1620" title="Noduli-tiroide" src="http://www.gosalute.it/wp-content/uploads/2012/02/Noduli-tiroide-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Il Percorso diagnostico terapeutico operativo presso il Centro Multidisciplinare della Tiroide dell&#8217;Ospedale Galliera è il primo in Italia ad aver ottenuto la certificazione RINA ISO 9001:2008 per “</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><em>la progettazione ed erogazione dei servizi sanitari di diagnosi e cura in regime di ricovero ordinario, di urgenza, di Day Hospital, Ambulatoriale e di Day Service per le patologie tiroidee e per l&#8217;erogazione di servizi di supporto sanitario tecnico e amministrativo</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">”.</span></span><span style="font-size: small;">Si tratta- spiega Anselmo Arlandini, Coordinatore del Centro della Tiroide del Galliera di Genova &#8211; di una certificazione conferita per la prima volta sul territorio nazionale ad un centro multidisciplinare che si occupa di patologia tiroidea. La nostra organizzazione garantisce a tutti i pazienti un percorso diagnostico-terapeutico completo e il più rapido possibile, avvalendosi – e qui sta la forza &#8211; di una serie di passaggi che abbiamo consolidato ormai negli anni con la collaborazione di un pool di specialisti composto dalle strutture di Medicina Nucleare, Endocrinologia, Chirurgia Endocrina, Anatomia Patologica, Laboratorio Analisi e Genetica Medica&gt;.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Presso il Centro di eccellenza del Galliera, dove peraltro vengono applicate le linee guida internazionali relative alla patologia tiroidea, i pazienti sono al centro di un iter guidato e personalizzato che a seconda dei casi prevede l&#8217;applicazione di tutti gli esami diagnostici necessari (dalla visita medica, ai dosaggi ormonali, all&#8217;ecografia, alla scintigrafia, all&#8217;agoaspirato eco-guidato per la diagnosi citologica dei noduli tiroidei, agli esami PET-TC e alla visita chirurgica). Inoltre, una volta terminata la fase diagnostica, esiste la possibilità di poter usufruire dell&#8217;intera gamma di protocolli terapeutici previsti per la cura della patologia: dalla terapia medica, a quella radiometabolica ambulatoriale e in regime di ricovero protetto, alla terapia chirurgica, alla terapia chirurgica radioguidata, fino ad arrivare alla terapia chirurgica mini-invasiva.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">&lt;Inoltre – conclude Arlandini – I pazienti che afferiscono al Centro possono, dopo la fase diagnostico-terapeutica essere seguiti in follow-up a tempo indeterminato presso gli ambulatori del Centro stesso. In particolare, i pazienti affetti da cancro della tiroide sono seguiti presso l’ambulatorio di Medicina Nucleare del Galliera. Struttura che da decenni rappresenta il centro di riferimento regionale per questo tipo di neoplasie, non solo perché dotata, fin dagli anni ’60, di camere di degenza protetta per la terapia radiometabolica, ma anche e soprattutto per l’esperienza clinica maturata attraverso l’attività diagnostica e la cura di migliaia di casi&gt;. E, nell&#8217;ambito dell&#8217;oncologia tiroidea, si colloca l&#8217;importante collaborazione con l&#8217;Ospedale pediatrico Gaslini di Genova.</span></span></p>
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