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Aids: Simit a Grillo, intervenire con fermezza contro negazionismo Hiv

Roma, 21 giu. (AdnKronos Salute) – “E’ opportuno che gli Ordini professionali vigilino e se necessario intervengano, ribadendo chiaramente la condanna del negazionismo sull’Hiv e perseguendo chi lo fomenta”. E’ l’appello che gli specialisti della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) rivolgono al ministro della Salute Giulia Grillo, alla luce della “persistenza di posizioni negazioniste su Hiv/Aids”, tornate alla ribalta dopo la recente vicenda dell’autotrasportatore di Ancona sieropositivo, arrestato con l’accusa di lesioni colpose gravissime per aver avuto rapporti sessuali non protetti con un elevato numero di partner.

Gli infettivologi italiani, in una lettera indirizzata alla titolare del dicastero di Lungotevere Ripa, chiedono di essere considerati “al servizio di qualsiasi iniziativa volesse intraprendere su questo tema nelle sedi istituzionali e attraverso i mezzi di comunicazione. E’ intollerabile – ribadiscono – che posizioni negazioniste possano essere diffuse e propagandate da laureati in medicina iscritti all’Ordine, in aperta violazione del codice deontologico professionale e in spregio dell’evidenza scientifica e di chi per questa malattia ha sofferto ed è morto”.

“L’emergere di nuovi casi di ‘negazionisti attivi’ – osservano gli infettivologi – finisce per estendere lo stigma e il sospetto nei confronti delle persone che vivono con Hiv/Aids, accentuando il loro disagio. Tenuto conto che, sulla base di robuste evidenze scientifiche, una persona con viremia azzerata in seguito alla corretta e stabile assunzione delle terapie non è più in grado di trasmettere l’infezione, l’accentuazione dello stigma che deriva da questi fatti aggiunge danno a ingiustizia”.

Gli esperti della Simit evidenziano come “senza gli straordinari progressi scientifici in campo diagnostico e terapeutico, il tributo di morte che Hiv/Aids avrebbe continuato ad esigere, sarebbe stato vicino al 100% delle persone infettate in un arco temporale compreso tra pochi mesi e 15-20 anni dal momento dell’infezione. La disponibilità di una diagnostica rapida e affidabile e di terapie estremamente efficaci, ben tollerate e largamente accessibili, almeno in Italia – ricordano – ha ribaltato la situazione”.

“Negare la validità di tutto ciò fornisce a soggetti particolarmente fragili o irresponsabili un appiglio per giustificare comportamenti inammissibili o per rifiutare le necessarie terapie, causando grave danno a se stessi e agli altri, per il permanere del loro stato viremico e della possibilità conseguente di trasmettere l’infezione mediante rapporti sessuali”, concludono gli infettivologi.

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