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Chirurgia robotica, ad Amsterdam l’Aoup ha fatto scuola su avanzamento tecnologico e sostenibilità

aoup.pgAl 29th meeting annuale dell’Eacts-European association for cardio-thoracic surgery svoltosi recentemente ad Amsterdam l’Aoup ha avuto un ruolo di primo piano con due presentazioni molto apprezzate sulla chirurgia robotica come ultima frontiera della chirurgia mini-invasiva e sulla sostenibilità dei costi di gestione. La prima relazione, tenuta da Franca Melfi, direttore del Centro multidisciplinare di Chirurgia robotica dell’Aoup, ha illustrato l’avanzamento tecnologico del sistema robotico con l’acquisizione, a Pisa, dell’ultima versione della macchina (“Da Vinci Xi”) che consente un ulteriore  affinamento delle procedure chirurgiche, in particolare nel trattamento del tumore del polmone, con risultati ottimali (oltre il 90% della percentuale di sopravvivenza a 5 anni per gli stadi iniziali) e della patologia del timo. Il direttore amministrativo dell’Aoup, Carlo Milli, ha invece illustrato la “ricetta pisana” per la sostenibilità, sia in termini economici che sociali, dell’innovazione. In una fase particolarmente delicata per la sanità, a livello sia nazionale che internazionale, l’uso di tecnologie avanzate è sostenibile solo attraverso l’adozione di nuovi modelli organizzativi. Il Centro multidisciplinare di chirurgia robotica dell’AOUP ne è un chiaro esempio, avendo da tempo adottato un modello basato su principi cardine quali gli alti volumi, l’alta complessità e la standardizzazione delle procedure che, unitamente all’adozione di  nuovi strumenti di misurazione delle performance, hanno consentito recuperi di efficienza fondamentali per la sostenibilità degli investimenti fatti.

Il Centro multidisciplinare di Chirurgia robotica dell’Aoup è in particolare l’unico, a livello internazionale, ad aver fin da subito puntato sulla multidisciplinarità come elemento imprescindibile per consentire l’integrazione tra i professionisti di ospedali diversi, precorrendo in questo i tempi delle attuali linee di indirizzo regionali. La standardizzazione delle procedure ha consentito poi l’ottimizzazione della produzione, il contenimento e, in alcuni casi, la riduzione dei costi di gestione ma fondamentale, in questo processo, è stata anche l’elevata padronanza degli operatori nell’uso della macchina, essendo l’ospedale di Pisa uno dei primi tre in Italia ad aver acquistato il primo robot nel lontano 2001. Da allora sono state acquisite le versioni più avanzate fino all’ultima, il “Da Vinci Xi” che, fra le varie caratteristiche, vanta quella della compatibilità con molti tipi di interventi mini-invasivi grazie all’ampia dotazione di endoscopi. Il sistema riduce inoltre i tempi di preparazione pre-intervento grazie alla possibilità di preselezionare automaticamente il posizionamento dei bracci operatori, con risoluzioni visive che consentono anche la sezione di microvasi.

Proprio in virtù di queste specifiche tecniche e della lunga esperienza in campo formativo maturata dagli operatori del Centro – sia medici che infermieri che, negli anni, hanno istruito colleghi in tutta Europa – la casa madre produttrice del sistema robotico ha individuato in Pisa la sede europea per la ricerca sull’interazione della macchina con il tavolo operatorio e per l’addestramento clinico. E sempre Pisa è attualmente il primo centro in Europa ad aver usato le suturatrici robotiche per la . Al termine delle relazioni hanno richiesto di condividere l’esperienza pisana numerosi colleghi di altri Paesi ed, in particolare, quelli dell’ospedale di Greenville (South Carolina), uno dei centri di formazione più prestigiosi per l’addestramento di chirurgia robotica in ambito cardiochirurgico (gruppo R. Chitwood) e quelli dell’ospedale universitario Charité di Berlino, considerato uno dei più importanti a livello europeo (edm).

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