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Ema: l’analisi, ecco perché trasloco dovrebbe preoccupare tutti da Ue a Gb

Milano, 9 feb. (AdnKronos Salute) – “La ‘salute’ dell’Agenzia del farmaco Ema è vitale per quella di tutti i cittadini europei”. Quindi “i politici britannici dovrebbero smettere di minimizzare le perdite e le loro controparti europee dovrebbero collaborare per ridurre al minimo eventuali interruzioni” legate al processo di trasferimento verso la nuova sede scelta per l’era post Brexit. E’ il monito che risuona oggi in un editoriale pubblicato sulla rivista ‘New Scientist’, che offre un’analisi del perché, a detta degli osservatori, il trasloco dell’ente dovrebbe “preoccupare tutti”, dall’Ue alla Gran Bretagna stessa.

Molte cose possono andare storte quando si trasloca, si fa notare nel servizio che fa il punto sulla situazione, mentre manca poco più di un anno all’appuntamento con la Brexit e l’Ema si prepara a lasciare Londra per il nuovo quartier generale. “Non si preannuncia un passaggio tranquillo – avvertono gli analisti – e questo è un problema per tutti in Europa, Regno Unito compreso. A novembre Amsterdam ha avuto la meglio nella competizione per ospitare l’Agenzia, uno degli enti più prestigiosi dell’Ue che impiega 900 dipendenti e ospita regolarmente centinaia di scienziati. Ma la settimana scorsa il direttore esecutivo Guido Rasi ha rivelato un nodo che complica il percorso e cioè che la nuova base nei Paesi Bassi non sarebbe stata pronta in tempo”.

Sarà necessario un doppio trasloco: il primo in una sistemazione temporanea e il secondo nell’edificio che sarà costruito su misura. Questo potrebbe colpire la capacità d’azione dell’agenzia, aveva affermato il numero uno di Ema, come si ricorda nell’articolo. Da qui l’avvio da parte di Milano, che ha visto sfumare al sorteggio la possibilità di ospitare l’Ema, di un’azione legale per ottenere la revisione della decisione europea di trasferire l’autorità ad Amsterdam. “Tutto ciò esaspera quella che è già una situazione insostenibile per la ricerca medica e farmaceutica europea”, rilevano però gli esperti.

L’Ema controlla la sicurezza dei farmaci che entrano nel mercato europeo e raccomanda o si oppone alla loro autorizzazione. Oltre a questi compiti fondamentali, monitora le reazioni avverse ai medicinali, definisce gli standard industriali e si esprime sulla validità dei nuovi candidati farmaci. Molti progetti di ricerca dispendiosi in termini di tempo e costosi proseguono solo con la ‘luce verde’ dell’Agenzia, si evidenzia nell’editoriale.

“Ci sarà sempre qualche sconvolgimento”, incalza l’autore ricordando che “un piano di emergenza elaborato dall’Ema dimostra che, anche nello scenario migliore, l’ente manterrebbe solo circa l’80% dello staff attualmente operativo a Londra dopo il trasferimento. Questo richiederà la cessazione temporanea di mansioni, compresa l’attività di coinvolgimento dei pazienti, i progetti mirati a migliorare i farmaci per alcune sottocategorie come gli anziani e la trasparenza. Maggiore è la perdita di personale, maggiore sarà il numero di servizi interessati. Se si manterrà solo il 50% del personale, i servizi di consulenza scientifica cesseranno fino a quando le expertise perse potranno essere sostituite”.

Ma quello che fanno notare di più gli analisti è che “le grida di aiuto dell’Agenzia sono in gran parte cadute nel vuoto. Invece di offrire ulteriori esperti, i governi nazionali si stanno concentrando sul personale dell’Ema riluttante a trasferirsi ad Amsterdam”.

E mentre questi scenari sembrano negativi per l’Ue, “sono anche peggiori per il Regno Unito – si evidenzia – Senza un accordo post Brexit con l’Agenzia, i ricercatori medici britannici non saprebbero se i loro farmaci possono ottenere l’approvazione sui mercati europei. Perderanno la guida scientifica fornita dall’Agenzia e le sue conoscenze sullo sviluppo internazionale di medicinali. La Bioindustry Association, gruppo britannico che rappresenta gli interessi delle aziende farmaceutiche, ha ripetutamente invitato il governo del Paese a mantenere tutte le autorizzazioni accordate dall’Agenzia prima della Brexit e a lavorare successivamente su un accordo di cooperazione per i farmaci britannici”.

C’è anche un altro dato: circa il 7% dello staff Ema è britannico e perderà il lavoro dopo la Brexit. “Queste persone – si annota nel servizio – sono un collegamento cruciale tra l’authority e le aziende, gli scienziati e i politici del Regno Unito, che verrà perso. Ma invece di precipitarsi in aiuto dell’Agenzia, i politici ne hanno fatto una pedina dei propri giochi. Questo è terribile per la scienza medica. L’Europa, e questo include il Regno Unito, ha alcune delle ricerche farmaceutiche più competitive e di alta qualità nel mondo. Il lavoro dell’Ema è fondamentale per far sì che tutto ciò continui”.

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